Attentati Parigi, vicini del kamikaze Ismail: “Un bulletto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 10:19 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 10:20
Attentati Parigi, vicini del kamikaze Ismail: "Un bulletto"

Un momento dei soccorsi ai feriti di Parigi

PARIGI –  Omar Ismail Mustafai, per i vicini di casa di Chartres, era al massimo un bulletto. Quel “bulletto” è uno dei kamikaze di Parigi: nato in Francia, nel sobborgo parigino di Courcouronnes, ha vissuto almeno fino al 2012 nella cittadina di Chartres, 70 chilometri da Parigi, con moglie e una figlia. Renato Pezzini, per il Messaggero, ha raccolto le voci di chi lo ha conosciuto:

Il dirimpettaio ne parla come di un ragazzino senza arte né parte: «Un radicale? Ismael? A me sembrava un bulletto, e nient’altro». Oggi nel quartiere della Madeleine a Chartres, settanta chilometri da Parigi, per strada si vedono solo giornalisti e telecamere. Chi ci abita preferisce tapparsi in casa. Ismael Omar Mostefai viveva qui fino al 2012, poi se n’è andato chissà dove portandosi dietro la moglie, una figlia, e il ricordo sbiadito di chi aveva avuto a che fare con lui. I suoi vicini l’avevano dimenticato così come si dimenticano le cose e le persone che non lasciano un segno nelle nostre vite. Ma solo fino a venerdì notte, quando Omar si è fatto saltare in aria nel teatro Bataclan dopo aver sterminato decine di persone a colpi di kalashnikov.

È un quartiere di case popolari, tutte bianche, linde, in ordine. Del degrado di certe periferie parigine qui non c’è traccia e l’abbandono sociale non è un alibi nella storia di questo ragazzo di 30 anni che viveva di piccoli lavoretti e di piccoli reati prima di scegliere di trasformarsi in un «martire» nella guerra contro l’occidente. Di fronte a quella che era la sua casa ci vive una coppia di magrebini, i soli che con imbarazzo aprono il libro delle memorie: «Un ragazzone alto e grosso, che vestiva come i rapper, i capelli lunghi sulle spalle, i modi tipici di certi bulli. È andato via due anni e mezzo fa, e tutto avremmo potuto pensare di lui, tranne che fosse un fondamentalista».