Rassegna stampa. Allarme Bce sulle imprese italiane. Olimpiadi, Bolt vince anche i 200

Pubblicato il 10 agosto 2012 9:14 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2012 9:15
Corriere_10-8-12

Il Corriere della Sera del 10 agosto 2012

I timori della Bce per l’Italia. Il Corriere della Sera: “Il Bollettino di agosto della Banca centrale europea lancia l’allarme per l’Italia: le nostre imprese sono a rischio di insolvenza. L’Eurotower guidata da Mario Draghi sollecita poi i governi dell’eurozona a prepararsi a chiedere gli aiuti dei fondi salva Stati.”

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La Bce avverte: gli Stati siano pronti a chiedere aiuti. L’articolo a firma di Giuliana Ferraino:

“In un quadro economico che continua a deteriorarsi, con previsioni di crescita riviste al ribasso (-0,3% nel 2012 per l’area euro secondo il tradizionale sondaggio degli economisti pubblicato ogni tre mesi sul Bollettino) e disoccupazione in aumento (11,2%), soprattutto tra i giovani, la situazione finanziaria di banche, famiglie e imprese «resta difficile», scrive l’Eurotower. Due dati: la crescita dei prestiti al settore privato a giugno nell’eurozona è di appena lo 0,3%, ma scende allo 0,2% si considerano solo le imprese. Solo l’inflazione resta sotto controllo e tornerà sotto il 2% l’anno prossimo.”

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Scudo antispread e crescita, la telefonata Monti-Bersani. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“In programma, ufficialmente, non c’è nessuna discussione sui temi “caldi” dell’economia. Né è previsto alcun dibattito formale sull’attivazione dello scudo europeo anti-spread (tanto più che, come detto, il differenziale sta scendendo). Ieri il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, prima ha detto in un’intervista a Bloomberg che il governo ne aveva parlato a lungo già la settimana scorsa, ma poi ha smentito seccamente l’agenzia. «Non c`è stata alcuna lunga discussione in Consiglio dei ministri, sull’opportunità o meno dell’Italia di chiedere all’Europa di intervenire attraverso lo scudo anti-spread. Né una simile discussione è al momento in corso nel governo» ha aggiunto il ministro dell’Istruzione. Anche se l’agenzia conferma le sue parole, rimandando alla registrazione audio.”

Pagamenti in ritardo e banche: due cose che si possono fare. L’approfondimento a firma di Dario Di Vico:

“Sarà un tormentone ma il tema dei mancati pagamenti è purtroppo ancora centrale. Il governo ha sbloccato il dossier ma i tempi di afflusso reale dei soldi alle aziende si stanno rivelando lunghissimi. L’inerzia la fa da padrona. Il percorso che prevede la certificazione del credito e la sua successiva bancabilità si sta rilevando complesso, con troppe stazioni intermedie e diversi capistazione che non collaborano. Per avere qualche risultato concreto bisognerà aspettare dicembre 2012 e non tutti possono permetterselo. In più le amministrazioni non hanno cambiato cultura dei pagamenti. Le associazioni romane degli artigiani hanno sollevato il caso dell’Acea, che continua a fare bandi di gara che prevedono il pagamento a 150 giorni dalla conclusione dei lavori. Una contraddizione con quanto affermato dal governo in tutte le sedi e con l’intenzione (conclamata) di recepire la direttiva europea che restringe i tempi di pagamento a 60 giorni.”

