Barroso: “L’Italia è stata vicina all’abisso ma non può incolpare Merkel”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 10:40 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 10:40
Barroso: "L’Italia è stata vicina all’abisso ma non può incolpare Merkel"

José Manuel Barroso (LaPresse)

ROMA – José Manuel Barroso, portoghese, presidente uscente della Commissione europea, inizia oggi i suoi ultimi 15 giorni di doppio mandato, dopo 10 anni vissuti ai vertici della Ue. Li racconta con questa intervista rilasciata al Corriere della Sera:

Qualcuno dice che lei è stato il presidente-pompiere della crisi. Le va di essere ricordato così?
«Sono stato il presidente della Commissione nel tempo più difficile per l’Europa, quando è passata da 15 a 28 Paesi, sotto l’enorme pressione di una crisi senza precedenti».

Il dramma della Grecia?
«Non solo, non solo. Noi abbiamo parlato spesso della Grecia, o del Portogallo, ma siamo stati molto vicini all’abisso anche con l’Italia. E con la Spagna, e la Francia. Italia e Francia erano sotto il severo scrutinio dei mercati in momenti estremamente drammatici. Presidente-pompiere? Io ho lavorato per l’Europa con tutte le mie forze, e ora la vedo unita, aperta, pronta a diventare più forte dopo la crisi. Rispetto le critiche, ma credo alla mia coscienza».

Questi ultimi 15 giorni non saranno l’equivalente ridotto di un «semestre bianco»: dalla mezzanotte si accatasteranno infatti sulla sua scrivania i piani di stabilità inviati da tutti i governi del continente. E lei dovrà vagliarli. Per controllare che cosa?
«Per controllare, entro la fine di ottobre, che nei bilanci non vi siano deviazioni particolarmente serie rispetto alle raccomandazioni Ue».

Qualcuno dice: raccomandazioni imposte dalla Ue.
«E questo è completamente falso. Le regole che i governi devono seguire sono state scelte, e poi decise imperativamente, proprio da loro, nel Consiglio dei ministri Ue. Anzi, loro stessi le hanno poi rafforzate. La Ue non ha imposto un bel niente e la Ue non è Bruxelles. Ma un’unione collettiva di governi».

Allora non ha proprio colpe, quest’Unione?
«Non ho detto questo. Gli errori politici accadono, le leadership contano. Ma non può durare per sempre il vecchio concetto: europeizzazione del fallimento, nazionalizzazione dei successi. Spesso ottenuti perfino senza una maggioranza parlamentare».

Se comunque una «deviazione particolarmente seria» venisse trovata in un piano di stabilità, scatterebbe una bocciatura e forse le sanzioni. A Bruxelles si teme per Italia e Francia. Ma l’Italia ha appena annunciato una manovra da 30 miliardi. Che cosa ne dice?
«Aspetto di vedere nei dettagli il piano di Stabilità, fra poche ore. E come sempre, non commento indiscrezioni di stampa».

Per Parigi e Roma si torna a parlare di flessibilità, di deroghe…
«Ancora: secondo i criteri della Ue, le regole decise nel Consiglio dei governi valgono per ogni Paese. È questo che conta. Noi non possiamo avere standard differenti. Sarebbe inaccettabile e ingiusto accordare un trattamento di favore a qualche Paese. Esiste tutta una legislazione, che ci conferma in questo».

Sta dicendo che qualcuno non sta più ai patti?
«Sto dicendo semplicemente questo: se i leader politici della Ue comprendessero che sono loro a rappresentare il loro progetto, e non la Commissione europea o qualche altra istituzione, le cose sarebbero più facili per tutti» (…)