Antonella Manzione, dai capo vigili a Palazzo Chigi. Obiettivo Consiglio di Stato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Febbraio 2015 11:40 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2015 11:40
Antonella Manzione, dai capo vigili a Palazzo Chigi. Obiettivo Consiglio di Stato

Antonella Manzione, dai capo vigili a Palazzo Chigi. Obiettivo Consiglio di Stato

ROMA – La notizia, quella di un probabile passaggio di Antonella Manzione al Consiglio di Stato l‘ha tirata fuori su Libero Franco Bechis. E poi l’ha recuperata, sviluppandola, Wanda Marra per il Fatto Quotidiano.

Due giornali non esattamente amici del Governo Renzi che puntano su una storia che al premier può causare qualche imbarazzo. Manzione, infatti, è una fedelissima di Matteo Renzi. La chiamano la “vigilessa” perché era capo dei vigili a Firenze quando Renzi era sindaco. Diventato premier lo stesso Renzi l’ha chiamata come capo dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio. E ora, scrive Bechis, punterebbe dritto a un posto nel Consiglio di Stato.

Wanda Marra, sul Fatto Quotidiano, parte dall’imbarazzo di Renzi a rispondere a domanda diretta:

Ma è vero che la Manzione diventa Consigliere di stato? L’ho letto su qualche giornale (Libero, ndr)”. La domanda a Matteo Renzi Nicola Porro la fa a bruciapelo durante la puntata di Virus di giovedì sera. Lui palesemente non se l’aspetta. L’altro lo incalza. “L’ha nominata a Palazzo Chigi, questa….”. Sta per dire “vigilessa”, ma Renzi lo interrompe. E prende tempo: “L’avvocato Manzione è una delle personalità più importanti del nostro staff”. La nominerà a Palazzo Spada? “Abbiamo ancora molto tempo”, tergiversa lui. Poi, mette lì un dubitativo: “In genere al Consiglio di Stato mettono quelli un po’ più anziani” . E ribadisce per chi non avesse capito: “L’avvocato Manzione è una delle persone più straordinarie del mio staff”.

NONOSTANTE le considerazioni sull’età della sua preziosa collaboratrice, il premier non dice né sì, né no. Il fatto è che nei corridoi di Palazzo Chigi se ne parla da giorni. Per la propria nomina, spinge proprio la ex vigilessa di Firenze, voluta fortemente da Renzi a capo del Dagl (Dipartimento Affari giuridici e legislativi, la macchina operativa deputata a scrivere materialmente le leggi), a dispetto del parere contrario della Corte dei Conti. Litiga con tutti, fa la guerra a tutti. In nome della fedeltà al Capo. I cui desideri ha il compito di tradurre in legge: compito ingrato, vita difficile. E allora, vuole una polizza a vita. Questo significa che starebbe per lasciare il Dipartimento alla volta del Consiglio di Stato? No, non è questa la ratio dell’operazione: la Manzione vuole una garanzia per il futuro, ma anche una promozione, che le faccia svolgere le fatiche quotidiane dall’alto del ruolo prestigioso di Consigliere.
UNO STATUS, insomma, che la metta al riparo, visto che i contrasti sono fortissimi a Palazzo Chigi: non va d’accordo con Roberto Garofoli, capo di gabinetto del Mef. Dall’inizio ha sostanzialmente esautorato il segretario generale di Graziano Del-rio, Mauro Bonaretti (che viene dato in uscita da mesi). Litiga con tutti, fa la guerra a tutti. I provvedimenti passano tutti da lei: tanti e spesso e volentieri in arrivo a “a rate”. Nei mesi scorsi, in supplenza è andato a volte addirittura l’Ufficio legislativo del Quirinale. Una stampella che però adesso viene a mancare: come saranno i rapporti di Palazzo Chigi con il legislativo che metterà su Sergio Mattarella?
Nel frattempo, a Palazzo Spada sono piuttosto preoccupati. La voce della possibile nomina è arrivata anche a loro. Ma nulla più di una voce. Il governo deve scegliere nel prossimo futuro 6 consiglieri (di un organismo che, peraltro, più volte Renzi ha fatto intendere di voler rottamare). In genere, la prassi è che il premier prenda contatti, annunci le sue intenzioni. Stavolta, nulla. Nessuna telefonata ufficiale, nessuna consultazione. Lui sta riflettendo: non solo per le esigenze della Manzione a Palazzo Chigi, ma anche perché rafforzarsi al Consiglio di stato potrebbe essere una mossa utile.
La Manzione, 51 anni, di Lucca, oltre all’insegnamento di diritto negli istituti superiori, vanta il romanzo “Miranda va alla guerra”, premio miglior scrittore 2010 di Toscana. E la fiducia assoluta del presidente del Consiglio è una questione di famiglia.
IL PRIMO ad arrivare in un posto di rilievo nei palazzi romani è stato il fratello, Domenico Manzione. Nominato Sottosegretario all’Interno nel governo Letta. Uno dei tre posti di governo in quota Renzi. Anche lui è una vecchia conoscenza del presidente del Consiglio: magistrato, è stato a lungo pubblico ministero a Lucca, nella procura diretta da Giuseppe Quattrocchi, che fu promosso capo della procura di Firenze quando Renzi era sindaco. Oggi Quattrocchi è consigliere del nuovo sindaco Dario Nardella. E Manzione nel governo Renzi è ancora Sottosegretario agli Interni. Buon sangue non mente.

