L’ira dei sindacati contro Monti. Berlusconi pronto a candidarsi nel 2013

Pubblicato il 12 luglio 2012 9:37 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2012 9:40
La prima pagina de Il Corriere della Sera

La prima pagina de Il Corriere della Sera

Fanno discutere le parole di Mario Monti contro la concertazione sindacale. Il Corriere della Sera: “Monti, tensione con la Cgil.” Il labirinto elettorale. Editoriale di Michele Ainis:

“Se pensi alla legge elettorale, t’assale un moto di disperazione. Ne è rimasto vittima perfino Napolitano, tanto da scrivere una lettera ai presidenti delle Camere per sollecitarne la riforma. Risultato? I leader di partito si sono dichiarati pronti a votarla l’indomani; ma i giorni passano, senza che il Parlamento cavi un ragno dal buco. D’altronde sono già scadute invano le tre settimane entro cui Bersani e Alfano (l’8 giugno) avevano promesso di raggiungere l’accordo.”

Il retroscena politico. Berlusconi pronto a scendere in campo di nuovo per le Elezioni del 2013. Articolo di Tommaso Labate:

“In fondo, questo è l’unico punto di convergenza con Pier Ferdinando Casini. Che adesso, nel momento in cui «Silvio» ritorna leader, è pronto a chiudere ogni porta all’ipotesi di dar vita a un Ppe italiano insieme al Pdl. «C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria. Anzi, di antico», mette a verbale il leader centrista commentando il ritorno sulla scena del Cavaliere. «Tutto previsto», aggiunge il deputato-spin doctor dell’Udc Roberto Rao.
Mentre lui, Berlusconi, chiude la giornata con l’ennesima accelerazione. «Da oggi tratto io su tutto. A cominciare dalla legge elettorale». Una frase che, a molti, suona come un ripensamento sul rilancio delle preferenze. Piacciono alla vecchia nomenklatura. Ma non a «Silvio». Che dopo il tramonto celebra il suo ritorno in campo partecipando a una festa di compleanno in un locale nel centro di Roma. «Come vedete non ho fatto dichiarazioni. Non fatemi parlare…». Poi, però, parla. Degli imprenditori che vorrebbero il suo ritorno. E di quel Pdl da cambiare entro l’estate. A cominciare dal nome.”

Importanti anche le parole di Angelino Alfano, intervistato da Francesco Verderami:

“Berlusconi non è mai uscito di scena. E lo schema che si prefigura oggi è esattamente quello della foto scattata il primo luglio di un anno fa, nel giorno della mia elezione a segretario del Pdl: Berlusconi presidente del Consiglio e io alla guida del partito. È solo nella prospettiva di rafforzare il Pdl che ho sempre lavorato.”

Intervista di Maria Antonietta Calabrò ad Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research:

“Quello più significativo è condensato in una tabella in cui sono riportate le tre ipotesi su quanto “vale” il Pdl oggi e quanto può valere domani. Si tratta, va chiarito, non di voti, ma di bacini di utenza, di scenari possibili. Il primo è quello di un Pdl con Angelino Alfano leader del partito e Berlusconi fuori dalla politica. Ebbene: in questo caso il partito si attesta, in totale, su un 8-12 per cento. Non perché la candidatura di Alfano sia debole, ma perché innescherebbe moti personalistici e il partito si frantumerebbe: lo scenario più pessimista avverrebbe nel caso di una legge elettorale proporzionale con un’alta soglia di sbarramento.”

Esteri. Crisi economica in Spagna. Via la tredicesima. Scontri a Madrid:

“Piano piano, il campo di battaglia si svuota: i duecento minatori e le loro famiglie abbandonano il Paseo de la Castellana, l’arteria che taglia verticalmente il centro di Madrid, per salire sui pullman che li riporteranno a Nord, nelle gallerie delle Asturie, o a Est, verso le regioni carbonifere di Aragona e Castiglia e Leon. Hanno perso, e lo sanno.
Per tre settimane hanno marciato attraverso mezza Spagna, 400 chilometri a piedi, accolti spesso come liberatori (dalla popolazione) e talvolta come disturbatori (dalla polizia). Ma la preoccupazione principale del ministero dell’Interno spagnolo era che la «marea negra», affiorata dalle viscere della terra per riversarsi furibonda sulla capitale, si saldasse con il movimento degli «indignados» e si sognasse di accamparsi alla Puerta del Sol. Migliaia di madrileni aspettavano i minatori al chilometro zero della città, acclamandoli come i «campeones» della nazionale di calcio dopo gli Europei, per una notte che è sembrata quasi di festa, in confronto alla guerriglia del giorno dopo.”

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La prima pagina de La Repubblica

La prima pagina de La Repubblica

La Repubblica: “Monti no alla concertazione”. Il bersaglio sbagliato. Editoriale di Massimo Riva:

“Che Mario Monti non ami la concertazione fra governo e parti sociali è risaputo da anni. Ma un conto sono i numerosi e argomentati editoriali che ha scritto sulla materia in passato, tutt’altra cosa il duro e perentorio giudizio sulla questione  pronunciato ieri nelle vesti di presidente del Consiglio.”

La crisi finanziaria. L’Italia è ancora in recessione. Inchiesta di Barbara Ardù:

“Segni di ripresa, a breve, non se ne vedono. L’economia italiana è ancora in recessione. Tant’è che le imprese non corrono a chiedere prestiti. La congiuntura è negativa. E il Pil quest’anno andrà giù poco meno di due punti percentuali.”

