Il braccio di Al Qaeda nello Yemen, una minaccia per tutto l’Occidente

di Licinio Germini
Pubblicato il 2 Novembre 2010 13:16 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 16:47

Il presidente Obama parla al Paese dopo la scoperta dei pacchi esplosivi

La scoperta dei due pacchi esplosivi partiti dallo Yemen e diretti a due sinagoghe nell’area di Chicago rappresenta un aumento della minaccia terroristica proveniente da questo Paese mediorientale dove regnano sovrane la violenza e la povertà.

Il presidente Obama non ha collegato il fallito complotto alla sezione di Al Qaeda nello Yemen, ma funzionari governativi di Washinton hanno dichiarato al New York Times che l’origine è quella. Il consigliere di Obama per l’antiterrorismo, John Brennan, ha definito quella yemenita la più attiva organizzazione di Al Qaeda.

Militanti di Al Qaeda hanno aumentato la loro presenza in questo Paese con 23 milioni di abitanti per svariati anni, trovando rifugio e protezione presso le tribù che vivono sulle catene montagnose dove il governo di San’a non ha praticamente controllo.

La sezione yemenita di Al Qaeda è balzata all’attenzione degli Stati Uniti quando secondo l’antiterrorismo organizzò il fallito attentato del Natale scorso contro un aereo passegeri in fase di atterragio a Detroit.

L’amministrazione Obama ha significativamente aumentato gli aiuti al governo yemenita per combattere il terrorismo, ma i progressi sono stati finora scarsi. La scoperta dei pacchi bomba a bordo di aerei cargo decollati dallo Yemen non farà che aumentare le preoccupazioni degli Stati Uniti.

Obama ha definito gli attacchi coordinati ”una credibile minaccia terroristica”. Gli esami preliminari indicano che i pacchi contenevano il potente esplosivo industriale PETN, la pentrite, lo stesso esplosivo usato per il fallito attentato del Natale scorso sul volo Amsterdam-Detroit, di cui fu autore un nigeriano arruolato dal braccio yemenita di Al Qaeda.

Il governo di San’a ha espresso stupore per il colleamento tra i pacchi e lo Yemen, ed ha affermato in una dichiarazione che sta cooperando con gli Stati Uniti e gli inquirenti internazionali. La dichiarazione d’altra parte mette in guardia contro ”decisioni affrettate in un caso così delicato e prima che le indagini rivelino la verità”.

La tiepida reazione di San’a sottolinea il dilemma del suo fragile governo, stretto tra le pressioni americane per combattere i militanti e la sua dipendenza dalla lealtà delle riottose tribù sulle montagne che accolgono gli estremisti. Le autorità yemenite temono anche che una lotta troppo dura contro Al Qaeda alienerebbe la conservatrice popolazione musulmana dove l’antiamericanismo è diffuso.

Nonostante i bombardamenti aerei yemeniti in collaborazione con gli Stati Uniti, o quelli effettuati direttamente dagli americani, secondo quanto se ne sa la leadership del braccio yemenita di Al Qaeda non ha subito danni di rilievo.

Non è andata bene neanche la caccia che gli Stati Uniti hanno dato ad Anwar al-Awlaki, un clerico radicale nato negli Usa che è diventato il leader di Al Qaeda nello Yemen. Il governatore della provincia di Shabwa, dove si crede che al-Awlaki sia nascosto sulle montagne, ha dichiarato all’Associated Press che non si è visto per due mesi e che probabilmene non è più nella provincia.

Gli Stati Uniti considerano al-Awlaki, che conosce l’inglese, il più pericoloso istigatore di azioni terroristiche contro l’America, e molto popolare tra i musulmani in Occidente. L’amministrazione di Washington lo ha incluso nella lista dei militanti da catturare vivi o morti.