Wikileaks: la Germania ha chiesto agli Usa un ultimatum a Israele sulle colonie

Pubblicato il 1 Dicembre 2010 13:57 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2010 14:22

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Nel novembre del 2009 la Germania, considerata da Israele uno degli alleati più fidati in Europa, suggerì agli Stati Uniti di imporre un vero e proprio ultimatum al governo di Benjamin Netanyahu sul congelamento delle attività edilizie nelle colonie. Lo rivela uno dei documenti riservati americani fatti filtrare da Wikileaks, i cui contenuti sono ripresi oggi con evidenza da Haaretz online.

Il documento fa emergere a sorpresa un atteggiamento della leadership tedesca più fermo sull’argomento rispetto a quello dell’amministrazione Obama. Protagonista è il consigliere per la sicurezza nazionale della cancelliera Angela Merkel che, rivolgendosi a interlocutori Usa, invita Washington a premere con maggiore determinazione su Netanyahu e a far balenare il ritiro del veto americano in sede Onu sulla condanna d’Israele ispirata dall’allora recente rapporto Goldstone sull’offensiva militare ‘Piombo Fuso’ nella Striscia di Gaza.

L’esponente tedesco nota che senza una moratoria negli insediamenti il rilancio del negoziato con i palestinesi resterebbe illusorio e sottolinea che il presidente dell’Anp, Abu Mazen, commetterebbe ”un suicidio” se accettasse di trattare con un governo che ”notifica ordini di demolizione di case di palestinesi a Gerusalemme est”.

Dalle carte si evince peraltro che l’amministrazione americana respinge l’idea dell’ultimatum come ”controproducente”, pur concordando sulla necessità d’accentuare le pressioni. La comunicazione anticipa in effetti di pochi giorni un primo ‘cedimento’ del premier israeliano, con l’annuncio di una moratoria edilizia parziale di 10 mesi, limitata agli insediamenti della Cisgiordania. La questione, tornata d’attualità dopo la scadenza di quel provvedimento e il nuovo stop ai negoziati, continua a generare tensioni anche adesso.

L’ipotesi di una proroga della moratoria di almeno tre mesi, evocata il mese scorso dagli Usa in cambio di aiuti e garanzie a Israele, resta per ora sospesa nonostante lo spiraglio aperto negli ultimi giorni da Netanyahu. Mentre, fra gli oppositori israeliani a qualsiasi idea di proroga, continua a farsi sentire il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman (Israel Beitenu, estrema destra): il quale, oggi stesso, ha ribadito la sua linea dura, aggiungendo che a proprio giudizio ”la parola ‘congelamento’ dovrebbe sparire dal vocabolario” della lingua ebraica.

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