Amnistia e indulto, Alitalia, Grillo, Marco Travaglio e Sallusti: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Ottobre 2013 8:48 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2013 8:48

Il Corriere della Sera: “Le Poste in soccorso di Alitalia”. Come se niente fosse accaduto. Editoriale di Antonio Polito:

“Il rischio che una destra radicale conquisti la scena politica in Italia non è certo svanito con la vittoria dei «governativi» nel Pdl. Come dimostrano i Tea Party, capaci di prendere in ostaggio il Grand Old Party repubblicano spingendo l’America fino al limite del default, o i sondaggi di Marine Le Pen in Francia, o l’affermarsi di partiti antieuro in Austria e in Germania, il vento della storia non soffia certo oggi nelle vele dei moderati.
Farebbe bene a tenerlo a mente innanzitutto la sinistra italiana. Molti indizi segnalano infatti che sta ricadendo in un antico errore: quello di considerare Berlusconi un accidente storico, eliminato il quale il popolo tornerebbe a seguire la retta via progressista. È un’illusione perché, come dice il titolo di un bel libro di Roberto Chiarini, alle origini di questa nostra «strana Repubblica» c’è il fatto che «la cultura politica è di sinistra e il Paese è di destra». Ci sono dunque tendenze di fondo della nostra società destinate a sopravvivere al berlusconismo, magari dando vita a nuove e imprevedibili forme politiche (una di queste, già all’opera, è il grillismo).
Invece a sinistra è tutto un fiorire di propositi di rivincita. Dario Di Vico su questo giornale ha già segnalato quanto sventata fosse l’idea di ri-tassare piccoli appartamenti urbani presentandoli come abitazioni di lusso. Ma il contagio si estende. In una recente intervista a La Stampa, Matteo Renzi ha risposto così alla domanda su chi pagherà il costo della sua rivoluzione: «Bisogna toccare i diritti acquisiti. Chi percepisce pensioni d’oro su cui non ha versato tutti i contributi deve accettare che sulla parte regalata venga imposto un prelievo». Poiché in Italia sono state considerate «pensioni d’oro», colpite dal blocco delle indicizzazioni, anche quelle superiori ai millecinquecento euro al mese, potrebbe trattarsi dei «diritti acquisiti» di non pochi italiani. Nella stessa intervista Renzi ha riaperto le porte anche all’idea della patrimoniale: «Molti amici imprenditori si dicono pronti a pagarla». Gli amici imprenditori forse sì. Ma tutti gli altri, i piccoli proprietari di casa, gli artigiani, i commercianti? Domani il futuro leader del Pd presenterà il suo programma: sarà interessante capire se anche lui si propone di tosare i ceti medi per finanziare la spesa pubblica”.

Draghi negli Usa: la Bce ridurrà ancora i tassi d’interesse. Dal corrispondente Danilo Taino:

“Davanti a una platea ad alta concentrazione di potere americano, ieri Mario Draghi ha provato a dare una lettura in positivo della situazione economica europea. In piena incertezza a Washington, i banchieri, gli economisti, gli amministratori delegati che lo ascoltavano ne avevano bisogno. C’è maggiore stabilità — ha detto il presidente della Banca centrale europea — «in un processo di riforme fondamentali» in corso. Ha però riconosciuto che ci potrebbero essere variabili in negativo: sia in arrivo dagli Stati Uniti se il Congresso spingesse il Paese verso il default; sia nell’Eurozona se la ripresa, sottotono, non si realizzasse. Tanto che ha riaffermato con forza che i tassi d’interesse nella zona euro resteranno bassi a lungo e semmai potrebbero scendere. Draghi parlava a un incontro organizzato dall’Economic Club of New York. Innanzitutto, ha sostenuto che la ripresa dell’area euro è in corso, anche se debole: dopo sei semestri consecutivi negativi, l’economia dovrebbe contrarsi dello 0,4% quest’anno per poi crescere dell’uno per cento il prossimo. Una ripresa «fragile e non omogenea» — ha chiarito — che ha anche rischi di non realizzarsi in pieno: l’inflazione è bassa, tra l’1,3 e l’1,5% nei tempi prevedibili, e l’erogazione del credito all’economia negli ultimi tempi ha ripreso a calare. In questa situazione, la politica monetaria ha un ruolo rilevante. In particolare, Draghi ha spiegato che la Bce svolge un suo tipo di «forward guidance» — cioè guida i mercati attraverso la comunicazione di certezze per il futuro — che nel 2012 ha permesso di evitare la rottura dell’euro quando egli dichiarò che avrebbe fatto «tutto ciò che serve» per evitarlo e che oggi ruota attorno all’assicurazione che «i tassi d’interesse chiave resteranno a questo livello o più basso per lungo tempo». Il tasso di riferimento oggi è dello 0,5% e il presidente della Bce ha voluto essere esplicito: «Non significa che noi siamo ai tassi minimi: abbiamo incorporato (nella nostra analisi, ndr) un favore ad allentarli» se si dovessero ripresentare le tensioni della scorsa estate”.

