Banca Intesa, addio Cucchiani e “800 milioni a Zaleski senza garanzia”

Pubblicato il 28 settembre 2013 7:49 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2013 8:04
Banca Intesa, addio Cucchiani e "800 milioni a Zaleski senza garanzia"

Enrico Cucchiani. Banca Intesa, addio

Sullo psicodramma di Banca Intesa e sui suoi retroscena, si segnalano questi articoli del Fatto, del Corriere della Sera, della Stampa, del Giornale e del Sole 24 Ore. C’è anche l’ultra sintetico flash di Repubblica, che merita di essere riportato per primo, ma per ragioni diverse:

“Intesa, summit Cucchiani-Bazoli senza schiarite martedì cambia l’ad. Entro poche ore Intesa Sanpaolo deciderà il destino di Enrico Cucchiani, l’ad in bilico per i problemi di organizzazione e strategia del gruppo. Le fondazioni socie continuano i consulti, e il presidente Giovanni Bazoli si confronterà con Cucchiani tra domenica e lunedì. Senza un chiarimento, la sua sostituzione con il vicario Carlo Messina potrebbe avvenire già martedì”.

Nulla si dice sui contenuti dello scontro. Cosa che invece fa il Fatto.

Sul Fatto, Giorgio Meletti ha scritto, sotto il titolo “Il buco da 800 milioni e l’addio di Cucchiani”:

“Sembra ormai decisa la cacciata di Enrico Cucchiani dal vertice di Banca Intesa Sanpaolo e la Borsa saluta la guerra al vertice con un sonoro -3,78 per cento del titolo Intesa”.

Sembra

“una vera lite da ballatoio che si svolge naturalmente dietro le cortine di silenzio e di sussiegosi “no comment” bancari. E pagata dai piccoli azionisti”.

[…]

L’ultra ottantenne Giovanni Bazoli,

“spalleggiato da un altro banchiere giurassico, il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, vuole cacciare l’amministratore delegato Cucchiani, nominato meno di due anni fa e confermato nell’assemblea di bilancio della primavera scorsa”.

[…]

“Com’è d’uso in situazioni del genere, gli spin doctor delle due fazioni in lotta fanno circolare versioni flautate della contesa. Ci sarebbe addirittura una differenza di vedute sul sistema duale attualmente in vigore (un consiglio di sorveglianza e un consiglio di gestione) che piace ai vecchi dinosauri della spartizione perché moltiplica le poltrone e che Cucchiani il modernista vorrebbe riportare alla normalità del consiglio d’amministrazione unico.

“Nessuno pronuncia invece il nome di Romain Zaleski, che è forse il vero nodo della contesa, ma proprio per questo viene tenuto coperto. Non deve finire sui giornali sennò si depotenziano le capacità di pressione dei contendenti. Ma il quadro è ormai chiaro.

“Intesa, negli anni del boom finanziario, ha prestato 1,8 miliardi al finanziere franco-polacco Romain Zaleski per giocare in Borsa, dove ha comprato pacchetti decisivi delle principali banche che gli prestavano i soldi, tra cui Intesa stessa. Pare che qualche genio della finanza di stanza negli uffici di Intesa abbia dato a Zaleski una cifra tra 800 milioni e un miliardo senza nessuna garanzia. Quei soldi sono ormai pressoché persi, tanto che nell’ultima semestrale Intesa ha passato 800 milioni nella colonna degli “incagli” che sono l’anticamere dalla perdita secca.

“Zaleski è amico per la pelle di Bazoli che però fa sapere un giorno sì e l’altro pure che lui non c’entra niente nella sciagurata operazione. Cucchiani, che è arrivato da un altro pianeta a fine 2011 per sostituire Corrado Passera passato al governo Monti, non vuole mettere la sua faccia sull’operazione Zaleski quando lo scandalo inevitabilmente esploderà”.

Il caso, scrive Meletti, fu sollevato la prima volta quando il

“numero uno di Unicredit Federico Ghizzoni, ha fatto sapere a Bazoli di essere stufo di rinviare all’infinito la resa dei conti con le insolvenze del suo amico Zaleski. Lì Cucchiani ha scelto di andare dritto nel senso della pulizia, per non farsi mettere in conto una porcheria epocale. E tutto il sistema Intesa si è spaventato e ha cominciato a progettare la cacciata. Che appare sempre più probabile”.

