Beppe Grillo divide il Fatto: Marco Travaglio lo difende, Padellaro lo attacca

Pubblicato il 2 febbraio 2014 11:05 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2014 11:05
Beppe Grillo divide il Fatto: Marco Travaglio lo difende, Padellaro lo attacca

Antonio Padellaro (a sin) e Marco Travaglio

Mentre Marco Travaglio attacca Giorgio Napolitano per il suo rapporto con il Parlamento, implicitamente difendendo Beppe Grillo dopo il caos di mercoledì 29 e giovedì 30 gennaio, un corsivo senza firma dall’altra parte della prima pagina del Fatto va giù duro con Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle di cui il Fatto è di solito abbastanza fiancheggiatore.

Non essendo firmato, il corsivo del Fatto, di cui Marco Travaglio è vice direttore, deve essere attribuito al direttore, Antonio Padellaro, il quale non lo ha firmato probabilmente per non allargare il contrasto oppure perché assente e ha delegato qualcuno.

Per qualche ragione, Padellaro ha preso l’onda dei benpensanti, che nella edizione del 2 febbraio suo commento quotidiano Travaglio attacca con ragione, difendendo Beppe Grillo non certo per le volgarità quanto per i modi della polemica politica. Trasformare una volgarità eccessiva in uno scandalo politico nazionale è un vecchio gioco da salotto ma non risolve i problemi, semmai li incattivisce.

Il titolo è durissimo:

“Disgustoso e demenziale”.

L’articolo elabora il concetto:

“Cosa fareste in auto con Boldrini?. Non è una frase scritta sul muro di qualche vespasiano, ma la domanda postata sulla pagina Facebook di Beppe Grillo e rilanciata sulla pagina ufficiale del M5S. Inevitabilmente un quesito del genere ha suscitato vivo interesse nelle fogne della Rete con i risultati che lasciamo immaginare.

Solo nel pomeriggio di sabato lo staff del movimento ha cancellato lo schifo con la giustificazione che quelle frasi sono state postate di notte quando non c’era controllo.

Ma il danno, gravissimo, di questo episodio disgustoso e demenziale, era ormai irreparabile.

L’offesa che ha dovuto subire la presidente della Camera richiederebbe, almeno, le pubbliche scuse di Grillo ma chissà se arriveranno mai.

Scuse dovrebbero essere rivolte anche a quei nove milioni di persone che hanno votato Cinquestelle non certo per vedere trasformata la loro passione civile nel più volgare turpiloquio. Resta infine misterioso il perché dell’autolesionismo che alberga ai piani alti del movimento. I nemici che si sono fatti con tante battaglie giuste non potevano desiderare di meglio”.

Ora però non esageriamo. Beppe Grillo sono anni che va fuori le righe, che ha portato a livelli mai visti di volgarità e violenza verbale la polemica politica. Maa le cattive maniere e la volgarità in politica non le ha inventate lui, le ha solo innalzate  a sistema. Ma attenzione, Beppe Grillo dà voce a due Italie, non una: l’Italia di quanti non sopportano più il peso di una classe politica e burocratica che succhia il nostro sangue come una gigantesca piattola, fatta di incapaci, incompetenti e in alcuni casi almeno anche ladri.

Poi c’è l’Italia dei descamisados, il popolo dei mille euro, il popolo che aspettava il salario di cittadinanza e per questo ha votato Beppe Grillo alle politiche e non lo ha più votato dopo nemmeno nei sondaggi perché il salario non è arrivato.

I giovani figli di papà della sinistra colta e intellettuale hanno esteso la loro buona creanza, magari sorvolando su quelli della loro classe che scivolarono nel terrorismo, anche a quel proletariato e sotto proletariato ai cui padri Umberto Bossi diede proiezione plastica con canottiere e dito medio da telefilm americani.

Beppe Grillo dà voce a questa massa di persone, come ieri la davano Rifondazione, Msi e affini. Meglio volgarità du Facebook che mitra e bombe.

Andateci piano con il perbenismo borghese.

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