Ballottaggi, Iva, Turchia, F1: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2013 9:19 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 11:00

ROMA – Nelle città l’affluenza crolla. Il Corriere della Sera: “Forte calo dell’affluenza ai ballottaggi per le Comunali. Alle 22 il dato nazionale è stato del 33,87%, 8,51 punti in meno rispetto al 42,38% del primo turno. Bassa la percentuale di Roma: 32,30%, 5,39 punti in meno rispetto al 37,69% del primo turno. Oggi seggi aperti fino alle 15. Grillo attacca Boldrini: studi la Costituzione.”

«Un tetto allo scudo antispread». Ma la Bce smentisce passi indietro. L’articolo a firma di Stefania Tamburello:

“L’articolo in questione, dal titolo «La Bce fa di nuovo marcia indietro» riferiva della decisione prospettata da Eurotower di mettere un tetto allo scudo anti-spread, di limitare cioè ad un massimo di 524 miliardi di euro l’acquisto di bond dei paesi cosiddetti periferici da Portogallo e Irlanda a Spagna e Italia. Non si tratta di un dettaglio tecnico. Prevedere un tetto laddove era stato esplicitamente escluso al momento dell’annuncio, nel settembre scorso, delle misure non convenzionali di acquisto di titoli (Omt) varate dalla Banca centrale europea per mettere in sicurezza l’euro, vuol dire annullare l’efficacia delle misure stesse e minare la credibilità dell’azione dell’Istituto guidato da Mario Draghi. Da qui l’immediata smentita. «La ricostruzione della Faz non è corretta: non ci sono limiti ex ante all’ammontare degli acquisti che possono essere effettuati nell’ambito del programma Omt», ha precisato un portavoce della Bce ricordando che «l’ammontare sarà adeguato al raggiungimento degli obiettivi del programma». Nel comunicato diffuso da Francoforte al termine del consiglio direttivo che aveva dato via libera all’acquisto di bond con scadenza tra uno e tre anni, condizionato peraltro all’accettazione di una serie di vincoli da parte del paese interessato all’aiuto, si precisava che non erano fissati limiti quantitativi all’ammontare degli acquisti. L’annuncio dello scudo della Bce, del resto aveva bloccato gli attacchi contro la moneta unica dando concretezza all’avvertimento fatto due mesi prima dallo stesso Draghi: «La Bce farà di tutto per difendere l’euro». Lo stesso Draghi al termine del consiglio di giovedì scorso ha affermato che il programma Omt «è probabilmente la misura di politica monetaria di maggior successo dei tempi recenti». Tanto più che è bastato annunciarla perché avesse effetto facendo calare le tensioni sui mercati dei titoli di Stato e che comunque non è stata mai applicata e difficilmente lo sarà, visto che i paesi potenzialmente interessati, tra cui l’Italia, non hanno mai espresso l’idea di richiederla. Perché allora andare a tirare fuori l’ipotesi della modifica di una misura che funziona, rischiando di far ripiombare nel caos dei tassi e dei differenziali di rendimento?”

Piano per l’Iva, meno incentivi alle imprese. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“Escluso il ricorso a nuove tasse, i tecnici dell’esecutivo hanno suggerito diverse possibili strade, a prescindere dalla loro percorribilità politica. Una è la revisione delle agevolazioni fiscali, un tesoretto da 250 miliardi l’anno. L’altra è la prosecuzione della spending review sui consumi intermedi della pubblica amministrazione e l’attuazione dei precedenti progetti per tagliare i contributi alle imprese come il piano Giavazzi. Un’altra, ancora, punta sull’accelerazione dei costi standard nella sanità e la riforma dei ticket con il «sanitometro», cioè la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini in funzione del reddito e delle patologie. Il confronto con Pd e PdL che inizierà in settimana servirà a chiarire i reali margini di manovra del governo, e dunque le concrete possibilità che ci sono sia di evitare, o allontanare, l’aumento dell’Iva, che di ridurre, o abolire, l’Imu sulla prima casa. Letta e Saccomanni sanno bene che senza scelte politiche coraggiose non sarà possibile risolvere sia il problema dell’Iva che quello dell’Imu. E con il quadro delle esigenze finanziarie davanti, chiederanno al Pd, al Pdl e a Lista Civica di uscire una volta per tutte allo scoperto.”

