Berlusconi (per ora) tifa Renzi ma poi promette: “Tra un anno lo batto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 febbraio 2014 9:49 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2014 9:51
Berlusconi (per ora) tifa Renzi ma poi promette: "Tra un anno lo batto"

Berlusconi (per ora) tifa Renzi ma poi promette: “Tra un anno lo batto”

ROMA – Berlusconi gatto gioca con il topo Matteo Renzi e tanto pregusta la preda che lo fa scrivere anche sul Giornale del fratello Paolo Berlusconi.

L’articolo di Francesco Cramer sul Giornale:

Berlusconi è provato ma fe­lice. La giornata cagliari­tana di sabato è stata pe­sante: un’ora e mezza di comi­zio, centinaia di mani da stringe­re, un plotone di imprenditori da ascoltare e motivare, intervi­ste da rilasciare e una rotta politi­ca da perfezionare. Ma le cose stanno andando avanti per il ver­so giusto: e ieri il Cavaliere è rima­sto soddisfatto dalla lettura del Corriere della Sera che ha pubbli­cato il suo colloquio con Alan Friedman, avvenuto venerdì. Lì il suo pensiero: avanti con le rifor­me sperando che il patto con Renzi regga; poi elezioni tra un anno o più; e vittoria del centro­destra superando la soglia del 37%. Con un particolare in più, ancora ignoto venerdì quando è stata registrata l’intervista:Casi­ni è propenso a tornare nella ca­sa dei moderati. Traduzione: non c’è più spazio per i «centri­ni » che peraltro in Italia non han­no mai sfondato. Quindi la ban­di­era del bipolarismo non si am­maina. O di qua o di là.
Con Renzi, che Berlusconi sti­ma, si può parlare. E con lui si devono fare le regole. Poi, sarà duello. Il Cavaliere ammette di ammirare la determinazione del segretario Pd: «Ha rottama­to i vecchi campioni del partito e spero che continui in questa direzione», dice. Anche se te­me che le resistenze interne al Nazareno possano essere letali per il giovane sindaco di Firen­ze e per le riforme. Ma Berlusco­ni è ottimista: «Gli auguro di procedere nella sua opera» e di conquistare anche quell’un ter­zo di partito a lui ostile: «Spero venga mandato negli spoglia­toi ». Riferimento ai Cuperlo e al vecchiume Pd. Sull’Italicum l’ex premier è fiducioso:«La leg­ge elettorale verrà approvata dai due rami del Parlamento». Questo anche se l’accordo non è il massi­mo perché frutto di una necessaria mediazione: «Ancora una volta abbia­mo dovuto fa­re i conti con i piccoli parti­ti ». Sono loro che hanno preteso che si alzasse la so­glia necessa­ria, dal 35 al 37 per cento, per ottenere il premio di maggioran­za. Risultato: sarà difficile raggiungere quella cifra vi­sto che Grillo vale circa il 20% e toglie voti al centro­des­tra e al cen­trosinistra.
Ma Berlu­sconi è un in­guaribile otti­mista e giura: «Sembrerà una follia ma io pen­so di poter arrivare a superare il 37% come coalizione. Ho già avu­to un risultato del genere nel 2008 quando raggiungemmo il 46 e passa». