Berlusconi, Imu e sondaggi. Monti, Bersani e Vendola: prime pagine e rassegna stampa

Pubblicato il 7 Febbraio 2013 8:57 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2013 8:57

La prima pagina de Il Corriere della Sera: “Napolitano sulle carceri: in gioco l’onore dell’Italia”.

La Repubblica: “Mps, sequestrati 40 milioni”. “Su Monti si rompe l’alleanza” Vendola avvisa i democratici Il premier: “Il Pd dovrà scegliere”. Scrive Silvio Buzzanca:

Leggi anche: Monti “empatico” dalla Bignardi: la birretta, il cagnolino Trozzy e diritti gay

“Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere ». Pier Luigi Bersani, stretto nella morsa di Nichi Vendola e Mario Monti, alla fine sceglie di confermare l’alleanza e il rapporto privilegiato con Sinistra Ecologia e Libertà e il governatore della Puglia.
Così, dopo la presunta “apertura” di martedì a Berlino arriva una “chiusura”. Un no netto alla secca richiesta arrivata ieri dal Professore di optare subito fra due ipotesi che considera contrapposte. «Non c’è stato nessun accordo tra Bersani e me. Il tema delle alleanze è prematuro, verrà dopo il voto», spiega il leader di Scelta civica. Che aggiunge perentorio: «Immagino che se Bersani è interessato, come dichiarato, ad una collaborazione con le forze che rappresento, dovrà fare delle scelte all’interno del suo polo». Ovvero o me o Vendola.
Un aut aut del tutto speculare a quello che arriva dal governatore pugliese. Una raffica di dichiarazioni, un fuoco di sbarramento andato avanti per tutta la giornata che può essere riassunte in una sola battuta: «Bersani ha fatto riferimento al tema pregiudiziali dei programmi e nei fatti quelli di Monti e del centrosinistra sono inconciliabili”.

“So che posso fidarmi di Pierluigi anche se Merkel teme un’Italia a sinistra”. Intervista di Alessandra Longo a Nichi Vendola:
“Non ho nessun rapporto pregiudiziale né ossessione nei suoi confronti, lo stimo molto. Tra di noi c’è una sostanziosa differenza politico-culturale. Io sono per un Paese più moderno e più libero, più diritti sociali, piu diritti civili. Nella piattaforma del professor Monti di questo non si parla. Abbiamo distanze abissali sul concetto di modernità, penso alla green economy, e distanze abissali sul tema del lavoro. Lui ritiene riformismo la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, io ritengo cuore pulsante del riformismo lo Statuto dei lavoratori”.
L’incubo di Berlusconi è il 4% di Giannino “Ritirati o mi fai perdere”. Articolo di Tommaso Ciriaco:
” L’ultima carta Silvio Berlusconi l’ha giocata poche ore prima che Oscar Giannino varcasse gli studi televisivi di Ballarò. «La Ghisleri mi ha detto che sei al 4% in Lombardia. Così mi fai perdere. Devi disimpegnarti, cosa posso fare per convincerti?». Da un po’ di tempo, infatti, è proprio l’eclettico giornalista e fondatore di “Fermare il declino” a rappresentare l’incubo del Cavaliere. «Vuoi fare vincere Bersani? Complimenti, direttore», si è via via irritato Berlusconi. Ma la reazione di Giannino è stata gelida: «Presidente, non posso. Non c’è niente che possa convincermi, fermandomi perderei la faccia». Una linea dura contro il Pdl concordata anche con Emma Marcegaglia, amica del giornalista e attivissima dietro le quinte nel sostenere “Fare”, (l’acronimo della lista). Non a caso sarà proprio l’ex leader di Confindustria – sabato a Milano – a vestire i panni dell’ospite d’onore della convention di Fermare il declino”.
Sesso, multe e bugie a Londra l’ultimo scandalo travolge i conservatori. Articolo di Enrico Franceschini:
” Una brillante carriera distrutta per una multa. Potrebbe essere questo l’epitaffio di Chris Huhne, ex-ministro liberaldemocratico all’Energia. Oppure potrebbe essere: una carriera distrutta per una prolungata bugia. O anche: distrutta da una moglie tradita. E dalle email del proprio figlio. Una cosa è certa: ci sono varie lezioni nell’ascesa e caduta di un uomo politico che per un soffio non è diventato leader dei lib-dem e vicepremier. Ma nessuno esce bene da questa storia: nemmeno la moglie tradita”.