Sul Corriere della Sera ha scritto Paola Pica, dimostrando un certo coraggio, visto che Bazoli è tra quelli che contano al Corriere e l’articolo non nasconde quasi nulla. Ricorda che all’origine c’è

“la trattativa con Romain Zaleski sul debito della Tassara, una delle partite calde del sistema bancario italiano”

e che ora

“il contrasto lentamente maturato al vertice della superbanca tra lo stesso Cucchiani e il presidente del Consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli è balzato fuori di colpo”.

[…]

“Nella comunità finanziaria si dà per scontato l’addio” di Cucchiani […] La tensione, intanto, resta alta. Ieri è toccato al presidente del consiglio di gestione, Gian Maria Gros-Pietro, smentire i rumor circolati in Piazza Affari di un intervento di Intesa Sanpaolo in Mps. La voce che ha contribuito alle vendite sul titolo, peraltro già indebolito, insieme al resto del listino, dai venti di crisi di governo, raccontava di un’ulteriore contrapposizione tra Cucchiani da una parte, il presidente e le fondazioni socie dall’altra, su un’ipotetica fusione con Siena.

“Nelle 48 ore precedenti era stato Giuseppe Guzzetti a intervenire, ben due volte, per cercare di abbassare il livello della fibrillazione. Secondo le ricostruzioni, al pari di Bazoli, Guzzetti, azionista influente di Intesa, avrebbe maturato più di una perplessità sulla conduzione della banca, guardando con una certa preoccupazione anche alla conflittualità interna al management. Le tensioni emerse nelle vicende Rcs e Telecom potrebbero aver fatto il resto”.

Sulla Stampa, ha scritto Francesco Manacorda:

“Enrico Cucchiani pare ormai aver imboccato la porta d’uscita da Intesa-Sanpaolo. Lo scontro di potere che si è aperto con il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, che può contare sull’appoggio delle principali fondazioni azioniste, sembra destinato a concludersi in pochi giorni con una soluzione che apra alla successione del Ceo.

“Ma il sì dei grandi soci potrebbe avere un prezzo. Se la Fondazione Cariplo, che possiede il poco meno del 5% della banca segue in toto la linea Bazoli, anche grazie allo stretto rapporto tra il presidente e Giuseppe Guzzetti, che di Cariplo è dominus indiscusso da ben diciott’anni, se i padovani che hanno il 4,2% paiono anch’essi allineati, il principale azionista non difende certo Cucchiani, ma vuole sfruttare l’occasione della sua uscita per cambiare in modo radicale la governance dell’istituto. La Compagnia di San Paolo, presieduta da Sergio Chiamparino e che in mano ha il 10% della banca, vuole infatti passare dal sistema duale – che prevede un consiglio di sorveglianza nel quale siedono rappresentanti degli azionisti e un consiglio di gestione composto invece dal Ceo e da una maggioranza di manager – a un solo consiglio. Uno snellimento che potrebbe piacere anche alla Banca d’Italia, ma che scuoterebbe equilibri e incarichi consolidati.

Nota Manaccorda che

“dalla sede della banca non è uscito un sospiro per smentire le tensioni ai vertici o difendere Cucchiani. E’ un segnale assai chiaro anche questo di una rottura probabilmente insanabile”.

Per il Giornale,

“le nozze tedesche all’origine dello scontro: le divergenze Bazoli-Cucchiani aggravate dai contatti con una «big»di Germania”.

La tesi, di Gian Maria De Francesco, è:

“Secondo quanto riferiscono alcu­ne indiscrezioni, lo scontro al vertice si sarebbe inasprito dopo le dichiara­zioni di Cucchiani nella conference call sulla trimestrale. In quell’occa­sione il ceo aveva riferito di pensare, nell’ottica di un’unica Autorità di vigi­lanza europea, alla possibilità di un matrimonio «alla pari» tra Intesa e un altro grande gruppo di Eurolandia.

“Tale proposito non sarebbe rima­sto solo una pia intenzione. Cucchia­ni, forte della sua precedente espe­rienza in Allianz, avrebbe preso con­tatti in Germania. In quel Paese esi­stono- tolta Unicredit- solo due gran­di realtà Deutsche Bank ( capitalizza­zione 35 miliardi) e Commerzbank (10 miliardi di capitalizzazione), che – prima di essere parzialmente nazio­nalizzata – aveva acquistato Dresd­ner proprio da Allianz.

“In entrambi i casi, soprattutto nella remota ipotesi di una fusione con un gruppo più grande, gli attuali soci di Intesa (a partire da Cariplo e dalla Compagnia di San Paolo) sarebbero iperdiluiti e la loro presa sugli assetti di vertici sarebbe di molto indebolita con inevitabili conseguenze sul ruo­lo del presidente Bazoli”.

