Alitalia, Poste: Governo pasticcio: aerei da salvare, flop quotazione da evitare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Luglio 2014 10:15 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2014 10:15
Alitalia, Poste: Governo pasticcio: aerei da salvare, flop quotazione da evitare

Alitalia, Poste: Governo pasticcio: aerei da salvare, flop quotazione da evitare (LaPresse)

ROMA – La presa di posizione più che giusta di Poste che limita il campo di intervento nella voragine Alitalia non ha reso felice il Governo. Il Governo, informa il Messaggero di Roma, uno dei giornali meglio informati sulla complessa vicenda, è dovuto intervenire, attraverso il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in persona,

“per ricucire lo strappo di Poste su Alitalia che, spiazzando le banche e gli altri soci, ha deciso di investire direttamente nella New Alitalia, il veicolo nel quale verranno conferiti 11.036 dipendenti superstiti, gli aerei e gli slot del quale l’attuale Alitalia avrà il 51% e Etihad il 49%. Lunedì pomeriggio sarebbe intervenuto il ministro dell’Economia, azionista di controllo di Poste che martedì ha in programma il cda”.

A muovere il Governo è stata l’irritazione che i banchieri avrebbero fatto pervenire

“per la scorciatoia di Poste che di fatto spacca il fronte dei soci proprio nel giorno (martedì) nel quale Bruxelles si aspetta risposte a proposito sul tema aiuti di Stato. Intesa e Unicredit, i maggiori creditori, non intendono allargare l’ombrello degli interventi in sostituzione di altri soci aggiuntivi, visto che già si impegnano per circa 200 milioni.
“Secondo le carte visionate dal Messaggero, in totale sono 599 milioni in capo alla Holdco Alitalia con Intesa (230 milioni), Unicredit (280), Mps (93), Pop Sondrio (90). Di questa somma, circa 245 milioni restano debito puro riscadenzati per molti anni, comunque legati alla vendita di Alitalia. Poi si procederà al rimborso dei 250 milioni dell’equity committment. Infine ci sono tre fasce: una da 217 milioni, l’altra da 137 milioni convertita in strumenti finanziari in relazione alla riduzione del patrimonio della vecchia Alitalia sotto certe soglie”.

Secondo il Messaggero, Pier Carlo Padoan

“avrebbe avuto un colloquio con il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, e l’ad Gabriele Del Torchio per capire le conseguenze della virata del gruppo guidato da Francesco Caio che oggi vanta il 19,48% di Cai e che se dovesse attuare il disegno proposto, alla fine avrebbe il 5% della newco investendo 39 milioni.
Con questa mossa, Poste si è di fatto disallineata dallo schema dell’operazione finalizzata alle nozze studiato da Etihad in fase di realizzazione e che prevede tra l’altro un equity committment, cioè l’impegno degli attuali soci a versare fino a 250 milioni in aumento di capitale nel caso in cui il patrimonio dovesse diminuire a causa degli oneri legati ai contenziosi passati (WindJet, AirOne)”.

Anche se il suo comportamento scombina un po’ i piani, Francesco Caio sta di fatto cercando di evitare il bis della figuraccia collezionata dal Governo con la proposta e poi ritirata quotazione in borsa di Fincantieri.

Difficile è infatti spiegare a quei giovanotti che comprano azioni in base a criteri economici e non di “sistema” cosa abbia a che dire l’ex monopolista delle poste italiane con una compagnia aerea divoratrice di denaro dalla sua fondazione.

Venerdì 25 luglio, informa il Messaggero,

“si terrà l’assemblea di Cai per il via libera al rafforzamento patrimoniale e qualche giorno prima si dovrebbe riunire il consiglio. La firma del contratto era prevista sempre venerdì, prima dell’assemblea, ma a questo punto sembra probabile che slitti a più avanti. […] Caio per il momento tira dritto e […nel Cda di Poste di martedì 22 luglio 2014] non è escluso si discuta della del piano di gruppo che nel pomeriggio Caio illustrerà ai sindacati”.