Andrea Scanzi sul Fatto: “Il favoloso mondo (alla rovescia) di Antonio Conte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2013 9:33 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 9:34
Andrea Scanzi sul Fatto: "Il favoloso mondo (alla rovescia) di Antonio Conte"

Antonio Conte (LaPresse)

ROMA – “Il favoloso mondo (alla rovescia) di Antonio” è il titolo dell’articolo a firma di Andrea Scanzi sulle pagine del Fatto Quotidiano in edicola oggi, venerdì 27 settembre:

Antonio Conte è riuscito anche in questo: nel capovolgimento totale. Nel rovesciamento del buonsenso. Due sere fa, Chievo-Juventus. Ai clivensi hanno annullato un gol (sull’1-1) generosamente concesso da Buffon e misteriosamente annullato dal guardalinee Fabiano Preti. Autore della rete, Paloschi. Nessuno aveva protestato tra gli juventini. Azione lineare e trama tutt’altro che criptica, che ha reso l’errore ancora più marchiano. (…) Il presidente Luca Campedelli, in una versione meravigliosamente eccessiva del libro Cuore, è andato addirittura a rincuorare Preti (lo stesso, peraltro, che nel novembre 2012 convalidò il gol di Vidal contro l’Inter in evidente fuorigioco): “Stia tranquillo, può succedere”.

Una lezione di fair play rara. Lo stile non è mutato quando è cominciata la processione davanti alle tivù. Sannino, tecnico del Chievo, è sembrato quasi scusarsi. Lui, mica gli altri: “I ragazzi hanno fatto il loro dovere, inutile ora stare a polemizzare sul gol annullato. Non sono questo tipo di allenatore: urlando non si cambiano i risultati. Gli arbitri sono in rodaggio come noi e De Marco aveva concesso tra l’altro il gol. Forse il guardalinee è stato tratto in inganno dalla posizione di Thereau. Le disgrazie a volte non vengono per nuocere, ora preferisco guardare agli aspetti positivi”.

Il primo grado del rovesciamento: la parte lesa non solo non protesta, ma neanche si lamenta. Mancava però il secondo grado del rovesciamento, l’altra metà del capovolgimento: il “cattivo” che non solo non chiede scusa, ma fa pure il gradasso. Zittendo con fastidio i plebei che osano – peraltro educatamente – rimarcare l’irregolarità. Ed è qui che, come sempre, è arrivato Antonio Conte. Il quale, con coerenza ammirevole, non ha mai inseguito in vita sua la simpatia. Anche da calciatore, se solo qualcuno osava irriderne il doratissimo crine, soleva reagire con la sportività belluina di chi aveva appena subito un bombardamento a tappeto sul giardino di casa.

L’approccio non è cambiato da allenatore: tutti ricordano la memorabile conferenza stampa durante la quale, in un profluvio di congiuntivi disattesi e dizioni personalissimi, straparlò di “Pippppo” (Carobbio) e “agghiacciandeeee ” (con un effetto caricaturale persino superiore a quello di Crozza). Sottolineare che Conte non è simpatico è come dire che Boccia non è Berlinguer: dato di fatto. (…)

L’attacco preventivo: non osate ricordarmi che ho vinto rubacchiando. La D’Amico ha provato a controbattere, riuscendoci in parte. Mauro ha provato a obbedire, riuscendoci totalmente. La scena appariva sempre più surreale: i tartassati che si sottomettevano ulteriormente, come Troisi e Benigni nella lettera al “santissimo” Savonarola in Non ci resta che piangere (…); e i beneficiati dal dolo che ostentavano sicumera. Lungi dal fare un minimo di autocritica, parola che del resto non ha mai dimostrato di amare granché, Conte ha concesso uno strapuntino agli amanti anacronistici della sportività: “Quando accadrà contro di noi, andremo a rincuorare l’assistente come ha fatto Campedelli come Preti”.

E ovviamente gli hanno creduto tutti, un po’ come Berlusconi quando giura di essere onesto sulla testa dei propri figli. La refrattarietà ad ammettere di essere stati agevolati dall’arbitro è trasversalmente condivisa nel calcio. Conte, coerentemente, porta tale tendenza al parossismo. Due anni fa si arrampicò sugli specchi anche dopo il gol non concesso a Muntari in Juventus-Milan, solo che in quel caso fu amenamente zimbellato da Boban, appena più agguerrito di Marchegiani (e non ci vuole molto).

Chiedere scusa non costerebbe nulla: si farebbe bella figura e nessuno potrebbe certo toglierti i punti ingiustamente presi sul campo. Eppure non lo fa quasi nessuno. Conte si è spinto oltre: se anche l’errore c’è, non bisogna parlarne. O perché nella sua testa è forse scontato che la Juventus sia aiutata, o perché in ogni caso parlarne lo indispone. Lo disturba. Lo mette di malumore. (…) L’allenatore bianconero ha applicato al calcio il rovesciamento berlusconiano: non è normale chiedere l’applicazione di una regola/sentenza, bensì volgare e persino empio. Al contrario, la prassi da assecondare è che il condannato si lamenti teatralmente, tanto della giustizia quanto di chi osa rispettarla. Un mondo al contrario e alla rovescia. Chi è nel giusto deve vergognarsene, chi è nel torto fa la voce grossa. (…)