“80 euro? Sapremo in autunno se tecnici hanno sbagliato”, De Ioanna sulla Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 11:16 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 11:16
"80 euro? Sapremo in autunno se tecnici hanno sbagliato", De Ioanna sulla Stampa

“80 euro? Sapremo in autunno se tecnici hanno sbagliato”, De Ioanna sulla Stampa

ROMA – Come valuta la polemica che s’è aperta tra governo e uffici del Parlamento chi istituì con Nino Andreatta il Servizio di Bilancio del Senato? E quanto sono attendibili le critiche al taglio Irpef di 80 euro al mese per i ceti medio-bassi?

Il professor Paolo De Ioanna, uno dei maggiori esperti di bilancio dello Stato, stretto collaboratore di Ciampi e Padoa Schioppa e che dunque si è trovato per così dire da entrambi i lati della barricata, dice che “le osservazioni mosse al decreto del governo sono nella media di quanto fa da decenni il Servizio di Bilancio, e ovviamente senza acrimonia”.

Ieri si è appreso che i tempi di esame del decreto si allungano, con oltre mille emendamenti depositati e una condizione politica non proprio serena, fino ai primi di giugno e dunque scavallando le elezioni europee.

L’intervista sulla Stampa a cura di Antonella Rampino:

Professore, ma i rilievi mossi sono considerevoli. Quanto sono attendibili questi dubbi?
«I rilievi dei tecnici del Senato mi sembrano sulla stessa linea di quelli della Banca d’Italia. I Servizi di Bilancio ci sono dal 1989-1990, ed è da allora che ci si chiede ciclicamente se il loro lavoro viene poi smentito o meno. Il punto è che in termini contabili ed ex post le coperture poi ci sono, i governi le trovano e il Parlamento come anche in questo caso lavora in direzione contabilmente corretta. Ma non è così in termini di previsioni tendenziali macroeconomiche. In altri termini, se le coperture previste poggiano su stime ottimistiche il risultato finale sarà fuori asse. Sono almeno vent’anni che ricorriamo a misure correttive, dovremmo chiederci se sono le coperture finanziarie che non vanno o se è sbagliata la qualità delle politiche economiche».

Ma se è tutto un dejà-vu, perché tanto clamore? Perché c’è in ballo un taglio dell’Irpef consistente?
«Il valore del taglio è importante, ma non inedito: anche il secondo governo Prodi, con Padoa-Schioppa e Visco, attuò una revisione Irpef pari a 5 miliardi dell’Irap e quasi altrettanti dell’Irpef. E anche allora vi furono critiche degli uffici tecnici del Parlamento. Oggi, che non vi siano coperture per rendere stabili i tagli lo dice lo stesso governo, e spiega che lo farà, con una tecnica piuttosto sofisticata. Ma sapremo veramente se la manovra annuale si trasformerà in strutturale solo con la Legge di Stabilità, in settembre. È quello il vero banco di prova, lì si capirà l’andamento del Pil, come tutti i dati macroeconomici si andranno strutturando nell’arco di tre anni. Al momento, l’effetto sembra quello del barone di Munchausen che si tira fuori dal pantano tirandosi per i capelli…»

Come giudica la risposta del premier, «i tecnici del Senato dicono il falso»? Tra l’altro a breve entrerà in funzione un’autorità indipendente, l’Ufficio Tecnico del Bilancio, con il rischio che le polemiche si duplichino.
«Credo che tutti, anche il Parlamento, debbano affrontare la discussione in modo tecnico, distaccato. I governi di solito rispondono alle osservazioni in Commissione: è sempre stato così, e adesso c’è anche una legge che lo impone, prescrivendo che i governi “prendano nota” e “se non intendono conformarsi” lo motivino in Parlamento. Varrà anche per il nuovo Ufficio».

Basterà la Legge di Stabilità per imboccare la via della crescita?
«Quel che occorre è una nuova rotta in Europa, un orizzonte più ambizioso. Riconsiderare il ruolo degli investimenti, ridiscutere il fiscal compact, aiutare la Bce nella politica espansiva. E il bilancio Ue non può essere l’1 per cento del Pil».