Pensioni a 58 anni e più esodati. La controriforma dei partiti. L’articolo a firma di Enrico Marro:

“Per cambiare la riforma della previdenza, nel mirino sia del Pd sia del Pdl (per non parlare delle opposizioni), alla Camera qualche giorno fa è già stato compiuto un primo atto. È passato un ordine del giorno, proposto dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd), che impegna il governo a favorire l’iter parlamentare del testo di riforma della riforma già varato dalla commissione Lavoro. Si tratta di 5 articoli che unificano le proposte di legge Damiano, Dozzo (Lega) e Paladini (Idv) e che hanno ricevuto anche il voto di Pdl (tranne Giuliano Cazzola), Udc, Fli, Pt (Popolo e territorio). Nel testo, consegnato ora al parere delle altre commissioni, non solo si propone un ulteriore ampliamento della platea degli «esodati» da salvaguardare, ma si introduce un nuovo canale di pensionamento che riporta in vita la possibilità di lasciare il lavoro a 58 anni.”

Fisco, vicino l’accordo Italia-Svizzera. L’approfondimento a firma di Claudio Del Frate:

“Il criterio ha già fatto da bussola nel negoziato che Berna ha condotto in porto con Gran Bretagna, Germania e Austria. Queste bozze prevedono prima di tutto un prelievo di almeno il 25% sul capitale a mo’ di condono per il passato; in più viene applicata un’aliquota sugli interessi maturati ogni anno in base a due criteri: l’ammontare del conto e la sua «anzianità». Più oneroso per gli svizzeri è stato invece l’accordo siglato con gli Stati Uniti: l’amministrazione Obama che fa della lotta all’evasione fiscale uno dei cavalli di battaglia della prossima campagna per la Casa Bianca, minacciava di sanzionare l’attività delle banche elvetiche negli Usa se non ci fosse stata collaborazione nello scambio di informazioni sui conti off shore.”

Donne e sinistra, guerra al Corriere. Il Giornale: “In una pesantissima lettera interna, i giornalisti fanno a pezzi il direttore De Bortoli: nepotismo, sprechi e troppe firme radical chic. Come da tradizione in via Solferino.” L’articolo a firma di Luigi Mascheroni:

“Insomma: il Corriere prima chiede e ottiene, di fatto, un so­stegno economico pubblico per lo stato di crisi.Allontana nell’ul­timo periodo 49 giornalisti, in­centivati al prepensionamento. E poi distribuisce soldi e rubri­che a palate a nuovi collaborato­ri esterni. Aldo Grasso, fanno notare a via Solferino, ha sei rubriche (una di tv, quella del lunedì che era di Francesco Alberoni, una sul Corriere.it , tre sui periodici del gruppo: Io donna , Style , Set­te ). È bravo. Ma è giusto, ci si chie­de? In più, ogni settimana, scrive due pagine su la Lettura firmate insieme con la sua allieva Cecilia Penati. Altri colleghi, invece, sot­tolineano la moral suasion che il potentissimo Aldo Grasso eserci­terebbe sulla scelta dei collabo­ratori e redattori, di chi può scri­vere e chi no… Ma sono voci. A proposito di potentissimi. Fonti attendibili dentro il Corriere rife­riscono che Pietro Citati, barone della critica italiana, è pagatissi­mo ( 4mila euro ad articolo, si di­ce). Poco? Troppo? Giusto? Un’altra fonte ricorda, però, del­la telefonata imbarazzata che lo stesso De Bortoli dovette fare a Citati segnalandogli i malumori interni per alcuni pezzi conse­gnati alle pagine della Cultura molto simili a suoi vecchi artico­li già pubblicati su Repubblica . E l’orgoglio Corriere ne uscì sfre­giato.”

Gli imprenditori cambino mestiere. L’editoriale a firma di Vittorio Feltri:

“Ci si domanda dove andranno a finire i malati. Saranno ricoverati in ospedali pub­blici? Quali? Trovare un posto in 24 ore a 2.000 e passa degenti non sarà un’operazio­ne semplice. Come mai la Regione non az­zera il debito? La presidente Renata Polve­rini ha ricevuto una pesante eredità finan­ziaria: buchi da tutte le parti, specialmente nel settore sanitario, e non sa più a chi rivol­gersi per recuperare quattrini. Sta di fatto che il San Raffaele capitolino non è in grado di gestire 13 cliniche senza riscuotere il becco di un centesimo in cam­bio delle prestazioni offerte. Da notare che Roma è la città italiana i cui contribuenti versano la più alta addizionale Irpef per ri­pianare i passivi accumulati in anni di non brillante amministrazione. Piero Marraz­zo, predecessore dell’attuale governatore, forse distratto da problemi extrapolitici, forse in altre faccende affaccendato, ha tra­scurato di contenere la spesa per la salute, che va dalla copertura dei costi degli inter­venti chirurgici a quella degli acquisti di supposte, creando una voragine nella con­tabilità.”

