Augusto Minzolini “a processo perché ha fatto il direttore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Novembre 2013 13:46 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2013 13:47
Augusto Minzolini "a processo perché ha fatto il direttore"

Augusto Minzolini

ROMA – Augusto Minzolini a processo per abuso d’ufficio. L’accusa si riferisce alla rimozione della giornalista Tiziana Ferrario dalla conduzione del Tg1 nel 2010, quando l’attuale senatore del Pdl era direttore della testata.

Il Giornale e Libero levano gli scudi in difesa di Minzolini. Per il quotidiano di Alessandro Sallusti la colpa del Minzo-nazionale è “di aver fatto il direttore”. Stessa tesi per il giornale di Maurizio Belpietro: “In questo Paese diventa penalmente rilevante l’attività di un direttore che esercita le funzioni di direttore”, scrive Giovanna Maglie.

La notizia è data, in modo neutro, dal Fatto Quotidiano, che ricostruisce semplicemente la vicenda:

L’ex direttore del Tg 1 sollevò la giornalista dalla conduzione del telegiornale. La giornalista fece vertenza e, nel 2011, il magistrato romano Sergio Colaiocco aprì un fascicolo sulla vicenda. Ieri il gup Rosalba Riso del Tribunale di Roma ha accolto la richiesta del pm, che chiedeva il rinvio a giudizio di Minzolini. Per la Procura Minzolini “avrebbe provocato intenzionalmente un ingiusto danno” alla giornalista: dopo averla rimossa dalla conduzione del Tg 1 delle 20, non le assegnò infatti alcun incarico, come riconosciuto dal giudice del lavoro. (…) L’ex direttore del Tg 1 si è detto “allibito”, aggiungendo di “sentirsi un perseguitato”. Tiziana Ferrario, che si è costituita parte civile nel processo, ha dichiarato: “Spero che questa decisione serva atutti i colleghi della Rai. Quanto è accaduto al Tg 1 non deve ripetersi”.

Toni molto più accesi sui giornali legati alla famiglia Berlusconi. Sul Giornale Patricia Tagliaferri srive:

Rinviato a giudizio per avere, di fatto, esercitato le sue prerogative di direttore deci­dendo di cambiare il volto di una conduttrice dell’edizione serale del Tg da troppi anni in vi­deo.

Augusto Minzolini,l’ex di­rettore del Tg1 oggi senatore del Pdl, sarà processato per abu­so d’ufficio il prossimo 8 aprile. La sua colpa? Quella di aver tol­to dallo schermo Tiziana Ferra­rio per sostituirla con un faccia nuova e non averla ricollocata adeguatamente per un certo pe­riodo di tempo. Una scelta effet­tuata in base a un fisiologico turn over , si è sempre difeso il giornalista. Non per la magistra­tura, che ormai evidentemente ritiene di poter decidere anche chi debba condurre i Tg della re­te ammiraglia.

(…) Allibito Minzolini, che pure si aspettava questa decisione, visto che nel tritacarne della giustizia c’era già finito per il presunto utilizzo improprio delle carte di credito aziendali, accusa dalla quale è stato assol­to lo scorso febbraio. «Mi sento un perseguitato – dice – la realtà è che in questo Paese diventa penalmente rilevante se uno punta al rinnovamento e deci­de di fare largo ai giovani. Io quando sono arrivato al Tg1 ho assunto 18 precari senza tenere conto del loro orientamento po­litico. Prima e dopo di me mai nessun direttore era finito a giu­dizio per aver cambiato qualco­sa nella conduzione di un tele­giornale ».

(…) L’ex direttore è incredu­lo, ma non pentito per le scelte fatte alla guida del Tg: «Rifarei tutto, Tiziana Ferrario era in vi­deo da 28 anni, cioè da quattro generazioni di giornalisti, e vo­leva continuare a starci. Vorrei sapere alla lu­ce di questo rinvio a giudi­zio quali sono i diritti e i dove­ri di un diretto­re ».

(…) Le vi­cissitudini minzoliniane han­no scomodato anche la Fnsi, scesa in campo per sottolinea­re come sia «motivo di grande tristezza che per affermare il giusto diritto al lavoro di una persona impedita a esercitare la sua professione perché la pensa diversamente dal suo di­rettore debba intervenire un giudice».

Libero ospita dalla prima pagina un articolo a firma di Maria Giovanna Maglie dal titolo perentorio: “Minzolini va a processo per aver fatto il direttore”. L’autrice del pezzo definisce Minzolini “cronista di razza” e accusa la Rai di avergli “scippato il posto” negandogli il reintegro (nonostante Minzolini sieda tra le fila del Senato, con annesso stipendio).

Il processo prenderà il via il prossimo 8 aprile davanti alla quarta sezione penale del tribunale. Tradotto in soldoni: in questo Paese diventa penalmente rilevante l’attività di un direttore che esercita le funzioni di direttore, naturalmente solo se questo direttore è della Rai e non è espressione o emanazione o di gradimento del partito Rai, e questa aberrazione viene accettata serenamente, perfino con soddisfazione, dalla corporazione, a meno di smentite che attendo con ansia ma senza soverchia speranza.

La prima domanda riguarda tutti i direttori di giornali e telegiornali prima durante e dopo Minzolini. Hanno esercitato le loro prerogative sostituendo capi servizio redattori capo e vice, vice direttori e conduttori? Naturalmente si, è del tutto normale, come è normale che il gradimento a un direttore si esprima con volto palese che so a La Stampa, non con voto segreto come capita alla Rai.

Poi Maria Giovanna Maglie se la prende con il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi:

Alla Rai c’è un direttore che giustamente si rifiuta di obbedire a una direttiva fessa del geniale attuale direttore generale, Gubitosi, che vieta ai direttori di condurre tg e approfondimenti, pena la rimozione. Lei se ne infischia, tutti zitti. Com’è questa storia? È che ci sono figli e figliastri, vallo a dire a Gubitosi, disinvoltamente scivolato dalle nomine montiane a quelle di larghe intese con volo di colomba, come l’ultima infornata. La seconda riguarda le prerogative di un conduttore. Può cambiare mestiere uno, una in questo caso, che sia stata attaccata alla sedia per ventotto, dico ventotto, anni, o succede come per i ministri, che piuttosto che dimettersi fondano una bella corrente moderata? La terza domanda è collegata. Può un direttore che non voglia fare il passacarte, e creda alle balle sul rinnovamento e largo ai giovani, assumere diciotto precari senza tener conto del loro orientamento politico, tutti scelti dai direttori precedenti che non si erano preoccupati di dar loro una prospettiva futura, e metterne qualcuno in video, magari al posto di Tiziana Ferrario, che ci stava incollata da 28 anni, cioè più o meno da quattro generazioni di giornalisti? Quali sono le prerogative di un direttore, i suoi diritti?

(…) Non userò più di tanto l’argomento corrente in Rai sul cosiddetto cimitero degli elefanti, una serie di uffici dedicati a chi non fa niente ma non sta a casa, il tutto senza scandalo da decenni. Forse però il giudice dovrebbe verificare, o sapere, che la Ferrario è stata promossa da vice a caporedattore proprio dal cattivone Minzolini, che le ha offerto di seguire grandi eventi internazionali, poi di diventare corrispondente a Madrid, infine di dirigere le edizioni del mattino, che sono notoriamente indipendenti, e seguite, ricevendone continui grazie no, sono in ferie o non mi interessa. Se il giudice sa queste cose, ci spiega dove ha ravvisato l’abuso d’ufficio?