Atac, corruzione e appalti senza gara. Esposito: Ecco i nomi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Ottobre 2015 11:43 | Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre 2015 11:43
Atac, appalti senza gara e corruzione. Esposito: Ecco i nomi

Atac, appalti senza gara e corruzione. Esposito: Ecco i nomi

ROMA – Appalti dati in gestione a società senza regolare gara, manutenzione non svolta nonostante i soldi spesi e corruzione dilagante. Questa l’Atac dipinta da Silvia Barocci sul Messaggero di sabato 17 ottobre. La società dei trasporti pubblici di Roma finita nel mirino dell’anticorruzione ora dovrà fornire spiegazioni al commissario Raffaele Cantone entro il 15 novembre sulla gestione torbida dell’azienda, mentre l’ex assessore ai trasporti della giunta Marino, Stefano Esposito, in una intervista a Repubblica dichiara: “Ora farò i nomi dei manager strapagati e incompetenti“.

L’inchiesta a Roma sulla gestione dell’Atac, tra scioperi e malfunzionamenti, continua. La Barocci sul Messaggero scrive che nel mirino degli inquirenti ci sono appalti per un valore di 2 miliardi di euro:

“Tutto (o quasi) senza gara. Dai 357 euro per guanti di protezione («foderati in jersey») a 24 milioni di euro totali per tre appalti di manutenzione annuale di 53 convogli sulle linee metro A e B alle quali si aggiungono decine di voci analoghe, fino ad arrivare ai quasi 50 milioni per il servizio di vigilanza ”spezzettato” in lotti. A scorrere l’elenco di 20.324 appalti Atac che raggiungono i circa due miliardi di euro per forniture e servizi negli ultimi 5 anni, quella che dovrebbe essere l’eccezione – vale a dire la procedura negoziata – nel 90% dei casi è regola. Contravvenendo così a tutte le norme, quelle che vogliono una gara europea per appalti superiori al milione di euro e il ricorso alle procedure negoziate solo in casi straordinari e dietro «adeguate motivazioni». E invece l’affidamento diretto e senza pubblicazione di bando per acquistare pezzi di ricambio per bus e metro, ma anche per la gestione di asili aziendali, sono stati all’ordine del giorno sia durante la giunta Alemanno sia in quella Marino”.

Scorrendo gli elenchi, continua il Messaggero, si vede che tra il 2013 e il 2015 gli appalti sono stati affidati con negoziazioni e senza gara:

“Il caso più eclatante, sotto la giunta Marino, è quello della vigilanza armata e della manutenzione di treni e bus. Per i vigilantes si è fatto ricorso a dieci procedure negoziate senza pubblicazione, che nel totale si aggirano sui 50milioni di euro. Uno dei lotti, nel 2015, è arrivato a superare i 15,4 milioni di euro per servizio di «vigilanza armata, portierato e ronda presso tutti i siti di Atac Spa dal 16 febbraio al 30 settembre con una deliberazione del Cda». Anche i tre lotti (due da 6,5milioni e uno da circa 11 milioni) per la manutenzione di 53 convogli nel 2014-2015 e una costellazione di altri affidamenti per lo stesso servizio con cifre più basse sembrano rientrare nello stratagemma «spezzatino».

Tra il 2011 e il 2012, quando il business di Carminati e Buzzi fa il salto di qualità, il 98% degli appalti Atac per la fornitura dei servizi viene affidato con procedura negoziata. Tra casi più eclatanti rientrano i premi assicurativi, comprati per 25,9 milioni di euro nel 2012. Gli importi possono sembrare più bassi per singola voce, ma il totale è impressionante. Per i soli servizi di pulizia di febbraio 2012 nelle varie sedi aziendali dell’Atac sono stati pagati alla Cometa Srl 522mila euro. Niente gara anche per 1,6 milioni di euro per un «accordo quadro in base al quale affidare ad un unico operatore economico i lavori di manutenzione ordinaria delle gallerie delle linee metro A e B». Negli anni della giunta Alemanno, infine, il sistema «spezzatino», per importi totali milionari, è stata la regola anche per pagare i buoni pasto e per le parcelle delle spese legali”.

Intanto l’assessore dimissionario Esposito in una intervista a Mauro Favale per Repubblica racconta il “far west” Atac, dove i manager hanno “stappato lo champagne” una volta saputo delle sue dimissioni:

“«Quei 15-20 manager superpagati a 200-250 mila euro l’anno, quelli a cui dissi, appena arrivato qui a luglio “io vi romperò i coglioni” ».
I nomi, assessore.
«Posso immaginare che un brindisi l’abbia fatto Giuseppe Depaoli, il direttore del personale che mal sopportava le mie iniziative per provare a mettere un po’ di pace col personale, preferendo invece lavorare in un clima di scontro permanente».
Si è chiesto il perché?
«Forse perché fa comodo avere questo clima per nascondere i veri problemi dell’azienda e dire che è colpa dei lavoratori».

Depaoli ha brindato da solo?
«Lui è una delle peggiori espressioni dell’azienda dal punto di vista gestionale. Ma in Atac c’è il responsabile delle relazioni industriali indagato per la vicenda della Parentopoli, il capo dell’ufficio legale coinvolto in quella dell’Ama. Può una municipalizzata che versa in queste condizioni permettersi manager così? Non dico che vanno licenziati, ma almeno messi di lato».
E i suoi rapporti con l’amministratore delegato dimissionario Danilo Broggi?
«Ho chiuso con lui da più di un mese, da quando mi promise di dare il via libera al bilancio l’8 di settembre. Salvo poi non approvarlo e non dirmi nulla»”.

Esposito parla poi di tangenti e di giri di soldi:

“Puzza di tangenti?
«Il sospetto è lecito. La reazione rabbiosa che ho ricevuto in azienda quando ho chiesto approfondimenti su questi appalti mi fa pensare che abbiano qualcosa da nascondere».
Cos’è mancato in questi anni ad Atac?
«Il controllo della politica, l’indirizzo. Lo dice la storia: nell’era Alemanno gli assessori invece di dare la linea, passavano all’azienda gli elenchi di chi assumere e dei dirigenti da promuovere».
Il centrosinistra è assolto?
«Io sono di parte eppure ho sempre detto che una situazione così non si crea in 5 anni. La logica consociativa e clientelare che vige oggi in Atac non può essere figlia solo del centrodestra. Con Alemanno è arrivato lo sfascio organizzativo, l’eliminazione delle persone competenti che hanno dovuto fare posto a manager incapaci. Ho cominiciato a monitorare le gare a trattativa privata a partire dal 2011. Ma andando indietro chissà cosa si trova»”.