Venezuela, cosa può perdere la Russia con la fine di Maduro

di Redazione blitz
Pubblicato il 8 febbraio 2019 6:55 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2019 6:42
putin maduro

Cosa può perdere la Russia con la fine di Maduro in Venezuela

ROMA – La Russia sembra stia perdendo fiducia sulla possibilità che il presidente venezuelano Nicolas Maduro possa uscire vittorioso dalla crisi politica che attanaglia il paese. Secondo alcune fonti del Cremlino, Mosca appoggia ancora pubblicamente il regime di Maduro ma “riconosce che lo stato disastroso dell’economia venezuelana sta inesorabilmente assottigliando ciò che rimane del sostegno da parte dell’opinione pubblica”.

Le fonti anonime hanno inoltre sottolineato che l’esercito, una parte del quale è attualmente dispiegato per bloccare una spedizione di aiuti in cibo e medicinali proveniente dalla Colombia, sarà riluttante a continuare la repressione sui connazionali venezuelani.

“Il tempo non è dalla parte di Maduro”, ha detto Vladimir Dzhabarov, primo vicepresidente della commissione per gli affari internazionali nella camera alta del parlamento russo, parlando al Moscow Times.

“In una situazione di peggioramento della crisi economica, la società potrebbe ribellarsi nei suoi confronti”. 

Il convinto appoggio di Mosca a Maduro in parte è dovuto al fatto che il suo regime è pesantemente debitore nei confronti del governo russo, e il timore è che se dovesse crollare non rientrerebbe di un centesimo. 

Sembra che la Russia abbia immesso in Venezuela oltre 10 miliardi di dollari attraverso prestiti e investimenti.

La compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA sta rimborsando un debito russo di 2,3 miliardi di dollari tramite le forniture di petrolio; lunedì scorso ha annunciato che sarà in grado di pagare, definendo “temporanea” la situazione attuale del paese.

Per quanto riguarda il blocco dell’aiuto umanitario dalla Colombia, Maduro sostiene che sia precursore di un’invasione guidata dagli Stati Uniti e ha difeso la sua decisione dicendo che “nessuno entrerà, nessun soldato invasore”.

Il leader dell’opposizione Juan Guaidò, riconosciuto come presidente ad interim dall’Occidente e dagli Stati Uniti, sostiene che bloccando gli aiuti potrebbero morire non meno di 300.000 persone.  

L’Assemblea nazionale guidata da Guaidò, ha avvertito l’esercito che bloccare gli aiuti significherebbe attraversare una “linea rossa”.

“C’è un limite e farmaci, cibo, forniture mediche sono quel limite” ha detto il legislatore Miguel Pizarro in un messaggio ai militari.

Per bloccare l’accesso al ponte di Tienditas, che collega Cucuta, Colombia, a Urena, in Venezuela, l’esercito venezuelano ha usato un camion cisterna e un enorme container.

Maduro, 56 anni, ha ripetutamente accusato gli Stati Uniti di fomentare un colpo di stato. Il blocco di cibo, medicine e beni necessari a centinaia di migliaia di venezuelani affamati è arrivato mentre venivano scoperte delle armi in un carico che il governo sostiene essere stato inviato dalla Florida.

Le armi, tra cui 19 fucili e munizioni, sono state scoperte nell’aeroporto di Valencia, dopo essere state trasportate su un Airbus arrivato domenica scorsa, come scritto su Twitter dal ministero dell’Interno, ma non è noto chi fosse il destinatario.

Guaidò sta cercando di costringere Maduro a lasciare il potere, istituire un governo di transizione e indire nuove elezioni presidenziali.