Anche se colpito, Gastone voleva ammazzare Ciro. Grazia Longo, La Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 12:35 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 12:35
Anche se colpito, Gastone voleva ammazzare Ciro. Grazia Longo, La Stampa

Anche se colpito, Gastone voleva ammazzare Ciro. Grazia Longo, La Stampa

ROMA – “Omicidio volontario – scrive Grazia Longo della Stampa – Non è destinata a cambiare l’ipotesi di reato nei confronti di Daniele De Santis, l’ultrà romanista di estrema destra accusato di aver ferito a morte il tifoso napoletano Ciro Esposito, il 3 maggio scorso, prima della finale di Coppa Italia”.

L’articolo completo:

Nonostante, la perizia di Ris sostenga che De Santis, alias Gastone, abbia sparato dopo essere stato accoltellato, la Procura di Roma non è affatto intenzionata a derubricare il reato in legittima difesa o omicidio preterintenzionale. Né tanto meno a prevedere il tentato omicidio nei confronti dei napoletani che hanno aggredito Gastone.
Possibilità paventata dai suoi difensori, gli avvocati Tommaso Politi e Michele D’Urso.
E la mamma di Ciro, Antonella Leardi, tira un sospiro di sollievo: «Ho sempre avuto e continuo ad avere fiducia nella giustizia. Nessuno mi può restituire mio figlio, ma alla notizia che il suo assassino potesse essere agevolato solo per l’ipotesi che avesse sparato dopo essere stato ferito mi sono sentita male. È stato come se mi avessero ammazzato un’altra volta Ciro».

L’inchiesta dei pm Eugenio Belmonte ed Antonino Di Maio tiene conto delle preziose informazioni contenute nella perizia dei Ris. Ma sapere che «Daniele De Santis, abbia sparato dopo essere stato sopraffatto dagli aggressori, ferito e sanguinante, con le mani sporche del suo stesso sangue», non modifica la ricostruzione iniziale. Ovvero quella di una rissa degenerata in omicidio con l’ultrà romanista scatenato in un attentato contro il pullman dei tifosi con petardi e bombe carta, l’intervento dei sostenitori del Napoli, con i quali De Santis ingaggia un contatto fisico culminato nella sparatoria.
La procura, tra l’altro, non è affatto intenzionata a interrogare l’indagato, neppure dopo l’incidente probatorio del 24 settembre, nel corso del quale verrà consegnata e illustrata la perizia dei Ris di Roma. L’unica eventualità al momento presa in considerazione è che Gastone chieda spontaneamente di essere sentito, soprattutto alla luce del suo rifiuto di parlare durante l’interrogatorio di convalida della custodia cautelare.
Tutta da chiarire è, invece, la sua reazione alla perizia dei Ris. Ammetterà di aver sparato sperando di ottenere la legittima difesa? «Lo incontreremo domattina nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Viterbo – annuncia l’avvocato D’Urso -. Io e il mio collega stiamo valutando il da farsi alla luce delle rivelazioni tecniche dei Ris».

Tra queste l’estrema vicinanza dei tifosi napoletani aggressori a De Dantis durante la sparatoria tanto che, come si legge nella perizia, «il sangue di Alfonso Esposito è addirittura presente sulla parte anteriore della pistola e la sua giacca è risultata positiva ai residui dello sparo». E ancora: «È probabile che pure Gennaro Fioretti fosse vicino all’area di fuoco in considerazione del colpo di rimbalzo che lo ha attinto al braccio destro e di quello che lo ha colpito al polso sinistro, nonché del ritrovamento nella pozza di sangue in cui si trovava De Santis, del berretto tipo baseball sulla cui superficie interna c’è materiale biologico da contatto riferito geneticamente a Fioretti».

Un piccolo giallo, anche se ininfluente ai fini della ricostruzione della dinamica dei fatti, è poi quello dei guanti di Daniele De Santis. Per la procura ha sparato mentre indossava i guanti, sui quali sono state trovate tracce «univoche e compatibili» con la polvere da sparo, presenti anche sugli abiti dei napoletani feriti. Per i Ris, invece, i guanti potevano non essere indossati ma «essere comunque portati al seguito di De Santis ed essere contaminati durante gli spari». Del resto, osservano gli esperti, se Gastone li avesse indossati durante l’esplosione dei colpi, «sarebbe stato lecito ritrovare su di essi anche delle tracce ematiche che invece sono assenti in entrambi i guanti sia nella parte esterna che in quella interna».