Alex Schwazer e il doping, Carolina Kostner: “Dormiva con un macchinario”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2014 9:50 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 9:51
Alex Schwazer e il doping, Carolina Kostner: "Dormiva con un macchinario"

Alex Schwazer e Carolina Kostner (LaPresse)

ROMA – “Lui aveva un macchinario elettrico, dal quale partiva un tubo collegato a una maschera che metteva sul viso per l’intera durata della notte e io ero costretta a mettermi i tappi alle orecchie dal rumore”: così Carolina Kostner al magistrato di Bolzano che le chiedeva del doping del fidanzato Alex Schwazer.

Scrive Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera:

Carolina Kostner e il suo Alex Schwazer dormivano così: «Lui aveva un macchinario di colore bianco, elettrico, dal quale partiva un tubo flessibile collegato a una maschera facciale che metteva sul viso per l’intera durata della notte e io ero costretta a mettermi i tappi alle orecchie dal rumore». Strano, grottesco, decisamente scomodo. Davanti al magistrato di Bolzano che le chiedeva del doping del fidanzato, ormai ex, la pattinatrice gardenese ha dovuto svelare particolari un po’ imbarazzanti, per lei che ha sempre fatto della riservatezza uno stile di vita. Il documento, depositato dalla procura a chiusura delle indagini sul marciatore azzurro, è la storia inedita del singolare rapporto fra questi due campioni dello sport che si trovano a fare i conti quotidianamente con il rigore professionale di Carolina, che sembra non sapere nulla dell’Epo al limite dell’ingenuità, e con la dura legge dei controlli antidoping per lui. Fra una piroetta verbale e l’altra, alternando slanci e pause e ripensamenti come in un Bolero imperfetto, la ventisettenne di Ortisei ha parlato per ore. Ci sono le fughe di Schwazer, le loro piccole complicità, gli incontri segreti, gli appuntamenti con medici, tecnici, preparatori.

Al di là delle sostanze proibite confessate dallo stesso Schwazer alla vigilia delle Olimpiadi di Londra del 2012, gli inquirenti hanno infatti voluto andare oltre, sospettando che l’altoatesino sia ricorso a sistemi poco leciti fin dal 2008, cioè dai Giochi di Pechino nei quali conquistò lo storico oro nella 50 chilometri. Avrebbe «fatto uso di una tenda ipossica in grado di abbassare la percentuale di ossigeno nell’aria, vietata in Italia dal ministero della Salute», scrive il pm ricordando il periodo: febbraio, giugno e luglio 2008, cioè prima dell’Olimpiade. «Quando veniva a trovarmi in Germania portava la tenda per sostituire il soggiorno in altura — spiega Carolina —. Per tenda intendo quel macchinario elettrico. La prima volta che la vidi fu nel 2012, anche se sapevo che lui la possedeva da prima».

Obersdorf è un paesino bavarese di montagna dove Carolina ha una mansarda di proprietà. Fu lì che il 29 luglio del 2012 capitarono a sorpresa gli ispettori dell’antidoping. «Prima di aprire la porta Alex mi chiese il favore di dire che non era in casa ma che si trovava a Racines (in Alto Adige, ndr ) dove aveva dato la reperibilità. Io feci come mi disse e poi mi arrabbiai con lui». Il Codice mondiale antidoping impone agli atleti di notificare all’inizio di ogni trimestre l’indirizzo giorno per giorno al quale gli uomini dell’agenzia possono effettuare i controlli a sorpresa, pena la squalifica dopo tre mancati avvisi. Succedeva che Alex seguisse Carolina nelle sue trasferte internazionali. «Veniva soprattutto all’inizio: a Vienna e a Mosca nel 2008, a poi a Helsinki, nel gennaio 2009. Io non ho mai incoraggiato la sua presenza in quanto il mio sport richiede grande concentrazione e quindi nella fase preparatoria della gara ho bisogno di rimanere molto da sola, senza distrazioni» (…)

Ma è possibile che si dopasse sistematicamente senza che lei se ne accorgesse? «Sì, in quanto io mi assentavo da casa per lunghe ore… Ma che io sappia Alex ha preso farmaci solo per curare la depressione, dopo lo scandalo. Prima era una persona sana, usava unicamente vitamine e sali minerali» (…)