De Magistris ha finito i soldi. A Napoli buco da un miliardo. L’articolo a firma di Massimo Malpica:

“I calcoli del comune di­cevano47,9, ma quando la Cor­te dei conti ha chiestounarela­zione dettaglia­ta sulle spese correnti effet­tuate, il tappo è saltato. La spe­sa per gli stipendi dei dipendenti, dopo la nuovi verifica, supera il limite del 3%. Per rientrare nei parametri la ma­gistratura contabile, a fine giugno, manda al municipio guidato da De Magistris una nota intimando di tagliare quei 50 milioni di troppo. Risultato, centinaia di dipen­denti con contratto a termine spediti a casa, e tra questi molti dirigenti apicali, con conseguente rischio di para­lisi per il Comune, ferito nell’organico in caselle fonda­mentali. Per dirne una, il comandante dei vigili urbani Luigi Sementa, sostituito ad interim dal capo di gabinet­to di De Magistris, Attilio Auricchio. Il sindaco,che secondo l’ex assessore Realfonzo,a lui che chiedeva tagli agli sprechi e lotta all’evasione repli­cava suggerendo «creatività», proprio a quest’ultima si è attaccato per mettere una pezza, convincendo perso­nalmente quattro degli ex dirigenti (nei settori mobilità, protezione civile, scuola e- appunto- personale) a tor­nare al lavoro come «volontari». Una proposta avanza­ta anche dal capo dei vigili, ma chissà perché declinata dall’ex pm. A rischio, però, ci sono anche 350 maestre degli asili comunali. De Magistris sta cercando di batter cassa con lo Stato per le proroghe dei contratti, altrimen­ti anche loro a settembre non potranno tornare in aula.”

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La Repubblica del 10 agosto 2012

Monti spiazzato da Draghi cerca la sponda di Bankitalia “Non siamo come la Spagna”. La Repubblica: “Possiamo farcela da soli, senza lo scudo anti-spread.” L’articolo a firma di Alberto D’Argenio:

“La lettura del bollettino della Bce ha però rafforzato la convinzione del premier e dei suoi ministri che «l’Italia deve farcela da sola, senza chiedere un aiuto europeo ». Di questo si parla negli ultimi giorni. Lo testimonia il ministro Profumo, che a Bloomberg dice: «Nel governo ci sono state lunghe discussioni sull’eventualità di chiedere l’intervento dello scudo anti-spread». Frase poi smentita, ma che rivela la tensione che si respira tra Palazzo Chigi, Tesoro e gli altri palazzi romani. Così Monti cerca di accelerare. Al Consiglio dei ministri di oggi ci sarà un brainstorming sulle nuove riforme da fare in autunno. Per provare a farcela da soli. O – in caso di doversi rassegnare alla richiesta di aiuto europeo sugli spread – per limitare i rischi di colpo di mano sui sacrifici richiesti in cambio dell’intervento, dimostrando che il Paese è già proiettato su nuove riforme. Monti del programma di autunno ha parlato ai leader della «strana maggioranza » (ieri ha sentito Bersani dopo aver visto mercoledì Alfano e Casini). E tra oggi e il Cdm del 24 agosto intende stilare una road map da portare in Europa.”

