Wikileaks, Israele cercò di coordinare con l’Anp l’operazione “piombo fuso” su Gaza

Pubblicato il 29 Novembre 2010 8:46 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2010 9:50

il ministro della Difesa israeliana, Ehud Barak

Nel maggio 2009 il ministro israeliano della difesa Ehud Barak rivelò a membri del Senato e del Congresso americano che, nella imminenza della Operazione Piombo Fuso contro Hamas a Gaza, Israele cercò invano di coordinare le posizioni con Egitto ed Anp. Lo si legge in un documento pubblicato da Wikileaks, inoltrato 2 giugno 2009 dalla ambasciata degli Stati Uniti a Tel Aviv.

Secondo il documento, Barak disse a quegli esponenti che prima di Piombo Fuso il governo israeliano chiese ad Egitto e all’Anp ”se sarebbero stati disposti ad assumere il controllo a Gaza una volta che l’esercito israeliano avesse sconfitto Hamas”. ”In maniera non sorprendente – aggiunse Barak – Israele ricevette risposte negative da entrambi”.

In quell’incontro Barak osservò che l’Anp di Abu Mazen era ”debole e priva di fiducia in se stessa”, anche se in Cisgiordania – ammise – le forze dell’Anp addestrate dal generale Keith Dayton (Usa) stavano facendo un lavoro ”impressionante”.

La stampa israeliana: “Sull’Iran avevamo ragione noi”. Ma complessivamente sono relativamente poche le sorprese emerse finora dalle rivelazioni di Wikileaks sui documenti del Dipartimento di Stato, ed Israele non ha subito contraccolpi di rilievo. Questi, in sintesi, i giudizi dei commentatori israeliani sulla stampa odierna.

”Da quanto ci è stato propinato ieri, 28 novembre, con il cucchiaino dalla miniera di materiale – scrive un analista di Haaretz, Amir Oren – ci sono molti dettagli nuovi, ma non un cambiamento del quadro generale”.

Dall’analisi dei documenti, Oren conclude che gli incontri riservati fra i diplomatici israeliani e i loro colleghi americani ”sono come una conferenza stampa”, mentre i segreti veri vengono a quanto pare discussi altrove.

Analoga la sensazione di un commentatore del filogovernativo Israel ha-Yom, Dan Margalit, secondo cui ”Israele è uscito asciutto” dal diluvio delle rivelazioni, anche se non è da escludersi che documenti imbarazzanti emergano in un secondo tempo.

Il più compiaciuto fra i commentatori sembra essere Sever Flotzker, su Yediot Ahronot, secondo cui ”se il sito Wikileaks non esistesse, Israele avrebbe dovuto inventarlo”. Dall’esame dei documenti, Flotzker giunge alla conclusione che la ”minaccia iraniana” non è affatto ”una paranoia tutta israeliana” ma anzi è un incubo ”che toglie il sonno dai leader del mondo libero, da Riad a Mosca”. ”E’ dubbio – conclude – che la politica estera e di sicurezza di Israele abbia avuto negli ultimi anni un sostegno obiettivo così significativo come quello giunto la scorsa notte, almeno per la questione iraniana”.

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