Wikileaks. L’Australia accusa gli Usa: “La fuga di notizie è colpa loro”. Gli States vogliono Assange in custodia

Pubblicato il 8 Dicembre 2010 10:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2010 11:53

Il governo australiano, accusa gli Stati Uniti di essere responsabili della fuga di notizie di Wikileaks, e non “il signor Assange”. “I responsabili sono gli Stati Uniti”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Kevin Rudd. E’ una protesta ufficiale e perentoria fondata su un presupposto incontestabile: Assange ha reso pubbliche informazioni trafugate e messe in circolazione da Bradley Manning, peraltro già in carcere. La presa di posizione australiana è in linea con la tradizione anglosassone (comune agli Stati Uniti), che garantisce in maniera quasi assoluta il “free speech” (libertà di parola) e che rischia di essere gravemente colpito dalle pretese di condanna americane.

La fuga di notizie solleva questioni sull’adeguatezza della sicurezza Usa sui cablogrammi, ha detto Rudd. ”Il signor Assange non è responsabile della diffusione non autorizzata di 250 mila documenti dalla rete Usa di comunicazioni diplomatiche. I responsabili sono gli Stati Uniti”, ha aggiunto. Il ministro degli esteri australiano ha assicurato che qualsiasi azione legale intrapresa in Australia contro Assange non sara’ guidata da motivazioni politiche.

”Siamo una nazione fondata sulla legge e come tale dobbiamo aspettare i rapporti della polizia federale australiana…le decisioni saranno prese dai tribunali australiani.. Queste sono decisioni legali e giudiziarie, non politiche, e cosi’ dovrebbe essere in qualsiasi altro Paese”.

Gli Usa, scrive il quotidiano Independent citando fonti diplomatiche, hanno comunque avviato discussioni informali con la Svezia sulla possibilità di consegnare il fondatore di Wikileaks alla giustizia americana, mentre il ministero della Giustizia Usa valuta se incriminare Assange per spionaggio. Martedì, mentre il fondatore di Wikileaks veniva preso in consegna da Scotland Yard, il suo avvocato Mark Stephens prospettava il rischio di “forze occulte in azione 2” nel caso in cui il suo cliente sia estradato in Svezia. Dalla Svezia è comunque arrivata la smentita sulla richiesta avanzata dagli Usa.

IL FIGLIO: “TRATTAMENTO APOLITICO” Daniel Assange, il figlio del fondatore di Wikileaks ha chiesto per suo padre – attualmente agli arresti a Londra – un trattamento equo e ”apolitico”, con la speranza che il suo arresto non sia che una ”tappa verso l’estradizione negli Stati Uniti”. Il giovane 20enne, che vive a Melbourne e sviluppa software, ha detto di non essere in contatto con il padre da diversi anni, ma ha chiesto comunque per lui un trattamento giusto. ”Facciamo del nostro meglio per fare in modo che mio padre sia trattato in maniera equa e apolitica”, ha scritto su Twitter, sotto il nickname di somnidea.