Rassegna Stampa

“Alfano, il nulla dietro le poltrone”, Vittorio Feltri sul Giornale

Angelino, il nulla dietro le poltrone

Angelino Alfano (LaPresse)

ROMA – “Angelino, il nulla dietro le poltrone”, questo il titolo dell’articolo a firma di Vittorio Feltri sulle pagine del Giornale in edicola oggi, lunedì 17 febbraio:

Cercano di rovinare il banchetto a Matteo Renzi e ciò non stupisce: fa parte del gioco (sporco) della politica. Un boccone amaro sarebbe di­geribile se fosse chiaro l’obiettivo che si prefiggono di cogliere gli amici del gia­guaro. Ma chiaro non è. Qualcuno parla di ripicca. Altri di oscure strategie egoi­stiche. Noi, anime semplici, pensiamo piuttosto che si tratti di manfrina finalizzata a inner­vosire il segretario del Pd, e aspirante premier, per costringerlo a mollare ai rompiscatole qualche poltrona in più nel prossimo esecutivo. Ma potrem­mo sbagliarci.

Staremo a vedere cosa succederà nella settimana che inizia oggi. Per ora limitiamoci a fotografare la situa­zione così come si presenta: un caos, al quale molti partiti danno un fattivo contributo. Nichi Vendola rifiuta di collaborare con Renzi per motivi espressi male, anzi inespressi. Alcuni compagni democratici, per esempio Giuseppe Civati, minacciano addirit­tura di lasciare il Pd qualora l’esecuti­vo venga aiutato da Forza Italia.

Angelino Alfano promette sfracelli nel caso in cui il governo si tinga trop­po di rosso e punti ad approvare leggi tipicamente progressiste, tipo matri­monio fra gay e roba del genere. Il Co­niglione mannaro difende la propria botteguccia rubata al supermercato di Silvio Berlusconi, nei modi e nei tempi che tutti ricordiamo con disgu­sto. Egli è preoccupato. Ha perso la stampella sulla quale si era retto fino­ra: Enrico Letta. È terrorizzato dalle elezioni europee, che affronta a mani nude e con scarse possibilità di piaz­zare suoi uomini, stanti le difficoltà del Ncd a superare lo sbarramento del 4 per cento, soglia minima per en­trare nel Parlamento continentale. Inoltre, consapevole di non essere molto simpatico al probabile pre­mier, lo attacca a titolo preventivo per fargli intendere che il prezzo della propria collaborazione non è basso: tante poltrone.

La regola è la solita: do ut des, ti do se mi dai. Le schermaglie durante le fasi preliminari sono scontate, servo­no a misurare le forze in campo prima che incominci davvero la partita. Sup­poniamo che Renzi, pur privo di espe­rienze romane, non si lasci spaventa­re da chi fa la voce grossa. Ma si sarà reso conto che la faccenda si compli­ca quando la posta in palio non è più la guida del partito, bensì quella del Paese. Cambiano gli interessi, au­menta la voracità degli avversari e per­fino degli amici. Se c’è di mezzo la spartizione del potere, la politica pa­tria mostra immancabilmente il suo volto peggiore.

Immaginiamo che i cittadini eletto­ri, ammesso e non concesso che se­guano con passione gli sviluppi del contenzioso in atto, non comprenda­no appieno i motivi di tante battaglie. Anche i più maliziosi non sono abba­stanza avveduti per concludere che siamo di fronte a uno spettacolo osce­no e avvilente. Altro che teatrino. Que­sta è una latrina in cui Alfano recita egregiamente nel ruolo di protagoni­sta. Lui, che ha abbandonato Forza Italia per andare in soccorso di Letta, ora trema al cospetto di Renzi e lo ag­gredisce per non esserne aggredito (…)

 

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