Arduino, la guerra tra i fondatori del gioiello dell’hi-tech

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 9:40 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 9:40
L'articolo della Stampa

L’articolo della Stampa

ROMA – “Dieci anni fa – scrive Giuseppe Bottero della Stampa – erano un gruppo di amici al bar. Adesso si fanno la guerra, a colpi di comunicati stampa e cause legali. Ma non si tratta della solita battaglia che, troppo spesso, sbrana le aziende italiane: questa volta, a incrociare le spade, sono i genietti che si sono inventati Arduino, la scheda elettronica che ha permesso il decollo del mondo dei «makers», i nuovi artigiani digitali.
Arduino è un piccolo capolavoro «made in Italy», che, per farla breve, permette (quasi) a chiunque di programmare un computer”.

L’articolo di Giuseppe Bottero: Ma in realtà è molto di più: uno strumento formidabile, nato – non è un caso – ad Ivrea, nell’Interaction Design Institute di Olivetti. La Silicon Valley tricolore. Era il 2005, a scervellarsi in laboratorio c’erano Massimo Banzi, Gianluca Martino, lo spagnolo David Cuartielles, l’americano Tom Igoe, lo studente David Mellis. Sul web gira una foto scattata pochi anni più tardi: il team in maglietta, barbe d’ordinanza, sorrisi. Pare un secolo fa.
Lo scontro che lacera Arduino è diventato pubblico da una manciata di giorni. La miccia sono le parole di Federico Musto, appena nominato amministratore delegato di Arduino Srl: tratteggia i piani di crescita del gruppo, disegna un percorso che, spiega, nel giro di due o tre anni dovrebbe aprire alla società le porte della Borsa. Musto è considerato vicino a Martino, uno dei fondatori: l’uomo che possiede una della aziende che, materialmente, producono le schede. Non l’unica. Solo che l’altro ideatore, Massimo Banzi – il volto del progetto – proprio non ci sta: le vere Arduino, semmai, sono la Arduino Llc (partecipata da tutti i fondatori) con sede negli Usa, e la Arduino Sa, amministrata dallo stesso Banzi, domiciliata in Svizzera. (…) Tweet e commenti non fanno che peggiorare la situazione: «Noi stiamo cambiando il mondo, dando alle persone la possibilità di inventare», dice Banzi. Accapigliarsi in tribunale non faceva parte dei progetti.