Benvenuto Morandi, il sindaco-bancario e 30 milioni spariti in Val Seriana

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Novembre 2013 13:50 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2013 13:57
benvenuto-morandi

Benvenuto Morandi

BERGAMO – Trenta milioni di euro spariti, in una piccola valle bargamasca. Trenta milioni di “nero” portati in banca da decine, centinaia, di risparmiatori letteralmente dentro una valigetta e investiti con l’appoggio del banchiere. Che, in questa storia bergamasca, è anche il sindaco, Benvenuto Morandi. La storia la racconta Michele Brambilla sulla Stampa:

C’è un’Italia che non compare nei report sulla crisi: è un’Italia dove i soldi vengono portati in banca dentro una borsa o una scatola di cartone, e dietro rilascio di una ricevuta scritta a biro su un pezzo di carta, magari quella del formaggio. È un’Italia che rimane sommersa fino a quando succede un imprevisto, e cioè che i soldi spariscono: a quel punto non resta, seppur dopo tanti imbarazzi, che fare denuncia.

Tutto comincia quest’estate, quando le chiacchiere sui depositi prosciugati arrivano ai vertici di Intesa Sanpaolo, che manda cinque ispettori a controllare l’operato del direttore di Fiorano, vale a dire Benvenuto Morandi, 53 anni, dal 2006 sindaco di Valbondione per una lista civica di centrodestra. Gli ispettori si accorgono subito che qualcosa non quadra e avvertono la magistratura. Il primo luglio il direttore viene sospeso. Ormai è uno scandalo al sole, anche perché un grosso imprenditore di Gazzaniga, Gianfranco Gamba, ha fatto la prima denuncia ai carabinieri di Clusone: si è accorto che dal suo conto è partito, senza che nessuno lo autorizzasse, un bonifico di 400 mila euro. A questo punto la gente della valle rompe gli indugi: una mamma e suo figlio di quarant’anni presentano la seconda denuncia, in cui si parla di un saldo di 150 euro a fronte di versamenti per seicentomila. Benvenuto Morandi viene indagato per appropriazione indebita aggravata e licenziato da Intesa Sanpaolo.

Nelle denunce si parla di soldi versati sulla fiducia («Sul Benvenuto avremmo messo tutti la mano sul fuoco», dicono in valle) e di ricevute scritte a mano su «fogli volanti – raccontano – alcuni firmati ma senza data, altri con data ma senza firma». Ci sarebbero anche distinte taroccate: «Ho visto quelle di alcuni miei clienti: sono stampate su carta di Banca Intesa ma non originali», ha raccontato all’Eco di Bergamo il commercialista di Leffe Riccardo Cagnoni, che è anche sindaco pidiellino di Vertova. Sempre all’Eco di Bergamo sono arrivate le finora uniche parole pubbliche dell’indagato Benvenuto Morandi: «Le dichiarazioni di alcuni miei clienti che ho letto sui giornali non rispondono a verità, motivo per cui mi riservo di agire nelle sedi opportune».

Va detto che Morandi non è sospettato di aver intascato per sé. Dei trenta milioni di buco, si ipotizza che dieci siano stati sottratti ai conti di Gianfranco Gamba per finanziare gli impianti di risalita di Lizzola, gestiti da una società partecipata dal Comune di Valbondione, la Stl; e gli altri venti, presi dai conti di una sessantina di piccoli commerciati o imprenditori, siano andati perduti in operazioni finanziarie sbagliate. Morandi comunque non molla la poltrona di sindaco a Valbondione e ha la solidarietà di tanti: «Vai Benvenuto, làghei fa», lasciali fare, gli ha detto un collega di partito in Consiglio comunale dopo che l’opposizione aveva chiesto il passo indietro.