Mediazione continua ma restano sullo sfondo due partiti in embrione. La nota politica di Massimo Franco:

“Silvio Berlusconi che si chiama uno a uno i litiganti del proprio partito fa una strana impressione. Dimostra la volontà di usare tutti i mezzi di persuasione in suo possesso per bloccare una deriva che può portare dovunque: anche agli esiti più traumatici. E insieme riflette la difficoltà di riunire il gruppo dirigente del Pdl, almeno per adesso, perché probabilmente significherebbe riemergere con una spaccatura ancora più marcata. La tregua seguita alla fiducia al governo di Enrico Letta in Senato rimane fittizia. E gli attacchi velenosi dei cosiddetti «lealisti» indirizzati al segretario e vicepremier, Angelino Alfano, rendono l’unità un miraggio. Ma il Cavaliere ne ha un disperato bisogno. Gli attestati unanimi di solidarietà nei suoi confronti in vista delle riunioni del Senato che decideranno sulla sua decadenza da parlamentare, per essere efficaci presuppongono la massima compattezza.
Dichiarare che si difenderà Berlusconi fino all’ultimo, e insieme dividersi sul sostegno al governo delle larghe intese, rappresenta una contraddizione vistosa. La prossima riunione della giunta del Senato sarà il 14 ottobre. Ma per una serie di passaggi procedurali e per alcuni impegni istituzionali all’estero del presidente Pietro Grasso , l’aula non sarà chiamata a votare prima di novembre. Nel frattempo, probabilmente saranno arrivate le sentenze della magistratura sull’incandidabilità e l’affidamento dell’ex premier ai servizi sociali. Il problema è come si presenterà il Pdl a quelle scadenze. La voglia di resa dei conti di cui si fa portavoce l’ex ministro Raffaele Fitto, ricevuto ieri pomeriggio a palazzo Grazioli, residenza privata di Berlusconi a Roma, rimane forte e diffusa. Ma è ferma anche la volontà dei ministri e dei parlamentari che hanno spinto per la fiducia al governo, a non perdere il vantaggio politico raggiunto”.

La prima pagina di Repubblica: “Immigrati, il diktat di Grillo”.

La Stampa: “Immigrati, grillini nel caos”. La dittatura del senso comune. Editoriale di Elisabetta Gualmini:

“Non c’è proprio niente di nuovo nella scomunica a firma doppia di Grillo e Casaleggio ai due (ingenui) cittadini-senatori Buccarella e Cioffi, autori dell’emendamento che abolisce il reato di clandestinità. È almeno dal 2006, quando il Movimento non aveva ancora messo piede nei palazzi della politica, che Grillo non si discosta di una virgola dalla stessa posizione su immigrazione e dintorni.

Anzi, in passato ha lanciato bordate ben più pesanti, sempre in bilico tra sentimenti di ostilità verso gli immigrati e argomenti qualunquisti, evocando ogni volta la guerra tra poveri, che si genererebbe con politiche migratorie inclusive, tra «schiavi stranieri» e «schiavi italiani», poveri di là e disperati di qua, e finendo per difendere – va da sé – gli sciagurati di casa nostra”.