Comuni, l’affluenza scende ancora. Meno otto punti ai ballottaggi. L’articolo a firma di Alessandro Capponi e Ernesto Menicucci:

“Il tanto invocato recupero non c’è stato. Affluenza in calo, anche al ballottaggio, in tutta Italia. E un numero di votanti che, complessivamente, rischia di essere sotto al 50%. C’è tempo, per la verità, fino ad oggi alle 15 ma per ora i dati parlano chiaro: quasi due punti in meno a mezzogiorno di ieri (9% due settimane fa, 10,9% adesso), 8,5 punti in meno alle 22, col 33,9% di votanti rispetto al 42,3% del primo turno. Non va meglio a Roma, dove pure c’era la sfida più attesa, quella tra l’uscente Gianni Alemanno (Pdl) ed Ignazio Marino (Pd): alle dieci della sera, il calo è di 5,4 punti percentuali, con affluenza del 32,3% rispetto al 37,7% del primo turno. Più contenuto rispetto alla media nazionale, e anche al precedente del 2008, ma — alla fine — meno di un romano su quattro è andato alle urne: Roma è terz’ultima tra i capoluoghi, come numero di votanti. Un dato che, indipendentemente da chi vince, invita ad una riflessione: il futuro sindaco della Capitale d’Italia viene scelto da meno della metà degli aventi diritto. E stavolta, rispetto a due settimane fa, non ci sono alibi: niente derby calcistico tra Roma e Lazio e neppure si può dire che abbia particolarmente inciso il meteo. La giornata, infatti, è stata nuvolosa, con qualche scroscio di pioggia: il «pienone» sul litorale, tanto per dire, è rimandato.”

Napolitano accelera sulle riforme «Partiti, basta con le bandiere». L’articolo a firma di Francesco Alberti:

“«Sopravvivenza». «Impotenza». «Incubo». Usa termini forti il presidente Giorgio Napolitano nel ricordare gli impazzimenti e le contorsioni della vita politica e istituzionale di questi ultimi quattro mesi. Un modo per cercare di far capire a chi troppo spesso non ha voluto capire quale abisso e quali rischi il Paese ha sfiorato. Ma anche un modo per riempire di ossigeno e fiducia quella bolla, esposta a mille spifferi, entro la quale galleggia il governo delle larghe intese: non un esecutivo qualsiasi, ma ultima frontiera per garantire, parole del capo dello Stato, «un’esigenza minima di stabilità istituzionale e, direi quasi, di sopravvivenza istituzionale». Un esecutivo nato in condizioni eccezionali, nel senso più drammatico della parola, che mette insieme forze e culture da sempre in concorrenza, ma che non ha e non può avere l’ambizione di divenire norma: «Ognuno, a un certo momento, riprenderà la sua strada» tiene a precisare Napolitano, quasi a voler rassicurare chi ora vede nel governo Letta uno stravolgimento della normale dialettica tra partiti. Spiega, puntiglioso: «Un’alleanza politica è sempre un’alleanza a termine, in modo particolare quando è un’alleanza eccezionale, come quella attuale». In questo senso, non hanno quindi ragione d’essere timori e voci, alimentati più o meno strumentalmente, tendenti a dipingere l’attuale situazione come qualcosa d’immutabile, se non peggio. Napolitano su questo è categorico: «A circa 40 giorni dall’investitura dell’esecutivo, vedo serpeggiare la preoccupazione che questa alleanza possa durare troppo, anzi, per l’eternità: francamente sono un po’ sbalordito».”