Mps, la Finanza sequestra 40 milioni ai vecchi manager. La Stampa: “Per Mussari e Vigni nuove accuse: falso e manipolazione del mercato”. Quel monito sui ritardi del Csm. Editoriale di Vladimiro Zagrebelsky:

“Breve, secco, durissimo è il richiamo che il Presidente della Repubblica ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura. Il Presidente nota, ancora una volta, che molti uffici giudiziari rimangono molto a lungo privi dei loro magistrati dirigenti: presidenti di corte d’appello, procuratori generali, presidenti di tribunale e procuratori della Repubblica, presidenti di sezione delle corti e dei tribunali. Responsabile del ritardo è il Csm, nella cui competenza costituzionale ricade l’assegnazione dei magistrati alle diverse funzioni”.

Obama perde l’uomo del “Yes we can”. Scrive Maurizio Molinari:

“Jon Favreau, speechwriter di Barack Obama, lascia la Casa Bianca con destinazione Hollywood. L’ultimo giorno di lavoro al 1600 di Pennsylvania Avenue sarà il 28 febbraio, e concluderà una collaborazione che dura dal 2005. Il primo incontro fra i due avvenne fra le scintille: durante la Convention democratica di Boston, nel luglio del 2004, Favreau lavorava per John Kerry, allora candidato alla presidenza, che lo mandò da Obama con il compito di fargli cambiare alcune frasi del suo discorso perché troppo simili a quelle che avrebbe pronunciato lui stesso. «All’epoca Favreau aveva 23 anni e gli affidarono una missione terribile», racconta al “Los Angeles Times” David Axelrod, guru politico di Barack. Jon fece quanto gli era stato chiesto, interrompendo Obama durante le prove e riuscendo a fargli modificare il testo quanto bastava. Da quel momento nacque un legame di ferro. «In tutti i più importanti discorsi di Obama c’è l’impronta di Favreau» assicura Axelrod”.

Il Fatto Quotidiano: “Le banche rotte”. Stupidità oggettiva. Editoriale di Marco Travaglio:

“Se il centrosinistra non avesse abdicato al dovere morale e politico di rinfacciare a B. i suoi scandali giudiziari, così immunizzandolo per sempre dalle conseguenze morali e politiche dei reati suoi e delle sue aziende, oggi potrebbe rispondergli qualcosa a proposito delle sue accuse sul caso Montepaschi. Perché purtroppo B. ha ragione a denunciare la “responsabilità oggettiva” degli ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd nella malagestione della banca senese, da decenni nelle mani degli amministratori locali del centrosinistra, dopo aver fatto capo alla P 2 e aver regalato a B. fidi e finanziamenti oltre ogni limite di rischio ai tempi di Milano 2. Il fatto è che la responsabilità oggettiva dovrebbe valere sempre, anche per lui. Anche quando viene assolto o prescritto in processi che vedono condannati suoi manager o fedelissimi. Stiamo parlando non solo di culpa in eligendo e in vigilando, per aver scelto gli uomini sbagliati e non averli sorvegliati. Ma anche soprattutto di culpa “in premiando”, visto che, una volta accertata la loro colpevolezza, non sono stati rimossi o puniti, anzi han fatto tutti carriera, in azienda o addirittura in Parlamento. Delle tangenti alla Guardia di Finanza, B. disse di non saperne nulla”.

Il Giornale: “E’ già pollaio”. Grandi idee e piccoli Oscar della stupidità. Editoriale di Alessandro Sallusti:

È destino che in un Paese, il nostro, a maggioranza liberale i liberali puristi siano destinati, fuori dall’ombrello berlusconiano, a rimanere marginali. Nella Prima Repubblica il Pli non andò mai oltre percentuali più che modeste ma svolse il suo ruolo con dignità e a volte successo. Quella che vorrebbe essere una sua riedizione, Fare per fermare il declino, partito fondato da Oscar Giannino, ha riacceso speranze in quel mondo, ma sta naufragando sul campo (lo dicono i sondaggi) sotto il peso della megalomania del suo leader. L’ego di Giannino è superiore pure a quello di Berlusconi, del quale non ha né il carisma né le doti. Più si avvicina il voto più il probabile flop rende il giornalista-politico astioso, rancoroso, vendicativo. L’altra sera a Ballarò il Berlusconi mancato ha detto che godrebbe a far perdere il Pdl in Lombardia, questo darebbe senso alla sua avventura. Adesso sappiamo: il programma di Giannino non è collaborare con altri liberali per costruire un’Italia più libera e moderna. No, è pugnalare i suoi elettori consegnando la Lombardia e magari l’Italia a Vendola, Bersani e, perché no, Ingroia. Questo succede quando grandi idee sono nelle mani di piccoli uomini accecati dall’ambizione, dalla mania di protagonismo e dall’odio personale contro chi ha più successo di loro”.