Rassegna Stampa

Barbara Spinelli: “A Boldrini biechi insulti” ma ha “decapitato il dibattito”

Barbara Spinelli: "A Boldrini biechi insulti" ma ha "decapitato il dibattito"

Barbara Spinelli

ROMA – Barbara Spinelli ha l’autorità e l’autorevolezza per criticare Laura Boldrini, vittima di attacchi volgari e scemi ma altrettanto colpevole di democraziacidio (il termine non è della Spinelli, ma ci sta bene):

“Anche se biecamente insultata, è lecito criticarla per aver decapitato il dibattito sul decreto Imu-Bankitalia”.
Barbara Spinelli, scrivendo su Repubblica, non sottovaluta le colpe dei seguaci di Beppe Grillo 
“per le offese del Movimento 5 Stelle ai rappresentanti dello Stato. Per la misoginia che colpisce il Presidente della Camera, per il «boia» gridato al Capo dello Stato. Per i libri bruciati in immagine di Corrado Augias, accusato di troppa e incongrua violenza critica”.
Ma Barbara Spinelli vuole anche fare un passo oltre e cercare di
“analizzare quel che sta sotto la pentola di tanto caos, di capire la fiamma che la surriscalda. Grillo infatti non è la
causa del caos. Ne è il sintomo”. […]
“Di che cosa, di quale caduta Grillo è sintomo? Di un immane dislocamento tellurico nelle democrazie odierne, che sposta i poteri dagli Stati verso entità incontrollate. Non solo verso l’Europa ancora flebile, ma verso la finanza-mondo e mercati senza regole. La crisi scoppiata nel 2007 ha acuito questo sisma enormemente. Le democrazie ne sono travolte: specie quelle guastate da corruzione, cleptocrazia, mafie con cui occultamente si patteggia. Proprio in questi giorni un rapporto della Commissione Ue ci accusa. Il costo della nostra corruzione è di 60 miliardi l’anno: 4% del pil, metà del costo della corruzione in Europa”.
Barbara Spinelli si concentra sulla nuova legge elettorale di Denis Verdini e Berlusconi, adottata da Matteo Renzi e dal suo Pd. Suo
“scopo primario è la governabilità, ripetono Pd, Berlusconi, Letta. Ma la governabilità «mortifica gravemente la rappresentanza», ha ricordato domenica Eugenio Scalfari”.
“In questo quadro si colloca la rivolta di 5 Stelle contro la ghigliottina cui è ricorsa Laura Boldrini. Il taglio operato dalla lama è un ennesimo segno del sisma: i parlamenti sono d’ingombro, e negati. Memorabili le parole di Mario Mauro (ministro della Difesa, destra di Alfano) a Porta a Porta: «Questa legge elettorale non è contro i piccoli, ma contro un grande partito che oggi rappresenta l’impostazione tripolare del paese. È nata per far fuori Grillo», dunque l’opposizione.
“Per questo è così importante che al caos risponda una politica non solo sentimentale, e non solo nazionale. L’alternativa è il predominio di interessi settoriali, anche se globali, radicalmente estranei alla nozione, cruciale in Europa, di bene pubblico. Il continente s’è unito nel dopoguerra proprio per creare uno spazio che consentisse agli Stati di salvare i loro patrimoni democratici, e anzi di potenziarli. Europa federale vuol dire assunzione di regole, stato di diritto. Il commercio, la finanza transnazionale, la moneta: impossibile governarli se l’Europa non ha una politica estera, e una democrazia piena. Altrimenti non è unione ma comitato d’affari e di lobby”. […]
“Stupisce che il Movimento di Grillo, sensibile da anni alla globalizzazione, dedichi al tema poca energia. Anch’egli pare concentrarsi sui sintomi della crisi, più che sulla crisi. Eppure, i pericoli del Trattato sono molteplici: quel che si cerca, è la completa libertà delle multinazionali di agire scavalcando le regole e gli standard di qualità che l’Europa impone al commercio di prodotti nocivi alla salute e al clima, e la cura di servizi pubblici come acqua o energia.
“Queste regole son viste come «generatrici di problemi», «irritanti commerciali» (trade irritants) dovuti a indebite interferenze del pubblico. Vanno aggirate da comitati e corti ad hoc (ecco loshopping giuridicocitato da Rossi). La tassa sulle transazioni finanziarie, esecrata da Usa e Fondo monetario, è tra i principali «irritanti». La minaccia che incombe è una sorta di Ilva globale, economica e democratica: prima viene la produttività, poi la salute dei cittadini; prima la governabi-lità, poi la rappresentatività e la dialettica governi-opposizioni. I fautori più settari del Trattato Europa-Usa vogliono imporre «l’eliminazione, la riduzione, la prevenzione di politiche nazionali superflue», scrive un loro documento.
“Superflue sono le leggi, le Costituzioni, la regolazione della finanza, la lotta per il clima. Tutto questo in nome di un Progresso che arricchisce pochi e impoverisce i più. Che polverizza norme nate da anni di buona politica comunitaria. Opporre l’Europa a tali sviluppi significa tuttavia cambiarla alle radici: rinvigorire la sua rappresentanza democratica, darle più risorse (un bilancio in crescita, dunque poteri impositivi) per vincere la depressione con un New Deal dell’Unione. E significa rinvigorire la rappresentanza negli Stati, visto che tutti sono chiamati a trovare risposte: maggioranze, minoranze, governi, parlamenti”.

 

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