“80 euro, non è così facile come nello spot di Renzi”. Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2014 10:25 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2014 10:25
"80 euro, non è così facile come nello spot di Renzi". Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

“80 euro, non è così facile come nello spot di Renzi”. Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

ROMA – “80 euro, non è così facile come nello spot di Renzi” scrive Carlo Di Foggia del Fatto Quotidiano. “Il messaggio tra le righe della nota diramata venerdì dal Tesoro – scrive Carlo Di Foggia – nelle intenzioni del premier Matteo Renzi, è chiaro: se l’enorme ministero dell’Economia è in grado di dare i famosi 80 euro al mese ai 785. 979 statali che ne hanno diritto, aziende e contribuenti non hanno alibi”.

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Ma se i dipendenti pubblici avranno il cedolino con il regalo del premier ben evidenziato già il 23 maggio, non sarà così semplice per molti altri lavoratori. LO SCONTO FISCALE, ovvero 640 euro complessivi per i prossimi otto mesi, riguarderà tutti i dipendenti nella fascia 8-24 mila. Da 24 a 26 mila, invece, il bonus scenderà progressivamente fino ad azzerarsi: 480 euro a 24. 500, 320 a 25 mila, 160 a 25. 500. Dettaglio importante: il bonus pieno si matura solo lavorando 12 mesi l’anno, anche se viene erogato per 8 mesi. Chi lavora 9 mesi su 12, otterrà 9 / 12 del bonus, 480 euro, chi ne lavora 6 avrà 320 euro Lo sconto arriverà anche a chi non paga l’Irpef per effetto delle detrazioni di cui beneficia, ma solo se diverse da quelle da lavoro, quindi per coniuge o figli a carico. I dubbi sull’operazione, però, sono molti. Il rischio è che il bonus si perda nel groviglio di adempimenti fiscali e nelle incertezze che né il decreto del governo né la circolare diramata dall’Agenzia delle Entrate a fine aprile chiarisce. Dal bonus sono esclusi pensionati e autonomi, ma non chi somma una pensione a un reddito da lavoro. A versarlo saranno i sostituti d’imposta, cioè i datori di lavoro, senza che ne venga fatta richiesta. Chi ha perso il lavoro prima di maggio dovrà invece attendere: potrà recuperarlo solo più avanti, nella dichiarazione dei redditi del 2015, così come tutti i contribuenti che non hanno un sostituto d’imposta. Qui emergono i primi dubbi. Il bonus è infatti calcolato sui giorni di lavoro. Presentare la dichiarazione al Caf ha un costo, per chi ha lavorato solo alcuni mesi è probabile che alla fine questo possa essere maggiore del beneficio. Le modalità “tecniche” per ottenerlo, poi, non sono ancora chiare. Bisognerà infatti aspettare che vengano pubblicati i modelli (730 o Unico) per il prossimo anno. Stessa sorte toccherà a colf e badanti, ma solo se regolarmente assunte (in Italia sono 740 mila): potranno chiedere il rimborso a fine anno, o scalarlo dalle imposte. L’INCERTEZZA, PERÒ, non riguarda solo loro. Molti lavoratori potranno trovarsi nella situazione di dover restituire a fine anno un bonus che non hanno chiesto. È il caso di chi lavora per due diversi datori di lavoro, ma solo se somma i due stipendi supera la soglia dei 26 mila euro. Se non si attiverà subito per rinunciare al bonus, si vedrà costretto a doverlo restituire tutto insieme il prossimo anno, così come tutti quelli che scopriranno di aver avuto nel 2014 un reddito superiore a quello previsto. Fonti interne all’Agenzia delle entrate si dicono preoccupate per un “provvedimento spot fatto troppo in fretta”, e che “costringerà a intervenire a più riprese per sanare le incertezze normative”. Ci sono infatti centinaia di migliaia di lavoratori che nel 2014 hanno perso il posto, quindi non hanno lavorato e percepiscono un reddito solo grazie al sussidio di disoccupazione, o si trovano in cassa integrazione, quindi sono formalmente dei dipendenti, ma a carico dell’Inps. Ad oggi si procede per “interpretazioni”. Per i primi, l’ipotesi più probabile è che vengano assoggettati allo stesso meccanismo previsto per chi non ha un sostituto d’imposta. Per i lavoratori in cassa integrazione, invece, “dovrebbe essere l’istituto di previdenza a fungere da sostituto d’imposta”, ma non è escluso che alla fine si decida diversamente. “Sull’intero meccanismo pesano molti dubbi – spiega al Fatto un tecnico dell’Agenzia – perché i numeri (i 10 milioni di lavoratori che avranno il beneficio, ndr) sono stati ricavati dai dati fiscali relativi al 2012, mentre il bonus si riferisce al reddito presunto del 2014. Ma noi ancora non lo conosciamo. A fine anno potrebbero esserci degli scostamenti preoccupanti”. Ma le elezioni europee saranno ormai lontane.