Autostrada Orte-Mestre, Il Fatto Quotidiano: “Un affare per Vito Bonsignore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 novembre 2013 9:31 | Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2013 9:32
Il Fatto Quotidiano, la prima pagina di domenica

Il Fatto Quotidiano, la prima pagina di domenica

ROMA – “Il governo butta 10 miliardi per l’autostrada degli amici” scriveva domenica (10 novembre) il Fatto Quotidiano in prima pagina. Sotto tiro il via libera per l’autostrada Orte-Mestre e da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). 380 chilometri di asfalto in 5 regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia e Veneto) che costeranno quasi 10 miliardi di euro. Il tutto completato per il 2021. “Un affare destinato a finire in bocca”, scrive Daniele Martini, “a Vito Bonsignore, il finanziere-costruttore-politico che per primo ha presentato un progetto assicurandosi un preziosissimo diritto di prelazione che varrà oro al momento della gara europea per la scelta dell’azienda che dovrà realizzare l’opera”:

LA STORIA dell’autostrada Orte-Mestre comincia 12 anni fa, lo stesso giorno in cui il governo Berlusconi approva la famosa legge Obiettivo, quella che avrebbe dovuto far sbocciare il “nuovo Rinascimento italiano” assicurando pure un periodo di splendore ai costruttori, soprattutto i 13 maggiori riuniti nell’Agi. Come è andata a finire lo sanno tutti: di grandi opere nemmeno l’ombra, l’edilizia agonizza e proprio alcuni mesi fa una bella fetta di costruttori piccoli e medi ha abbandonato l’Ance e la Confindustria proprio in polemica con la legge Obiettivo. L’Orte-Mestre fu inserita nell’elenco degli “interventi strategici” e nella tacita spartizione dei pani e dei pesci, Bonsignore si fece avanti con una proposta e un progetto. L’iniziativa poi sembrava si fosse arenata perché lo Stato non trovava i quasi 2 miliardi iniziali necessari per passare dalle intenzioni ai primi passi concreti. Quei quattrini sono spuntati questa estate con un sistema molto complesso, sulla cui correttezza e linearità si sa già che alla fine dovrà pronunciarsi la Corte dei Conti.

I quattrini sono stati promessi ai futuri realizzatori (leggi Bonsignore) con un abbuono di circa 2 miliardi di euro sulle tasse delle imprese (Ires e Irap) valido per 15-20 anni. Il periodo ritenuto necessario per completare i lavori e avviare la gestione. Nel frattempo quei quattrini Bonsignore se li farà anticipare cash dalle banche e quindi su di essi graveranno fior di interessi che lo Stato dovrà via via coprire.