Wikileaks, Iran spiata dagli Usa con una rete di osservatori nei paesi vicini

Pubblicato il 12 Dicembre 2010 8:19 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2010 8:23

Mahmoud Ahmadinejad

Gli Stati Uniti, per compensare la mancanza di contatti diretti con l’Iran, hanno creato una rete di ”osservatori” nei paesi vicini e un ”ufficio regionale” con base a Dubai per raccogliere informazioni sulla Repubblica Islamica.

Lo rivelano dispacci resi noti da Wikileaks e citati dal quotidiano spagnolo El Pais. Nel 2006, spiega il quotidiano,  l’amministrazione Bush creo’ l”Ufficio regionale per l’Iran presso il consolato di Dubai seguendo il modello creato all’ambasciata di Riga negli anni ’20 per osservare l’Unione Sovietica.

Il quotidiano cita quindi i contenuti di un messaggio inviato all’indomani delle controverse elezioni presidenziali del 12 giugno 2009 in Iran che portarono alla conferma di Mahmud Ahmadinejad, in cui il direttore dell”Ufficio regionale’, Ramin Asgad, informa dell”’esplosione di grandi proteste a Teheran” e anticipa che ”continueranno”.

A suo avviso, inoltre, il monopolio della forza da parte del regime ”probabilmente finirà per imbavagliare la gran parte del dissenso”. Nota tuttavia che ”dato l’alto numero delle figure politiche di rilievo che sono state irritate da queste elezioni, potrebbe innescarsi una crisi su larga scala”. Al momento, consiglia, bisogna aspettare e vedere”.

”’L’Iran visto da Baku’ è il primo di una serie di messaggi con i quali l’osservatore per l’Iran presso l’ambasciata informerà su temi d’Interesse sull’Iran”, annuncia in un cablogramma del 12 giugno 2009 l’allora ambasciatore Usa in Azerbaijan Anne Derse.

Nel mese seguente l’osservatore (identificato come ‘Iran watcher’ nel gergo dei cablogrammi) invia un lungo dispaccio dal titolo ‘Venti domande sulle proteste iraniane’ nel quale si raccolgono le opinioni di una trentina di iraniani residenti a Baku e in Iran sulla sconfitta del candidato riformista Mir Hossein Mussavi, il perché dei brogli, la dimensione del malcontento.

Da Ashgabat, la capitale del Turkmenistán, l’osservatore sull’Iran riferisce il 15 giugno di una conversazione con un commerciante iraniano residente in Turkmenistan che definisce ”un colpo di Stato” le elezioni presidenziali di tre giorni prima.