Merkel più morbida sull’Italia. La Stampa: “Alla cancelliera Angela Merkel sta a cuore risolvere il nodo della crescita frenata dalla bassa competitività europea e sprona l’Italia perché faccia le riforme e paghi al più presto i 70 miliardi di debiti della Pubblica amministrazione con le imprese. Uno sprone anche da Napolitano, ai partiti: «Basta bandiere, servono riforme». Renzi pressa Epifani sul congresso e l’elezione del segretario Pd: «Fissi data e regole. Non mi faccio fregare». Per le amministrative, ai ballottaggi affluenza a -8% rispetto al primo turno.”

Erdogan sfida la piazza: “Ora basta”. L’articolo a firma di Marta Ottaviani:

“Sembra la quiete prima della tempesta. Ieri pomeriggio migliaia di persone si sono ritrovate a Piazza Taksim, nel centro di Istanbul, e nella capitale Ankara per manifestare contro il governo islamicomoderato. L’occupazione di Gezi Parki, l’area verde da cui è nata l’ondata di protesta che si è trasformata in rivolta contro l’esecutivo, dura da più di una settimana. E ieri il premier Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un messaggio: «La pazienza del suo governo ha dei limiti. Siamo pazienti, rimarremo pazienti, ma la nostra pazienza ha dei limiti». Il premier ha fretta di mostrare che il popolo è dalla sua parte. Ieri ha parlato dell’occupazione di Gezi Parki in ben quattro discorsi diversi, tornando a paragonare le migliaia di manifestanti che stanno occupando il centro di Istanbul pacificamente a «sciacalli che bruciano e distruggono» e accusando la stampa straniera di riportare una versione distorta dei fatti. Il prossimo fine settimana si terranno due manifestazioni una ad Ankara e l’altra a Istanbul. La folla sarà oceanica, anche grazie all’efficace organizzazione dell’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo fondato dal premier.”

Venezia, diventa rissa la protesta anti-crociere. L’articolo a firma di Silvia Zanardi:

“Gli attivisti del comitato «No grandi navi», un gruppo che da anni cerca di allontanare i giganti del mare da Venezia – e di vietare il loro invasivo passaggio a pochi metri da Piazza San Marco – scalda la gente dall’alto di un piccolo furgone pieno di bandiere, manifesti e dominato dall’immancabile gonfalone. A terra, tappeti di salvagenti colorati uniti a materassini, braccioli da bambino e una vecchia barchetta di legno. Sembra una festa. Ma basta poco. E la piazza diventa terreno di scontri. I salvagenti, i materassini e i frammenti della barca di legno, che prima giacevano a terra, si trasformano in scudi adatti ad andare contro il massiccio cordone di poliziotti che blocca ai manifestanti all’ingresso del terminal crociere. I dimostranti volevano andare proprio lì dentro, in area portuale e impedire alle navi di salpare. Al terminal, però, non sono arrivati. E il muro contro muro si è fermato fra fumogeni, tensione e tafferugli.”

Mezza vittoria. L’articolo a firma di Stefano Mancini:

“Ci sono due momenti in cui la Red Bull tradisce tutta la propria superiorità: nel momento in cui Mark Webber fa il giro più veloce pur avendo l’ala anteriore mezza fracassata e, pochi secondi dopo, quando Sebastian Vettel si lamenta perché voleva riuscirci lui ma un doppiato glielo ha impedito. Il Gran premio del Canada dal punto di vista dei campioni in carica è poco più che una formalità: partenza, gestione del vantaggio, traguardo, prima vittoria a Montreal. Vettel si può permettere anche un paio di errori: un fuori pista senza conseguenze e una carezza al muro dei campioni, dove in passato si sono schiantati Schumacher, Villeneuve, Hill, Hakkinen (per scaramanzia è stata cancellata dal guard rail la scritta «benvenuti in Quebec»).”