Yemen. Saleh ci ripensa, non lascia il potere

Pubblicato il 27 Marzo 2011 13:27 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2011 13:27

Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh

SANAA, YEMEN – Il giorno dopo aver dichiarato di essere pronto a lasciar il potere ”in mani sicure”, il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha fatto marcia indietro asserendo che la sua dipartita non è imminente, rendendo incerta la sua data ed a quali condizioni se ne andrebbe, a quanto scrive il New York Times.

La notizia del ripensamento di Saleh è stata data dall’agenzia di stampa ufficiale Saba, che ha scritto: ”Una fonte presidenziale ha smentito quanto riferito sabato da certi organi di informazione secondo cui il presidente Saleh si dimetterà dal suo incarico”.

La Saba si è riferita alle notizie circolate sabato secondo cui Saleh sarebbe pronto a negoziare la transizione dal suo regime, che dura da 32 anni, a condizione che il potere ”non cada in mani malefiche”. Ma domenica Saleh in una intervista all’emittente Al Arabya si è mostrato meno disponibile alle richieste popolari per la sua dipartita. ”Non sono aggrappato al potere – ha detto – ”e sono pronto a cederlo al popolo, ma non al caos”.

La crisi politica yemenita quindi prosegue con prese di posizione torbide e mutevoli da parte di governo e opposizione. Un mese fa l’opposizione coalizzata nel Joint Meetings Parties aveva proposto un piano secondo cui Saleh avrebbe lasciato entro la fine dell’anno. Il presidente aveva accettato. Ma ora anche l’opposizione ha cambiato idea e chiede, come i manifestanti che da settimane protestano nelle strade, che Saleh se ne vada subito e senza condizioni.

Della rapida dipartita di Saleh esulterebbero gli yemeniti, poveri e diseredati fino all’inverosimile, ma nutrirebbero qualche preoccupazione gli occidentali, in prima fila gli Stati Uniti. Perchè Saleh, quantunque dittatore col pugno di ferro, è nemico giurato di Al Qaeda, che nello Yemen ha organizzato una rete molto attiva che Saleh ha sempre duramente combattuto.

Se Saleh prima o poi lasciasse il potere, nelle cancellerie occidentali già ci si comincia a chiedere se il suo successore – non ancora alla vista – sarà con Al Qaeda altrettanto duro.