Rassegna Stampa

Atac e quei milioni di biglietti falsi. La superperizia: “Rischio default”

Atac

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ROMA, 31 GEN – “Milioni di biglietti falsi all’Atac”. E’ questa la conclusione di una superperizia firmata da un pool di esperti finita sul tavolo della Procura poco più di un anno fa e consegnata all’ex amministratore delegato Carlo Tosti.

Un sistema di controllo del tutto inefficace, quello dell’Atac: controlli superficiali, contabilizzazioni inesistenti, sistemi operativi fallaci. E i biglietti falsi ora rischiano “di contribuire al fallimento della società per i mancati introiti”.

Biglietti falsi generavano milioni di euro, soldi che, invece di finire nelle tasche dell’Atac, finivano nelle tasche di qualcun altro. 

La cronistoria del Messaggero:

La relazione comincia con una delibera del marzo del 2008, dell’allora ad Gioacchino Gabbuti. La bigliettazione il cui software è gestito in outsourcing da Erg (finita sotto inchiesta), assorbita quell’anno in Claves (estranea), è sotto accusa. Negli ultimi anni sono stati rilevati numerosi casi di contraffazione. Ad aggiudicarsi nel 2008 la gara per fornitura, stoccaggio e consegna è la Mecstar srl di via Naro a Pomezia. Alla bigliettazione viene aggiunto anche un sistema di ologrammi ad applicare sui titoli. Vince la gara la Luxoro. Una volta stampati e pronti i biglietti vengono affidati alla Sipro di Pomezia che li tiene in un magazzino sicurizzato. Di lì i ticket finiscono ai tabaccai ed edicolanti attraverso i distributori (14 aziende), alle emettitrici automatiche attraverso le società di manutenzione e alle biglietterie Atac attraverso la Sipro. Ed è qui il primo punto all’esame dei tecnici. Alla Sipro, oltre all’invenduto, ci sono circa (sopralluogo nell’aprile 2012) 11 milioni di biglietti non più vendibili, di cui – spiegano i tecnici – non risulta effettuata alcuna distruzione. Anche nel caso di distruzione, l’operazione desta la perplessità degli ingegneri, soprattutto per i controlli di Atac «poco accurati».

Dal 2001 al 2012 in Atac succede di tutto:

E tutto viene registrato dal pool. Furto di titoli di viaggio dalle biglietterie, dalle rivendite, dalle macchinette (anche senza effrazione). Spariscono pure gli incassi dalle macchinette distributrici, furti di titoli di viaggio dai Pos, emissioni anomale, abbonamenti mensili contraffatti. E ancora: viene trovata una stamperia clandestina, vengono rinvenuti biglietti riconosciuti validi, ma mai venduti dal sistema di verifica interno e clonazioni ripetute, con distribuzione di ticket fasulli. Sono le macchinette i «punti» più aggrediti. Per i biglietti clonati, invece, vengono coinvolte pure le rivendite. I tecnici scrivono che per alcune di queste operazioni «è stata necessaria la complicità di personale interno all’azienda per fornire i codici di cifratura», ovvero i dati crittografati sulla banda magnetica. Ma in Atac non succede nulla. Un auditing sui biglietti falsi nel 2012 viene perfino bloccato.

Altro scandalo, mai scritto, riguarda quello dei controllori.

Non tanto per presunte violazioni, ma proprio per il sistema che Atac usa. Manca una verifica sistematica sui pacchi dei blocchetti delle sanzioni amministrative con pagamento immediato e differito. Anche qui in ballo c’è un fiume di denaro. Circa 13 milioni di euro quelli registrati nel 2010 e inseriti nel fascicolo dalla commissione. Atac dovrebbe verificare la numerazione dei blocchetti, fare una quadratura sui verbali distribuiti e il numero di sanzioni comminate, oltre a contabilizzare quelli smarriti o non compilati. Alcune circostanze, scrivono gli ingegneri, «potrebbero generare comportamenti illeciti da parte degli agenti verificatori». Ancora oggi questo modello è lasciato al caso.

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