“31 mesi per un decreto: persi 6 mila posti”, Franco Bechis su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 gennaio 2014 11:40 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2014 11:45

"31 mesi per un decreto: persi 6 mila posti", Franco Bechis su LiberoROMA – Il decreto porta la firma del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e di quello dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ed è sulla gazzetta ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2014. Titolo che è già mezzo romanzo: “Disposizioni applicative necessarie a dare attuazione al contributo sotto forma di credito di imposta alle imprese, per l’assunzione a tempo indeterminato di personale impiegato in attività di ricerca e sviluppo”.

Scrive Franco Bechis su Libero:

È forse il provvedimento legislativo più lento della storia della seconda Repubblica: ci volevano pochi giorni per scriverlo. È arrivato dopo 31 mesi. E infatti per capire di che si tratti bisogna tornare indietro al 22 giugno 2012, giorno di approvazione del decreto sviluppo da parte del consiglio dei ministri guidato da Mario Monti. Lì c’è una bella norma voluta da Corrado Passera, all’epoca ministro dello Sviluppo Economico, che infatti nella conferenza stampa di quel giorno la strombazza con tanto di fanfara, usandola come immotivato fiore all’occhiello del suo ministero anche molti mesi dopo. La norma stabilisce un credito di imposta del 35% a tutte le imprese – anche start up – che assumono a tempo indeterminato giovani ricercatori. Due soli limiti: un tetto massimo di 200 mila euro l’anno per impresa, e l’obbligo di mantenere quel posto di lavoro comunque vadano le cose per almeno 3 anni. Il governo stanzia 25 milioni di euro per il 2012 e 50 milioni di euro dal 2013 in poi. Passera quel giorno traduce in cifre lo sforzo fatto: 2 mila giovani assunti nel 2012, e 4.000 dall’anno successivo. Cifre rilevanti, tanto più in un momento difficile per l’economia italiana e nel mezzo di una congiuntura drammatica per la disoccupazione giovanile. Secondo i calcoli di Passera oggi avremmo avuto già 6 mila giovani assunti, che alla fine del 2014 sarebbero diventati 10 mila. E invece nel 2012 gli assunti sono stati zero. Nel 2013 dovevano essere il doppio. E infatti due per zero ha fatto ancora zero assunti. E nel 2014 probabilmente accadrà poco o nulla. Perché? Grazie solo alla burocrazia italiana.

Perché quei soldi da spendere in effetti erano a bilancio, e i 75 milioni stanziati fino ad ora hanno fatto un buco nell’ac – qua. Mancava appunto il decreto attuativo, che spiegasse alle imprese come ottenere quel credito di imposta. Per mesi semplicemente al ministero dello Sviluppo se ne alla velocità di Usain Bolt. A quel punto però era cambiato governo. A Palazzo Chigi Enrico Letta, allo sviluppo Economico Flavio Zanonato. Vuoi fare conoscere tutta la vicenda al nuovo ministro? Nel giro di un mese gliela spiegano. Zanonato il 5 giugno 2013 (con un anno di ritardo) va in Parlamento e annuncia tutto allegro: «Stiamo per varare nuove misure sulla ricerca che si affiancheranno al credito di imposta per il personale altamente qualificato, impiegato anche in attività di ricerca e sviluppo che, avendo in questi giorni ottenuto il nulla osta da Bruxelles, contiamo di attivare nelle prossime settimane ». Prossime settimane sì, ma ce ne vogliono più di 22 a Zanonato per tirare giù il decreto attuativo, e intanto non viene assunto nessuno anche se ci sono i soldi. Il decretino viene firmato il 23 ottobre 2013. Ma non è in vigore. Bisogna farlo registrare alla Corte dei Conti. Che per dare il suo via libera impiega altre 8 settimane: il decreto è registrato il giorno 19 dicembre 2013. Perché entri in vigore però bisogna mandarlo alla Gazzetta ufficiale che lo pubblichi. Va bene che ci sono Natale, Capodanno e l’Epifania di mezzo, ma l’operazione richiede altri 33 giorni (…)