Aumento Iva, Letta e Berlusconi: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2013 8:36 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2013 8:36

Il Corriere della Sera: “Iva, un miliardo per il rinvio.” Per non finire sotto tutela. Editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi:

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“Il mondo cambia ma la politica economica in Italia è ferma. Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha annunciato la fine del «quantitative easing», la straordinaria immissione di liquidità sui mercati che durava da oltre quattro anni. Non c’è di che sorprendersi. L’economia americana ha ripreso a crescere e la disoccupazione è scesa al 7,2%. Molti anzi pensano che Ben Bernanke avrebbe dovuto cambiare rotta anche prima. Gli effetti già si vedono: i rendimenti dei titoli decennali emessi dal Tesoro americano sono saliti di un punto in poche settimane, dall’1,6 al 2,6%. I titoli decennali tedeschi li hanno seguiti, con rendimenti anch’essi in salita. Per noi sono cattive notizie: con un debito al 130% del Prodotto interno lordo il deficit pubblico è particolarmente sensibile a variazioni nei tassi di interesse.
Il Consiglio europeo di giovedì chiuderà la «procedura di infrazione per deficit eccessivo» aperta contro l’Italia nel 2009.”

Il piano di Saccomanni per il rinvio. Articolo di Stefania Tamburello:

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“«Sto lavorando, c’è da lavorare. Stiamo individuando delle opzioni. Ma il governo le valuterà collegialmente». Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ieri è rimasto a casa, a Roma. Non è andato al ministero ma non è stata una domenica di solo riposo dopo le discussioni di Bruxelles. In contatto telefonico col presidente del Consiglio Enrico Letta, ha approfondito i dossier più delicati in attesa di una decisione, primo fra tutti quello sul rinvio dell’aumento di 1 punto di Iva che scatterà il 1° luglio. Il pressing del capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, le polemiche politiche, non lo turbano più di tanto. Saccomanni le aveva messe in conto quando aveva accettato il difficile compito di assumere la regia dei conti pubblici del governo Letta.
«Serve una larga intesa» ripete da giorni. Come dire che il problema è politico non tecnico. Perché se così fosse, se si trattasse solo di numeri non ci sarebbero molte alternative al restare fermi, a non toccare nulla. Perlomeno in questa fase. Perché le risorse per finanziare la misura fiscale, dopo la sospensione dell’Imu e il pacchetto lavoro, sono scarse. Saccomanni non dà cifre ma dal Tesoro filtra che i tecnici del ministero sarebbero comunque riusciti a recuperare i fondi, circa 1 miliardo, necessari a sostenere un rinvio dell’aumento dell’Iva di tre mesi. La decisione comunque sarà «collegiale» come lo sarà l’eventuale assunzione di costi più gravosi. Nelle casse dello Stato non ci sono infatti tesoretti o riserve, ma solo capitoli di spesa e di entrata da verificare per vedere se ci sono spazi da recuperare. Saccomanni, a dire il vero, lo sapeva anche prima di diventare ministro dell’Economia. Ma ora, a cinquanta giorni dalla sua nomina, ne ha avuto la conferma.”

La prima pagina de La Repubblica: “Solo un miliardo per il lavoro.”

La Stampa: “I sindacati: patto con Letta.” Il primato delle regole su voto popolare. Editoriale di Vladimiro Zagrebelsky:

“L’aspirazione dell’onorevole Biancofiore a ricorrere alla Corte europea dei diritti umani, in difesa del diritto di Silvio Berlusconi a un processo equo, non ha spazio nel sistema europeo di cui l’Italia è parte. Alla Corte europea possono ricorrere le vittime, non gli amici ed estimatori. Quella dichiarazione può dunque essere relegata tra le stravaganze. Ma non va lasciato in ombra un tema – quello delle conseguenze di condanne sul diritto dei cittadini di partecipare alle elezioni – che invece merita di essere trattato e discusso con riferimento al diritto europeo, cui l’Italia è legata. Per garantire la democraticità degli Stati europei, la Convenzione europea dei diritti umani stabilisce che le elezioni si svolgano in modo da assicurare «la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo».

