Alluvione Genova, Tar non c’entra: opere pronte nel 2015 comunque

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 ottobre 2014 9:45 | Ultimo aggiornamento: 13 ottobre 2014 9:45
Alluvione Genova, Tar non c'entra: opere pronte nel 2015 comunque (foto Ansa)

Alluvione Genova, Tar non c’entra: opere pronte nel 2015 comunque (foto Ansa)

ROMA – “Se Genova per la seconda volta in tre anni è piagata dall’alluvione, non è sicuramente colpa di nessun Tar italiano – scrive Franco Bechis di Libero – Lo scaricabarile sui giudici amministrativi di ogni ordine e grado scattato pochi minuti dopo la tragedia, serve ad assolvere (ingiustificatamente) le responsabilità del sindaco della città, Marco Doria e del presidente della Regione, Claudio Burlando, ma è falso”.

L’articolo completo:

Perché la gara del cosiddetto «secondo lotto Bisagno», per la messa in sicurezza di un tratto del torrente che ha causato le due alluvioni del 2011 e del 2014, è stata assegnata a fine marzo 2012 a un consorzio composto da Tre Colli, Vipp e Sirce spa. Gli esclusi dalla gara effettivamente hanno presentato immediato ricorso al Tar della Liguria, che lo ha esaminato ma non ha accolto la richiesta sulla sospensiva dei lavori. Anzi, il 24 agosto 2012 lo stesso Tar della Liguria ha emesso una ordinanza per sollecitare l’immediata apertura del cantiere, visto che da oltre un mese il commis- sano di governo aveva comunque dato ai vincitori le chiavi perché si mettessero al lavoro nonostante il ricorso al Tar. Successivamente il Tar della Liguria più che dare ragione agli esclusi ha contestato la preparazione tecnica e il curriculum dei membri della commissione che aveva assegnato la gara, ma non ha mai revocato l’ordinanza né chiesto di sospendere i lavori. Tutte le decisioni amministrative successive hanno dato ragione ai vincitori della gara, e quindi c’entrano nulla con il ritardo degli stessi. Per altro la gara prevedeva che il cantiere sarebbe stato aperto un minimo di 36 mesi, e quindi anche senza Tar oggi i lavori del secondo lotto Bisagno non si sarebbero comunque conclusi (senza intoppi comunque sarebbero finiti nel luglio 2015). Peraltro l’oggetto stesso dell’appalto non avrebbe da solo messo in sicurezza i cittadini di Genova da una nuova alluvione. Secondo gli amministratori locali già il primo lotto Bisagno, che si è concluso nel 2009, avrebbe dovuto farlo. 11 sindaco d’allora, Marta Vincenzi, il giorno della chiusura dei lavori profetizzò: «Ora non ci sarà più il rischio di alluvioni disastrose…». Il suo collega di partito, Claudio Burlando, disse qualcosa di simile a fine ottobre 2011 gongolando per la firma di un accordo per un appalto sullo scolmatore di un torrente secondario, il Ferregiano. Per mettere in sicurezza Genova servirebbero sia quello scolmatore (discusso 3 anni dai politici e che prima del 2017 non verrà realizzato), sia lo scolmatore del Bisagno che è ancora all’anno zero dopo anni di lite politica e ricerca di fondi pubblici. Il Tar non c’entra nulla con il disastro di queste ore. E peraltro chi si scandalizza per la lentezza della giustizia amministrativa faceva la stessa cosa quando Guido Bertolaso ottenne procedure straordinarie per assegnare commesse direttamente con la protezione civile. E stato quello sdegno a fare abolire la procedura di emergenza della protezione civile. Ora le nuove lacrime di politici e commentatori sono proprio da coccodrillo.

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