Rassegna Stampa

“Alitalia, i sospetti sull’affare brasiliano”, Daniele Martini del Fatto Quotidiano

Alitalia, i sospetti sull'affare brasiliano

Alitalia, i sospetti sull’affare brasiliano

ROMA – “Alitalia, i sospetti sull’affare brasiliano” scrive Daniele Martini del Fatto Quotidiano: “La flotta Alitalia è una delle più giovani del mondo, ripete la pubblicità in tv. Vero. Quel che nessuno dice, però, è che per prendere in leasing 20 nuovi aerei brasiliani Embraer da trasporto regionale, i patrioti si sono scannati”.

L’articolo di Daniele Martini:

La storia è cominciata nel 2010 e lo scontro si è lasciato dietro una scia di sospetti. Primo tra tutti, che la scelta sia stata effettuata per assecondare gli interessi brasiliani e personali di Roberto Colaninno, azionista e presidente di Alitalia e allo stesso tempo azionista di maggioranza, amministratore e presidente della Piaggio. Il Sole 24 Ore aveva già allora messo in relazione Alitalia, Embraer e un interessamento carioca della Piaggio. Colaninno aveva smentito, ma il quotidiano aveva replicato che “Piaggio e Ducati sono interessate a iniziare la produzione a Manaus” precisando che questo orientamento era inserito in un accordo tra Silvio Berlusconi e il presidente del Brasile, Lula.

Alla fine quell’investimento Piaggio in Brasile non fu fatto, forse anche in seguito alle polemiche che stavano montando. Gli aerei brasiliani furono però presi e tra il 2011 e il 2012 sono entrati a far parte della giovane flotta Alitalia. Il Fatto è in grado di ricostruire quella vicenda attraverso i verbali dei Comitati esecutivi e dei consigli di amministrazione, dal momento in cui i “patrioti” cominciano a parlare della necessità di ampliare la flotta regionale, fino a quando decidono con una piroetta di avviare una “negoziazione in esclusiva con Embraer”. NEL PRIMO COMITATO esecutivo dedicato alla faccenda il 17 dicembre 2009 l’amministratore delegato di quel tempo, Rocco Sabelli, informa che sono in lizza tre offerte: gli aerei della canadese Bombardier, quelli della brasiliana Embraer e i Superjet della joint venture italo-russa tra Alenia-Finmeccanica (51 per cento) e Sukhoi (49). I Bombardier sono “più competitivi”, gli Embraer più comodi mentre per i Superjet c’è incertezza sui tempi di consegna. Undici mesi dopo, nel corso del cda del 28 ottobre 2010, Sabelli conferma che “Bombardier è risultato essere l’aeromobile più conveniente”.

Passano sei settimane e il 16 dicembre 2010 viene servito il ribaltone. Negli uffici milanesi della Immsi di Colaninno, società proprietaria della Piaggio e azionista di Alitalia, nel corso di un Comitato esecutivo Sabelli comunica a sorpresa che Bombardier non piace più, Superjet presenta “tempi di consegna incompatibili con le esigenze di Alitalia” e gli Embraer, invece, sono aerei strafichi. Colaninno, forse rammentando di essere il capo dei “patrioti”, si dispiace per la bocciatura di Superjet “azienda italiana”, ma si piega alla dura realtà: gli aerei brasiliani sono “il prodotto più adatto alle esigenze Alitalia”. La scelta pro brasiliani lascia di stucco proprio i manager di Alenia-Superjet che, per ovviare all’inconveniente lamentato sui tempi di consegna, nel corso degli incontri con Alitalia si erano detti disposti a fornire nel frattempo alla compagnia altri aerei in leasing di livello superiore come gli Airbus. Alenia ci teneva a chiudere quell’affare con i “patrioti” di Fiumicino e tuttora i capi della società aeronautica italiana restano convinti che i Super-jet fossero più adatti degli Embreaer per la flotta regionale Alitalia, essendo più spaziosi degli aerei brasiliani, più larghi di mezzo metro e più alti, e con un consumo inferiore fino al 10 per cento a posto su una tratta di 1. 500 chilometri. L’improvvisa virata di Alitalia a favore di Embraer stupisce anche Carlo Toto, il costruttore abruzzese azionista della compagnia, già introdotto da anni nel mercato aereo con la sua AirOne (poi confluita in Alitalia). Dovendo scegliere nuove macchine per ampliare la flotta, sei anni prima Toto aveva esaminato proprio gli Embraer e aveva concluso che in giro c’era di meglio a quel prezzo e con quelle prestazioni. Nelle riunioni in Alitalia dedicate alla flotta regionale Toto aveva raccontato la sua esperienza ricevendo la promessa che ne avrebbero fatto tesoro. Poi, d’improvviso, la piroetta carioca.

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