“Alitalia, Pompei e Atac: così l’Italia si fa del male”: scioperi che uccidono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 luglio 2015 11:14 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2015 11:14
"Alitalia, Pompei e Atac: così l’Italia si fa del male": Il Sole 24 ore

Un bus dell’Atac

ROMA – “Alitalia, Pompei, Atac: così l’Italia si fa del male“. Con questo titolo molto efficace, che dà un po’ i brividi, Il Sole 24 ore, dedica la sua apertura dell’edizione cartacea del 25 luglio ai problemi che stanno affliggendo il nostro Paese. Dalla sua capacità di farsi male da solo, di distruggere con le proprie mani opportunità di rilancio, di umiliare la propria ricchezza.

La fotografia di questo momento è il trittico andato in onda ieri, 24 luglio, scrive il Sole 24 ore,

con le file dei turisti davanti ai cancelli di Pompei sbarrati da un’assemblea sindacale, con i bivacchi in aeroporto in attesa della fine dello sciopero del personale Alitalia, con l’ordinaria giornata di follia del trasporto pubblico romano.

Atac ha accumulato negli anni un debito di oltre un miliardo e mezzo. Nel 2013 il disavanzo è stato di 216 milioni, nel 2014 di 141 milioni, nel 2015 si va verso i 135-140 milioni. I 200 milioni di ricapitalizzazione da parte del Comune, annunciati ieri da Ignazio Marino, più gli altri 301 milioni che saranno girati dalla Regione per finanziare il trasporto pubblico locale, sono l’ennesimo contributo a fondo perduto pagato da tutti i contribuenti alla cattiva amministrazione dei servizi pubblici locali.

Altro discorso lo sciopero dei piloti e assistenti Alitalia. Come racconta Fabrizio Forquet sul Sole 24 ore,

inutile progettare, attraverso l’operazione con Etihad, un’apertura ai grandi flussi di traffico passeggeri dall’Asia se poi in Italia si torna alle tante aquile selvagge che negli anni hanno affossato la compagnia di bandiera. Come è inutile programmare il rilancio degli scavi di Pompei se poi arriva un’assemblea sindacale a compromettere ulteriormente nel mondo l’immagine – già pessima – della gestione dei nostri beni culturali.

Infine PompeiUn’assemblea, ieri, ha paralizzato il sito. Una folla di duemila turisti ha dovuto attendere in fila che il sito archeologico più famoso del mondo aprisse i battenti, mentre la colonnina di mercurio segnava i 30 gradi. In un momento di grande esposizione mediatica per gli scavi, alla vigilia dell’esibizione a Teatro Grande dell’etoile Roberto Bolle.

La chiusura, secondo il ministro Franceschini, provoca “un danno incalcolabile” all’Italia, è un’azione che “rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ultimo anno che hanno rilanciato l’immagine di Pompei nel mondo. Non è possibile organizzare assemblee a sorpresa per impedire che il sito resti aperto con personale in sostituzione, con il risultato di lasciare centinaia di turisti in fila sotto il sole. Chi fa così fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e soprattutto fa del male al proprio Paese”.

Tre fronti che, in piena stagione turistica, hanno dato un’immagine dell’Italia ancora prigioniera dei propri vizi,

conclude il Sole 24 ore.