Auto con targhe straniere: il boom per non pagare le multe

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 10:14 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 10:14
Auto con targhe straniere: il boom per non pagare le multe

Auto con targhe straniere: il boom per non pagare le multe

GENOVA – Avere una targa straniera per evitare le multe. Un vero e proprio boom, scrive Roberto Sculli sul Secolo XIX, con gli automobilisti di auto dalle targhe straniere che hanno piena immunità dal Codice della strada. E circa la metà delle 13mila contravvenzioni che in media ogni riguardano le targhe straniere non vengono pagate.

Sculli sul Secolo XIX spiega che non solo le multe non vengono pagate, ma sono un “danno economico”:

“Non solo: rappresentano al contrario un danno economico, perché le porte si chiudono dopo laboriose – e costose – procedure di notifica. Soste vietate, soprattutto. Quindi telecamere che vigilano sulle corsie bus oppure sugli ingressi delle zone a traffico limitato, fino ai più classici autovelox. La galassia degli impuniti sguazza in particolare tra questi meandri del Codice, ma non mancano stop o semafori ignorati senza particolari convenevoli. Perché quello che per un cittadino italiano onesto – leggi: titolare di un domicilio reale e conosciuto – si trasforma in caso di pagamento non immediato in un verbale che arriva puntuale nella cassetta della posta, per chi risiede fuori Italia, o per gli “esportatori” di veicoli, tutto si fa molto più complicato”.

Un boom di targhe straniere che poco c’entra con la reale residenza dei contravventori, scrive Sculli:

“Perché se c’è chi, residente all’estero in viaggio a Genova, pagherebbe la multa ma banalmente non viene mai raggiunto dalla contravvenzione che resta imbrigliata in chissà quale ufficio, c’è anche chi è in perfetta mala fede. E, tra questi, ci sono in buona parte stranieri immigrati, ma anche italiani purosangue. Almeno il 10% del totale, per quella che giocoforza è una stima a spanne”.

E non tutti i Paesi esteri sono pronti a collaborare perché la contravvenzione giunga al destinatario:

“Una lista sommaria, traendo spunto dalle targhe più frequenti in cui si imbattono gli agenti di polizia municipale (come di altri Corpi), racconta che ad esempio la Francia non coopera granché, eccetto alcune regioni quali l’Alsazia (il decentramento spinto fa sì che le istituzioni francese abbiano atteggiamenti molto variabili). Spesso poco incline a fornire informazioni sui suoi intestatari di veicoli è anche la Svizzera, che, al contrario, si rivela molto puntuale in senso inverso. Più “positivi” sono in genere i contatti con la Germania, l’Austria, la Spagna e, guardando ai problematici Paesi dell’Est Europa, con la Moldavia, grazie a degli specifici accordi di cooperazione”.

C’è poi l’esportazione fittizia di veicoli:

“con una procedura (quasi) banale, si ottiene una nuova immatricolazione fuori Italia per il proprio veicolo. Questo ha un duplice effetto: un regime fiscale agevolato (l’assicurazione è più che economica e il bollo talvolta inesistente); secondo, complica l’individuazione del conducente nel caso di violazioni al Codice della strada”.

E se la Bulgaria è il paese preferito per questo tipo di operazioni, esistono anche “pacchetti completi”:

“Tanto che ormai da tempo fioriscono come funghi anche siti web e agenzie che offrono pacchetti tutto incluso per portare a termine la pratica”.