Così, su Libero, Franco Bechis aveva diffuso la notizia:

 Matteo Renzi come i vecchi imperatori di un tempo sta per fare cavaliere la sua vigilessa. Non sarà la spada come avveniva all’epoca a dare gloria alla predestinata. Ma una semplice penna: quella con cui il presidente del Consiglio sta per firmare la nomina a consigliere di Stato di Antonella Manzione, attuale capo dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri. La Manzione, che ha una laurea magistrale in giurisprudenza ottenuta con il massimo dei voti (110 e lode) all’Università di Pisa è conosciuta come la «vigilessa», perché quel mestiere ha fatto – fra tanti altri – a Firenze quando Renzi era sindaco.

Il rapporto fra i due è evidentemente fiduciario, perché è stata la prima persona che il premier ha voluto con sé appena approdato a palazzo Chigi, e l’ha imposta al centro del suo giglio magico fra lo stupore e l’ovvio disappunto della dirigenza di palazzo, nel cui mirino la povera vigilessa è subito finita. Le hanno provate tutte per farla finire in disgrazia: piccole trappole, maldicenze, dubbi sui titoli necessari all’incarico. Eppure il curriculum reso pubblico dalla stessa Manzione è fitto di titoli: abilitazione all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, abilitazione alla professione di avvocato, due master conseguiti a Trento, vice procuratore onorario presso il Tribunale di Lucca, direttore generale del comune di Firenze, comandante della polizia municipale del capoluogo toscano, dopo esserne stata il vicario per due anni, comandante dei vigili urbani di Lucca e prima ancora dirigente della polizia municipale di Livorno e di molte altre città (anche di Verona), conoscenza del francese (avanzata) e un pizzico di inglese (livello intermedio). Può vantare perfino una «medaglia di argento della città di Firenze conferita dal sindaco Matteo Renzi per attività» nel 2010. Se tutto questo ancora non fosse sufficiente a convincere gli scettici (e pare non lo sia), ecco la soluzione trovata da Renzi: facciamola consigliere di Stato, quindi tutti si zittiranno e finiranno di mormorare sui titoli insufficienti.

La guida del legislativo di palazzo Chigi è spesso stata affidata a un consigliere di Stato, e così tutto tornerebbe a posto e la si smetterebbe di concionare su questo benedetto giglio magico come fanno gli invidiosi. Ed è possibile che di fronte a un passo così deciso palazzo Chigi finalmente ammutolirebbe. Il problema però è che chiacchiere e maldicenze cominciano da qualche settimana a circolare a palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. Dove nessuno mette in discussione il potere di nomina di Renzi: erano attese in questo momento non una, ma due nomine di carattere governativo. Ma anche lì qualche naso si storce sui titoli e l’esperienza della ex vigilessa.

E insomma, qualche messaggio diretto è partito verso palazzo Chigi e anche verso il Quirinale. In parte di stupore, perché nelle orecchie di molti ancora riecheggiavano parole non entusiaste del premier verso lo stesso consiglio di Stato e il nominificio che lo avrebbe formato negli anni. Ma si sa, le idee cambiano e anche le affermazioni apodittiche dell’attuale premier in questi mesi hanno fatto virate che nemmeno il più spericolato dei piloti sarebbe stato in rado di effettuare. Sulla strada del Consiglio di Stato per altro la Manzione non sarebbe sola, ma in buona compagnia. Perché l’altro candidato in pole di possibile nomina governativa sarebbe Guido Letta, vicesegretario generale della Camera dei deputati. A sponsorizzarlo – anche qui una sorpresa – non sarebbe il celebre cugino Enrico, né zio Gianni. Ma il presidente della Camera, Laura Boldrini.