Andrea Scanzi sul Fatto: “Renzi, monologo catodico: il nulla (ma detto bene)”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 gennaio 2014 10:24 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2014 10:25
Andrea Scanzi sul Fatto: "Renzi, monologo catodico: il nulla (ma detto bene)"

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “Matteo, monologo catodico: il nulla (ma detto bene)”. Questo il titolo dell’articolo a firma di Andrea Scanzi sulle pagine del Fatto Quotidiano:

Sta sempre in tivù, e fa bene. C’è da capirlo. È l’uomo del momento, quasi tutti i giornalisti fanno a gara a chi lo celebra di più. Matteo Renzi sa usare il piccolo schermo e non ignora che i suoi apostoli non siano altrettanto capaci. Maria Elena Boschi, la Karina Huff di Jerry Calà Renzi, ha candidamente ammesso a Ballarò che le mancate preferenze del “Verdinum” sono una concessione al maestro Berlusconi (“C’è un veto di Forza Italia, convincetelo voi”). Una titanica Simona Bonafè, a Piazzapulita, ha rivelato che i renziani votarono contro la mozione Giachetti (che lei stessa aveva firmato) “per agevolare le riforme con Berlusconi”. E la tenera Alessia Morani, a Ballarò, ha deliziato oltremodo con le sue perle economiche (criticata in merito, ha risposto piangiucchiando e gridando al complotto: “Tutti noi renziani dobbiamo abituarci ai giornalisti di parte, di destra, pagati per infangarci, per demolire subito il nuovo che nasce, che cresce”). Ovvio, dunque, che Renzi preferisca andare personalmente in tivù: per evitare i danni altrui (…)

Guardandolo da Vespa, colpiva però una volta di più l’analogia con Berlusconi. La “profonda sintonia” non è solo nelle idee, nella claque (da Lele Mora a Briatore), nel personalismo, nel decisionismo, nel superomismo: è pure nella logorrea mediatica. Fiumi di parole, neanche fosse il leader di una cover band dei Jalisse. La zuppa del Renzi non cambia mai. Un po’ di iconoclastia rubacchiata al discount (“I partitini si arrabbiano? Si arrangiano. Basta al potere di ricatto”). Una spruzzata di numeri distribuiti a caso, per dare l’idea che lui è competente e ne sa (quando un politico è in difficoltà, nove volte su dieci si rifugia in una percentuale buttata là come una ciliegina rancida su una torta scaduta). Citazionismo diffuso, battutine da Pieraccioni debole, inchini al compagno riformista Tony Blair. E il mantra eterno delle primarie vinte (il consenso elettorale usato come clava contro i contestatori: anche questo, se è lecito asserirlo, ricorda vagamente i sillogismi berlusconiani). Quando Renzi va in tivù, più che argomentare dilaga. Più che disquisire, tracima. Più che il nuovo che avanza, sembra il vecchio che indietreggia (…)