Tre articoli sono apparsi sul Sole 24 Ore, il taglio è decisamente pro Bazoli.

1. Marco Ferrando ha scritto:

“Tensione sempre alta dentro a Intesa Sanpaolo, dove la possibilità di un’uscita in tempi brevi del consigliere delegato Enrico Cucchiani sembra sempre più probabile. […] I prossimi giorni saranno decisivi: domenica, quando – secondo quanto riferito da Radiocor – Cucchiani, attualmente a New York, dovrebbe avere un colloquio con il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli; poi lunedì, quando potrebbe svolgersi un incontro tra le Fondazioni azioniste e infine martedì, quando si riuniranno i due consigli della banca e dunque potrebbe essere formalizzata un’eventuale decisione, qualunque essa sia”.

[…]

“Tra gli analisti circolava anche l’ipotesi che dietro allo scontro al vertice ci possa essere la possibilità di un impegno da parte di Intesa verso il Monte dei Paschi di Siena: a fine mattinata la voce è stata seccamente smentita dal presidente del Consiglio di Gestione, Gian Maria Gros-Pietro”.

2. “Quei timori sulla caccia agli azionisti esteri. A inizio agosto Enrico Cucchiani, presentando agli analisti la semestrale, sottolineava che per Intesa i prezzi sono «appetibili», visto un titolo che da due anni viaggia al di sotto dei due euro. Un messaggio chiaro, quello rivolto dal consigliere delegato al mercato, apparentemente “digerito” dai soci forti della banca, che però – si apprende ora – non lo avrebbero gradito affatto.

“Anzi, adesso che tutti i nodi sembrano venire al pettine, anche l’attivismo del consigliere delegato, spesso all’estero a incontrare analisti e investitori (in questi giorni è a New York, mentre l’ultimo road show nella City è di metà settembre) sembra una delle accuse che alcuni azionisti pesanti muoverebbero al manager. Già in occasione della conference call del 2 agosto, lo stesso Cucchiani – forse proprio per mettere le mani avanti – aveva specificato che «stiamo lontani da un possibile aumento di capitale, che inevitabilmente sarebbe diluitivo per gli attuali soci», ma evidentemente anche solo l’idea di un possibile rimescolamento delle carte dentro ai delicati equilibri che governano l’azionariato di Intesa avrebbe accesso i timori di qualche Fondazione. Diversi soci italiani, è ben noto, hanno in cantiere una diluizione delle proprie quote, ma certo non a questi valori di mercato (da Cariparo a Compagnia di San Paolo, Intesa è iscritta a bilancio dai due euro in su, contro l’attuale quotazione di mercato di 1,6) e soprattutto senza pressioni esterne. Di qui, appunto, la malcelata irritazione per la “caccia al socio” lanciata da Cucchiani, finora sotto traccia ma ora aggiunta alle altre motivazioni di una possibile sfiducia”.

3. “Il mercato: subito chiarezza sul capoazienda” di Laura Galvagni. La flessione del titolo di Intesa è

“da imputare, oltre che ai timori di una possibile crisi di governo, alle voci persistenti che vogliono Enrico Cucchiani, amministratore delegato della banca, prossimo all’uscita. Rumor che, per ora, non hanno trovato ferma smentita dall’istituto che invece ha prontamente definito come prive di fondamento le indiscrezioni su un possibile asse Intesa Sanpaolo-Mps. Come a dire, possiamo mettere nero su bianco ciò che certamente non avverrà mentre è difficile intervenire se la situazione è in costante evoluzione, o quantomeno se non è stata definita in ogni suo passaggio. Questa, almeno, è l’interpretazione data dal mercato al silenzio dell’istituto. L’esito, tuttavia, lo si può leggere nel grafico di Borsa del titolo Intesa: l’inversione di rotta è scattata martedì 24 settembre, ossia quando sono iniziate a circolare le voci di un prossimo addio del manager”.

[…]

“Qualcuno si chiede se il primo istituto del paese può restare altri tre giorni di Borsa aperta senza che sia fatta chiarezza sul destino di chi oggi governa la banca. Tanto più considerato che, secondo alcune interpretazioni, quel manager è lo stesso che ha preso, evidentemente nell’ambito del consiglio di gestione, decisioni chiave sul futuro di alcune partite fondamentali della banca: da Telecom ad Alitalia, passando per la Tassara. Insomma, quella parte di Piazza Affari vuol capire se la possibile uscita di scena di Cucchiani in qualche modo possa influire sulla futura strategia della banca in tema di partecipazioni. Così probabilmente non sarà”.