Israele riscopre la paura nel Golan. Dall’inviata Francesca Paci:

“Nei ventitré anni trascorsi a Kidmat Zvi, tra i mango e le mele del Golan, Michael Raikan non ha mai guardato con apprensione al confine siriano distante un tiro di schioppo. Oggi non passa giorno senza chiedersi se non sarebbe meglio lasciare il consiglio comunale e portare altrove i suoi quattro figli: «L’eco dei colpi è così forte che non distingui più le nostre esercitazioni militari, come quelle dei giorni scorsi, dagli scontri tra l’esercito di Assad e i ribelli. Ci stiamo preparando al peggio: abbiamo aperto e pulito i rifugi antiaereo, abbiamo fatto scorte di acqua, cibo in scatola e torce, a scuola i bambini vengono addestrati all’emergenza, iniziamo a pensare di poter diventare una Sderot del Nord». Diversamente dalla cittadina al confine con Gaza attrezzatasi suo malgrado a vivere sotto i razzi di Hamas, i kibbutz disseminati sulle alture occupate dal Israele nel 1967 e annesse unilateralmente nel 1980 hanno sempre goduto di una tranquillità tale da attrarre 3 milioni di turisti l’anno. Poi, dopo settimane di tensione crescente, la guerra è arrivata nel cortile di casa.”

Sponsor e Paesi amici. La rete che sfida Obama. Scrive Paolo Mastrolilli:

“Vladimir Putin, Xi Jinping, Julian Assange, Baltasar Garzón, Rafael Correa, forse i fratelli Castro e Nicolàs Maduro. Che cosa hanno in comune tutte queste persone? Edward Snowden, perché rappresentano la singolare alleanza internazionale che lo ha sostenuto e gli ha consentito di fuggire. O meglio, hanno in comune l’avversione per gli Stati Uniti, contro cui hanno fatto fronte unico, accendendo la luce sulle nuove dinamiche che regolano gli equilibri globali. Washington sta premendo su Russia, Ecuador, Cuba e Venezuela, affinché non diano asilo al fuggito, cui hanno revocato il passaporto.”

Il Giornale: “La prima bugia di Letta.” Editoriale di Alessandro Sallusti:

Da oggi, probabilmente, il governo sarà un po’ meno tedesco anche se non sul punto che tutti ci auguravamo, quello della dipen­denza alla politica economica della Mer­rkel. È che, salvo colpi di scena, dovrebbero arrivare in serata il licenziamento, camuffato da dimissioni, della ministra Idem, travolta prima dallo scandalo della sua evasione fiscale, poi dalle bugie dette per difendersi e infine dalla sua immensa arroganza: sono campiones­sa olimpica, non commercialista, ha detto con tono scocciato in faccia ai cittadini italiani costretti a pagare le tasse indipendentemente dai loro meriti sportivi. La canoista italo-tedesca con la passione della politica or­mai non è più difesa neppure dai suoi amici di sinistra, tantomeno dal premier Letta che ieri l’ha di fatto con­gedata in diretta tv, ospite di Lucia Annunziata. Se la Idem è spacciata, il suddetto Letta accusa qual­che acciacco, tanto da essere costretto a dire la sua pri­ma bugia da premier: «L’Iva?L’ha innalzata il governo Berlusconi» ha balbettato il premier. Peccato che non sia vero.L’aumento dell’Iva è stato varato dal tassatore Monti, come noto a chiunque. Un colpo di caldo, una gaffe? Non credo. Penso che Letta sia semplicemente in difficoltà e abbia deciso di unirsi ai seminatori di ziz­zania per confondere un po’ le acque. Sa che entro otto giorni, come chiesto dal Pdl, deve annullare l’aumen­to della tassa (previsto per il primo luglio) o andare a casa, come ribadito sabato anche da Alfano. Non è un capriccio, ma parte del patto fondante di questo ano­malo governo di larghe intese.”