Anche quasi pensionato, il giudice deve essere promosso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 9:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 9:00
Anche quasi pensionato, il giudice deve essere promosso

Anche quasi pensionato, il giudice deve essere promosso

ROMA – “Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge”. A questa disposizione costituzionale si è riferito il Consiglio di Stato in una recente ordinanza della Sezione IV, la n. 03764/2015, che, pur intervenuta in un procedimento cautelare (sospensiva) contiene affermazioni nelle quali si individua l’orientamento del massimo organo di giustizia amministrativa in tema di procedure di promozione e trasferimento dei magistrati.

Come scrive Gianni Torre su Un Sogno Italiano,

il Consiglio si era già pronunciato in proposito con l’ordinanza della stessa Sezione IV n. 832/2015, riguardante la procedura di conferimento del posto di presidente di un Tribunale Amministrativo Regionale. In quella occasione aveva ritenuto “meritevoli di favorevole apprezzamento” le tesi esposte dalla difesa del ricorrente “nella parte in cui evidenziano e stigmatizzano la sostanziale introduzione, da parte dell’organo di autogoverno, per il tramite della deliberazione gravata, di un requisito di legittimazione (triennio di permanenza residua in servizio) non previsto dalla norma di legge, la quale, per converso, al comma 1 individua quale criterio di preferenza proprio l’anzianità di servizio”.

In parole semplici il Consiglio di Stato ritiene non conforme a legge, in relazione alla previsione costituzionale secondo la quale le norme sull’ordinamento delle magistrature “sono stabilite per legge”, le disposizioni dell’Organo di autogoverno della magistratura amministrativa che hanno stabilito con un regolamento interno che un magistrato amministrativo non può conseguire la nomina a presidente di TAR se ha meno di tre anni di permanenza residua in servizio. Queste limitazioni deve stabilirle la legge, non un organo amministrativo.

Investito nuovamente della medesima questione da un magistrato della Corte dei conti che non era stato ammesso ad una procedura di trasferimento non avendo diciotto mesi di servizio residuo (tra l’altro per effetto del “decreto Madia” del 2014 che ha soppresso l’istituto del trattenimento in servizio), il Consiglio di stato non ha inteso discostarsi dalla decisione assunta nella predetta ordinanza che, si legge nella nuova, è “da intendersi integralmente richiamata e trascritta”.

Sollecitato dal difensore del ricorrente, Prof. Avv. Edoardo Giardino, il Consiglio ha affermato che “la teoria dell’autovincolo – valorizzata dal TAR”, secondo la quale l’organo di autogoverno di una magistratura stabilisce esso stesso le regole, “non può in simili fattispecie essere richiamata, atteso che, se è vero e pacifico che l’autovincolo può giustificare la previa adozione di criteri e parametri orientativi da osservare nelle scelte discrezionali future, non può giungere sino ad elidere in radice e per sempre la facoltà di scelta, in contrasto con le esigenze di apprezzamento del caso concreto e degli interessi in rilievo – costituenti l’essenza della discrezionalità – che il legislatore ha voluto assicurare nella fattispecie (questo il senso della locuzione “la nomina può non essere disposta….”)”.

Una bella lezione di diritto, non c’è dubbio, la cui importanza sta proprio nell’ampiezza della affermazione che non riguarda esclusivamente il caso sottoposto all’attenzione dei giudici amministrativi di appello ma tutte le fattispecie, promozioni e trasferimenti, nelle quali è stato previsto un vincolo di permanenza in servizio ai fini della promozione o del trasferimento. “Con la sua pronuncia – ha detto l’Avv. Giardino – il Consiglio di Stato ha recepito in pieno la validità della tesi esposta nel ricorso e ribadita in Camera di consiglio, tra l’altro risultando il regolamento impugnato in aperta, intrinseca contraddizione con precedenti versioni dello stesso che stabilivano termini diversi. In alcuni casi, alla Corte dei conti, per il Presidente aggiunto ed il Procuratore generale non è addirittura previsto un tempo di servizio minimo  residuo, sicché a quegli elevatissimi posti di funzione potrebbero essere nominati magistrati cui rimanesse anche solo un mese di servizio”. Con quale interesse per il buon funzionamento dell’Istituzione è difficile comprendere (…)