Baby squillo Parioli, il giallo del suicidio di Saverio Santomassimo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Maggio 2014 11:06 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2014 11:07
Baby squillo Parioli, il giallo del suicidio di Saverio Santomassimo

Baby squillo Parioli, il giallo del suicidio di Saverio Santomassimo

ROMA – La prima vittima dell’inchiesta sulle due giovanissime prostitute dei Parioli potrebbe avere il volto di Saverio Santomassimo, un tecnico dell’Enea trovato impiccato due giorni fa nel centro di ricerche della Casaccia.

Scrivono Lorenzo De Cicco e Cinzia Orlandi sul Messaggero.

Dietro la morte del dipendente, forse il terrore che in qualche modo il suo nome potesse essere accostato alla vicenda che vede coinvolte due ragazzine di 15 e 16 anni, convinte da uno sfruttatore a vendere il proprio corpo in un appartamento dei Parioli. Sul motivo del suicidio restano però molte ombre. Anche perché il nome di Santomassimo non figura nell’inchiesta: né tra i testimoni, né tra gli otto rinviati a giudizio nel processo che partirà il prossimo 16 maggio.

Nelle due lettere lasciate ai parenti e ritrovate nel suo ufficio però sarebbero contenuti, secondo quanto si apprende da fonti di polizia, espliciti riferimenti alle due escort minorenni, oltre ad alcuni vagheggiamenti sul Papa. Il tecnico, secondo quanto risulterebbe dai due scritti, temeva che il suo nome potesse venire accostato allo scandalo. Ma il condizionale è d’obbligo. Anche perchè quello di Santomassimo sembra un profilo anomalo rispetto agli altri clienti finiti nel giro delle baby-squillo: tutti professionisti della Roma bene, con cui un elettricista della provincia, con un salario inferiore ai 2mila euro al mese, sembra avere poco a che fare. «Nessuno può pensare che Saverio fosse andato con prostituite minorenni – racconta l’amico Salvatore Scaglione – era una persona socievole e onesta. Poi con il suo lavoro non credo potesse permettersi certe tariffe». Oltre 200 euro a prestazione, come riscontrato dagli inquirenti.

Santomassimo era stato trovato morto due giorni fa dopo una settimana di ricerche. Il 53enne, residente ad Anguillara Sabazia, non era rientrato a casa la sera del 29 aprile. Dalle indagini della polizia era emersa la mancata timbratura dell’uscita dal centro di Casaccia, quindi le ricerche si erano concentrate sul luogo di lavoro. Una ricerca più difficile del previsto a causa dell’ampiezza del Centro Enea pieno di magazzini, uffici e aree boschive. Assunto come elettricista, Santomassimo aveva partecipato a diverse spedizioni in Antartide, una conclusasi poche settimane fa, e faceva il volontario per la Croce Rossa locale.