 

Sarcastico Il Fatto Quotidiano: “La comica finale. Torna Berlusconi. Non bastava la crisi economica, i tagli a pensione e sanità, lo spread, ora riscende in campo l’artefice del disastro.” Editoriale di Marco Travaglio:

“Non occorreva grande perspicacia per sapere con certezza che il caimano sarebbe tornato anche ufficialmente a capo del Pdl. Bastava conoscere un po’ la sua indole, ma soprattutto guardare la faccia di Alfano e leggere le firme dei cervelloni che ne magnificavano le doti di leader, l’irresistibile ascesa, lo sarcamento di B., il programma anzi l’agenda per un nuovo centrodestra.”

La prima pagina de La Stampa

La prima pagina de La Stampa

La Stampa: “Percorso di guerra per l’Italia. Monti critica la concertazione. L’ira dei sindacati. Camusso: non sa di cosa parla.” Le incognite dell’operazione rivincita. Editoriale di Michele Brambilla:

“L’ uscita di scena di Berlusconi dal mondo della politica pare dunque avviata a concludersi nel modo più scontato: con il ritorno di Berlusconi. C’è da stupirsi dello stupore generato ieri dalla notizia della ricandidatura, pubblicata dal Corriere della Sera. Che un uomo del genere si potesse accontentare di fare il «padre nobile» del partito, per giunta accettando l’idea che qualcun altro avrebbe potuto fare meglio di lui, non era credibile.”

Tagli, il governo stoppa le Regioni. Articolo di Flavia Amabile e Paolo Russo:

“Sulla spending review il governo apre alle Regioni sulle modifiche al decreto, «ma i saldi non si toccano», hanno replicato il premier Monti e il neoministro dell’Economia Grilli a una nutrita rappresentanza di governatori. «Diamo a voi la possibilità di ripercorrere i numeri con noi, ma l’entità dei tagli è quella», questo il messaggio a chi chiedeva l’apertura di un tavolo per verificare se i tagli alla sanità fossero veramente «ad invarianza dei servizi resi al cittadino», come recita l’intestazione del decreto.”

Terremoto, il mercato per ricominciare. Inchiesta di Franco Giubilei:

“L’ urto tremendo del 20 maggio ha mandato all’aria scaffalature colossali di parmigiano reggiano, rotto botticelle di aceto balsamico, l’oro nero di Modena, severamente danneggiato i salumifici, altro fiore all’occhiello dell’agroalimentare emiliano. Piegato un settore intero, con conseguenze sull’occupazione in un periodo già segnato dalla crisi. Piegati ma ancora in piedi, gli agricoltori occupano oggi piazza Re Enzo, nel cuore di Bologna, con il primo Mercato delle aziende colpite dal sisma promosso da Coldiretti.”

Il Sole 24 Ore: “Monti: per l’Italia percorso di guerra.” La verità prima di tutto. Editoriale di Guido Gentili:

“«Guerra» è una parola che pesa e che non può essere usata con leggerezza. Di recente l’aveva pronunciata il Centro studi Confindustria, spiegando (tra qualche sopracciglio subito inarcatosi) che «non siamo in guerra ma che i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto». Ieri il presidente del Consiglio Mario Monti è andato più in là: l’Italia, ha ammesso, ha intrapreso «un percorso di guerra durissimo». Di questo in effetti si tratta. Noi l’abbiamo sottolineato più volte e responsabilità esige che si dica agli italiani, in piena trasparenza, ciò che è vero. Nel mondo, sui mercati, in Europa, dentro le sue stesse mura che perimetrano altre guerriglie di resistenza ai cambiamenti, l’Italia combatte una guerra senza esclusioni di colpi. Otto mesi fa, ai tempi del G-20 di Cannes dove l’allora premier Silvio Berlusconi si specchiò nel suo isolamento (e fin quasi nella sua «umiliazione», ha detto Monti), il Paese fu molto vicino ad alzare bandiera bianca. Poi, grazie al passo indietro della politica e di Berlusconi, arrivò il Governo Monti e il decreto Salva Italia. Fu evitato il default e “sorpassata” la Spagna che allora era in posizione migliore della nostra, ma la guerra è continuata.”

Stessa apertura anche per Il Messaggero: “Monti contro la concertazione.” Editoriale di Oscar Giannino:

“L’Italia ha iniziato un percorso di guerra durissimo, ha detto ieri Mario Monti all’assemblea dell’Abi che ha visto la conferma alla presidenza di Giuseppe Mussari. Effettivamente, i toni non sono eccessivi, se si pensa che Monti ha dovuto ammettere nei due ultimi giorni che l’attacco allo spread italiano tornerà nelle prossime settimane e mesi. 
E se si pensa che la Spagna di Mariano Rajoy ha sì ottenuto in Europa di poter aspettare fino al 2015 per scendere sotto il 3% di Pil di deficit pubblico, ma in cambio ha dovuto varare altri tagli e aumenti di pressione fiscale per ben 65 miliardi di euro nei prossimi 30 mesi, che non so dove porteranno la disoccupazione in un Paese che già vede un disoccupato su quattro. E mentre in Germania la Corte di Karlsruhe sottoporrà il fondo Esm, salva-Stati e salva-banche, a un nuovo accurato esame per impedire la violazione all’obbligo di non aggirare il voto parlamentare tutte le vote che scattano aiuti finanziari europei. Se l’orizzonte resta molto annuvolato, a maggior ragion però è giusto chiedere alle classi dirigenti toni e contenuti all’altezza dei rischi che l’Italia e l’Europa continuano a correre.”