Ben Affleck difende l’Islam. E scoppia la lite in tv. Nicholas Kristof, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 9:28 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 9:28
Ben Affleck difende l’Islam. E scoppia la lite in tv. Nicholas Kristof, Repubblica

Ben Affleck difende l’Islam. E scoppia la lite in tv. Nicholas Kristof, Repubblica

ROMA – “Qualche giorno fa – scrive Nicholas Kristof – ho partecipato al programma di Bill Maher sulla Hbo e la serata si è trasformata in un dibattito sull’Islam. Lo scambio di idee è degenerato in una baruffa diventata virale sul web. Maher e uno degli ospiti, Sam Harris, sostenevano che l’Islam è pericoloso, mentre l’attore Ben Affleck definiva le loro osservazioni «volgari» e «razziste ». Io mi sono schierato con Affleck. Dopo la fine del programma, abbiamo continuato ad accapigliarci sull’argomento per un’altra ora a telecamere spente. Sento la necessità di approfondire meglio tre punti”.

L’articolo completo:

Il primo è che storicamente l’Islam non è intollerante. Se si guarda la storia, anche quella del XX secolo, l’Islam non emerge come una religione sanguinaria. Sono l’Europa cristiana nazista comunista e l’Asia buddista taoista induista atea a detenere il record delle carneficine di massa. Ed è vero che il Corano in certi passaggi inneggia alla violenza, ma lo stesso fa la Bibbia.
Il secondo punto è che oggi il mondo islamico include una corrente intollerante e oppressiva. I barbari dell’Is citano la fede come ragione del loro mostruoso comportamento e infangano la reputazione dell’Islam intero. Inoltre, dei 10 Paesi in fondo alla classifica dei diritti delle donne del Forum economico mondiale, nove sono a maggioranza musulmana. In Afghanistan, Giordania ed Egitto, più di tre quarti dei musulmani sono a favore della pena di morte per i correligionari che abiurano la fede.
Il terzo punto è che il mondo islamico conta moltitudini immense di persone: è vasto e variegato. Sì, quasi 4 afgani su 5 sono favorevoli alla pena di morte per apostasia, ma la maggioranza dei musulmani dice che sono dei pazzi. In Indonesia, il Paese musulmano più popoloso del mondo, solo il 16 per cento dei musulmani è favorevole a una pena tanto severa. In Albania, Azerbaijan e Kazakistan, la percentuale dei favorevoli scende al 2 per cento.
Diffidate delle generalizzazioni su qualsiasi fede, perché in certi casi sono l’equivalente religioso della profilazione razziale. Dentro l’induismo c’erano sia Gandhi che il fanatico che lo assassinò. Il Dalai Lama attuale è una persona straordinaria, ma il quinto, nel 1660, ordinò di massacrare bambini «come uova schiacciate contro le rocce». Il cristianesimo abbraccia sia il reverendo Martin Luther King che il legato pontificio che in Francia, nel XIII secolo, ordinò il massacro per eresia di 20mila catari.
La caricatura dell’Islam come religione violenta e intollerante è incompleta. Ricordiamoci che quelli che combattono contro i musulmani fanatici sono in gran parte musulmani. I Taliban che spararono a Malala Yousafzai per le sue battaglie in favore dell’istruzione delle donne erano musulmani: ma era musulmana anche Malala. Un avvocato pachistano, Rashid Rehman, grande sostenitore dei diritti umani e della tolleranza religiosa, è stato assassinato quest’anno da fondamentalisti.
E allora sì, denunciamo la brutalità, il sessismo e l’intolleranza che animano lo Stato islamico e rappresentano una corrente importante all’interno dell’Islam. Ma non confondiamola con l’intero Islam: anche eroi come Malala e Rehman sono un elemento importante. Non alimentiamo l’intolleranza islamofoba evidenziando solo gli orrori e trascurando la diversità di una religione con 1,6 miliardi di fedeli, molti dei quali si battono per la tolleranza, la modernità e i diritti umani. La grande spaccatura non è fra fedi, ma tra fanatici intolleranti di qualsiasi tradizione e la grande maggioranza di credenti per bene e pacifici di qualsiasi tradizione. Forse è un concetto troppo complicato da far comprendere in un parapiglia televisivo. Però è la realtà.