Adam Michnik: “Putin vuole restaurare l’impero sovietico”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Ottobre 2015 12:16 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2015 12:16
Adam Michnik: "Putin vuole restaurare l'impero sovietico"

Adam Michnik

ROMA – “Nessun Paese è al sicuro con il virus nazionalista di Putin”. Per l’intellettuale liberale polacco Adam Michnik, Putin vuole restaurare l’impero sovietico. “Se in Europa vincessero le destre xenofobe sarebbe la fine della libertà”, spiega ancora.

Michnik è uno dei padri storici della rivoluzione polacca, uno degli eroi di Solidarnosc che, nel 1989, aprì la strada alla caduta del Muro di Berlino e alla dissoluzione dell’impero sovietico. Storico, saggista, intellettuale, teorico dell’anti totalitarismo, a quattro giorni dalle elezioni fotografa la situazione geopolitica dell’Europa e della sua Polonia, stretta tra le spinte dell’estrema destra e il rischio di un ritorno dell’imperialismo “sovietico”. Monica Perosino su La Stampa lo ha intervistato, ecco alcuni passaggi:

La politica estera russa sembra essere sempre più imprevedibile. Secondo lei si può parlare di un nuovo imperialismo russo? «Io parlerei piuttosto del nuovo imperialismo di Putin, della sua nostalgia di quello che era l’impero sovietico, che lui vorrebbe ricostruire. Ma Putin non è la Russia. Putin è solo una parte della Russia, la parte più pericolosa, aggressiva e imprevedibile».

Crede che ci siano altri Paesi ex sovietici che si potrebbero trovare in una situazione simile alla Crimea?  «Assolutamente: tutti. Che siano Paesi ex sovietici o no. Tutti devono avere paura della politica di Putin perché non sai mai quale potrebbe essere la sua prossima mossa. Putin sembra aver riportato in vita il virus del nazionalismo aggressivo, quel nazionalismo imperiale della Grande Russia».

Qual è la sfida più pericolosa che deve affrontare la Polonia? «La Polonia affronta le stesse sfide dell’Unione europea, a cui si aggiungono quelle interne: oggi in Polonia la formazione politica data per favorita alle prossime elezioni (il partito di destra Diritto e giustizia, ndr) è una variante polacca del putinismo, e di quello che in Ungheria sta mettendo in pratica Viktor Orban. In parte, questa forma di putinismo l’avete vissuta anche voi, con la politica populista di Berlusconi».

Beata Szydlo, candidata del partito Diritto e giustizia (Pis), favorito alle elezioni di domenica, si ispira alle politiche di Viktor Orban. Crede che così si tradiscano i valori del 1989? «Penso che parlare della figura politica di Beata Szydlo non abbia senso. Perché noi guardiamo il suo viso, la vediamo agire e parlare, ma non sarà realmente lei a governare il Paese in caso di vittoria, ma Jaroslaw Kaczynski (fratello gemello dell’ex presidente Lech, morto in un incidente aereo nel 2010, ndr). In ogni caso, le opinioni espresse da Beata Szydlo sono radicalmente distanti dai valori del 1989. Ma non solo: sono radicalmente distanti dall’intera storia dell’opposizione politica polacca, che era liberale e universale. Oggi invece abbiamo un’ideologia autoritaria, nazionalistica, astratta, clericale, che è una negazione di tutta la tradizione di Solidarnosc».

In tutta Europa crescono le linee dure alla Orban, è il tramonto dei liberali? «Non è il tramonto dei liberali europei. Penso che le posizioni di Orban non stiano diventando più forti. È stato, ed è ancora, solo il volto più brutto dell’Europa. Come il volto del Front National francese, come l’estrema destra tedesca o svedese. Se questo tipo di politica vincesse sarebbe la fine dell’Unione europea, ma non credo che nel lungo periodo succederà».