Pagamenti bloccati per 75 miliardi così le nostre aziende stanno soffocando. Il dossier a firma di Luisa Grion:

“Per la Banca centrale europea il pericolo di non onorare i propri debiti, in Italia, è più alto che altrove: il Bollettino d’agosto lo dice in termini molto chiari. In tutta la zona euro «c’è un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese », ma «l’incremento è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche». Amsterdam e Berlino non hanno molto da temere, dunque, Roma sì. Il tasso d’insolvenza – ovvero la percentuale di prestiti non rimborsati dalle aziende – secondo Francoforte è destinato ad aumentare. Poche parole per mettere sul piatto la «particolarità» del sistema Italia e un maggiore affanno confermato dalle cifre. Dietro all’analisi dei banchieri di Draghi, c’è una realtà composta da aziende in crisi di liquidità, ritardi nei pagamenti, difficoltà di credito, aumento dei protesti. Secondo la Banca d’Italia, nel mese di giugno, le insolvenze bancarie a carico delle aziende superavano i 75 miliardi di euro, in aumento del 17 per cento rispetto all’anno precedente. La Cgia di Mestre, a questa cifra, aggiunge i quasi 10 miliardi a carico delle imprese a conduzione familiare portando la stima sotto il tetto degli 84 miliardi, in crescita – nel complesso – del 13,8 per cento.”

Ecco la nuova golden share, la barriera anti-scalate per le aziende strategiche. Il dossier a firma di Valentina Conte:

“Ma la legge 56, entrata in vigore il 15 maggio scorso, allarga la protezione anche ai servizi pubblici essenziali: energia, trasporto, comunicazioni. In pratica le reti. L’intervento protettivo, in questo caso, si limita alle sortite non europee e andrà tradotto in uno o più regolamenti entro la metà di settembre, come vuole la legge, dopo il “parere rinforzato” delle Commissioni parlamentari. Una vera rivoluzione, tuttavia, che manda in soffitta la legislazione del lontano 1994, all’inizio del processo di privatizzazioni pubbliche, che codificava la golden share negli statuti di cinque campioni nazionali (Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Telecom) fissando un limite percentuale (rimasto) di titoli in mano diverse da quelle statali. Ora si passa al golden power, come lo definiscono i tecnici del governo. «Poteri speciali» nei «settori strategici» che l’esecutivo potrà calibrare anche nella delicatissima partita sul “taglia-debito”, le dismissioni pubbliche per comprimere lo stock di debito. Con la certezza che, qualora lo Stato italiano decidesse di mettere sul mercato quote delle sue partecipate, avrebbe uno strumento in più per difenderne “l’italianità”.”

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO LEGGI L’ARTICOLO DI BLITZ QUOTIDIANO

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La Gazzetta dello Sport del 10 agosto 2012

StraBolt. La Gazzetta dello Sport: “Trionfa nei 200 (19”32) doppiando l’oro dei 100 come a Pechino: nessuno ci era mai riuscito. E’ dominio giamaicano con Blake e Weir. Negli 800 Rudisha strepitoso record.”

“Ce l’ha fatta. Usain Bolt entra nella leggenda che cercava da quattro anni: diventare il primo sprinter a doppiare ai Giochi l’oro di 100 e 200 metri in due edizioni successive. Ma l’ha raggiunta con i sudori freddi della paura. Paura del compagno di allenamenti Yohan Blake che stava per addentarlo sul traguardo. A Usain quella linea di luce, che rappresenta la porta del tempo verso la storia, non era mai apparsa tanto lontana. Ha chiuso i 200 in 19″32, mica noccioline, la terza prestazione di sempre nella sua carriera dopo il 19″19 di Berlino 2009 e il 19″30 con cui quattro anni fa a Pechino stupì il mondo cancellando quel Michael Johnson che aveva lasciato tutti senza fiato proprio con 19″32 ai Giochi di Atlanta 1996. Cambiano i tempi, un limite che fino alla comparsa di questo Dio nero bastava per volare, adesso non permette più nemmeno di correre sicuri e gigioneggiare sul traguardo.”

 

 

 

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