Vertice Nato tra jihad e Ucraina. “Se Baghdad chiede aiuto ci siamo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 8:44 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 13:39
Vertice Nato tra jihad e Ucraina. Obama e Cameron dettano la linea dura

Il presidente americano, Barack Obama (Foto Lapresse)

LONDRA – Stato Islamico in Iraq e Siria e guerra in Ucraina orientale: sono queste le questioni, entrambe spinosissime, sul tavolo dei leader dei Paesi Nato che si sono riuniti a Newport, in Galles (Regno Unito). Sul fronte Iraq gli Alleati sono compatti: “La Nato al momento non ha ricevuto alcuna richiesta di impegno” in Iraq, ma “sono sicuro che se il governo iracheno presentasse una richiesta di assistenza della Nato, gli alleati la valuterebbero seriamente”, ha detto il segretario generale Anders Fogh Rassmussen, che ha avuto parole dure nei confronti della Russia: “Sta attaccando l’Ucraina. Le misure per rafforzare la capacità di risposta della Nato rispettano il Trattato Nato-Russia” ed “è chiaro a tutti che è la Russia ad averne violato i fondamenti”.

A dettare la linea dura ai membri del Patto Atlantico sono stati il presidente americano, Barack Obama, e il premier britannico, David Cameron, che chiedono una presenza permanente in Europa orientale composta da forze speciali terrestri, aeree e marittime, ed un aumento delle spese militare da parte di tutti i Paesi Nato, spesso inferiori al 2% del Pil previsto dal Patto.

“La Russia ha violato le regole con la sua annessione illegale e autoproclamata della Crimea e con l’invio di truppe sul suolo ucraino minacciando e minando le fondamenta di uno Stato sovrano”,

scrivono i due leader in un annuncio a pagamento sul Times.

“Con la Russia che tenta di forzare uno Stato sovrano ad abbandonare il suo diritto alla democrazia e che decide il suo avvenire con le armi, dovremo sostenere il diritto dell’Ucraina a decidere del suo proprio avvenire democratico e proseguire nei nostri sforzi per rafforzare i mezzi dell’Ucraina”.

A Newport arriverà anche il presidente ucraino, Petro Poroshenko, per un incontro a sei con i leader di Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia prima dell’apertura del vertice Nato.

Mercoledì 3 settembre si era aperto uno spiraglio per la crisi in Ucraina. Dopo una telefonata con il suo omologo russo, Vladimir Putin, il presidente ucraino ha annunciato un accordo per una tregua nell’est dell’Ucraina. Annuncio non smentito da Mosca, ma ridimensionato, con il Cremlino che sottolineava di non essere parte diretta nel conflitto ma allo stesso tempo dettava le condizioni per un cessate il fuoco. 

Putin ha chiesto a Kiev il ritiro delle truppe ucraine dal sud-est, lo stop alle azioni militari dei ribelli, l’esclusione dell’uso dell’aviazione contro i civili, il pieno e oggettivo controllo internazionale del cessate del fuoco, uno scambio di prigionieri e la creazione di un corridoio umanitario.

Da Tallin, dove è stato in visita per rassicurare i Paesi baltici da eventuali minacce russe, Obama ha avvertito Mosca:  “Non si ridisegnano i confini con la pistola”, ha detto, ma si è dichiarato favorevole a un accordo politico.

A Parigi il presidente Francois Hollande ha deciso di sospendere la consegna della prima delle due navi da guerra Mistral alla Russia.

A Kiev il premier Arseny Yatseniuk ha definito la Russia uno “Stato terrorista e aggressore” e auspicato la costruzione di un “muro” tra i due Paesi per proteggere la frontiera dal pericolo di infiltrazioni e di contrabbando di armi. Il premier ucraino ha accusato Putin di aver proposto una tregua solo per “congelare” ed “evitare” le sanzioni occidentali”.

Proprio in questi giorni la Commissione Europea ha varato nuove sanzioni contro la Russia. Le misure dovranno essere approvate dai Paesi membri dell’Ue e riguardano gli stessi settori delle sanzioni varate il 31 luglio scorso: mercati finanziari, forniture militari, beni ad uso sia civile sia militare, tecnologie ‘sensibili’ (soprattutto nel campo energetico).