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Sequestro lampo per Zeidan. Libia sotto il ricatto delle milizie. Dal corrispondente:

“Ma come stupirsi, se ieri alle prime luci dell’alba, a Tripoli, un centinaio di miliziani armati che parevano bardati per la guerra atomica hanno tirato giù dal suo letto il premier, e se lo son portato via, in brache e camicia, le pantofole ai piedi, ancora mezz’addormentato, tra uno sgommare di fuoristrada impazziti e grida esultanti di «Allah u-akbar».
Come stupirsi, nella Libia d’oggi, dove non passa giorno che i titoli dei media non raccontino di almeno un morto ammazzato in qualche sparatoria tra bande rivali, o d’un sequestro di qualche malcapitato che faceva il politico.
Certo, i tanti malcapitati senza nome contano poco, ormai appena una notizia in prima, ma se il malcapitato è invece il capo del governo, Ali Zeidan, la faccenda appare allora più drammatica, e si può anche capire perché perfino la Nato subito abbia fatto vedere i muscoli e abbia rassicurato: se serve, noi siamo qui.
In Libia si sta combattendo una vera guerra per bande; ma non di quattro disgraziati che s’ammazzano tra loro, no, qui la guerra è una storia seria, di dimensione gigantesche, con 250mila uomini inquadrati come solo gli eserciti fanno, stipendiati dai vari Ministeri, per «tenere l’ordine» ma in feroce concorrenza tra di loro, più un altro milione forse che – anche se non fa il miliziano di professione – comunque il kalashnikov lo tiene ben oliato sotto il letto, e lo tira fuori, e lo usa senza risparmio”.

Il Fatto Quotidiano: “Immigrati, il no di Grillo scatena la rivolta dei 5 stelle”.

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Il Giornale: “Si spacca anche Grillo”. Le mani nelle nostre tasche. Editoriale di Alessandro Sallusti:

Pare che adesso ci toc­chi pagare anche i debiti di Alitalia. La compagnia ha le ore contate. La cassa è vuota, i de­biti una montagna. I soci- una cordata di imprenditori che salvarono la compagnia dal fal­limento cinque anni fa- non se la sentono di mettere ancora mano al portafoglio e così da sabato, salvo fatti nuovi, gli ae­rei rimarranno a terra. E quali potrebbero essere queste novi­tà? La prima è che il socio di mi­noranza, l’Air France, rilevi tut­ta la baracca. Ma le condizioni poste da Parigi sono state rite­nute inaccettabili un po’ da tut­ti, sia dal punto di vista econo­mico che occupazionale che strategico. La seconda è che Alitalia, società privata, venga salvata con soldi pubblici di so­cietà statali. Si è parlato delle Ferrovie, nelle ultime ore del­le Poste. Entrambe, Ferrovie e Poste, sono ex carrozzoni man­giasoldi che negli anni bravi e coraggiosi manager hanno tra­sfo­rmato e portato in utile met­tendo fine allo spadroneggia­re di sindacati e clientele varie, soprattutto politiche.
Per non chiudere Alitalia ser­vono subito trecento milioni di capitale e quasi altrettanti di nuovi prestiti bancari. Un sa­lasso, per di più sufficiente so­lo a prolungare l’agonia, non certo a salvare la vita. C’è quin­di da chiedersi a che titolo do­vremmo buttare tanti soldi mettendo anche a rischio i con­ti­presenti e futuri di due gioiel­lini che invece i nostri euro li hanno ben usati. Se ho capito bene, Alitalia non dovrebbe fallire, o finire in mani stranie­re, perché pagheremmo un prezzo caro sui flussi turistici. Può essere, non sono un tecni­co, ma io credo che se uno stra­niero vuole visitare il Colosseo piuttosto che gli Uffizi, villeg­giare in Sardegna o svernare a Cortina, lo farà a prescindere da che lingua parla chi lo tra­sporta. Del resto ognuno di noi, se deve viaggiare, cerca la soluzione più comoda al prez­zo più conveniente senza fare tante storie”.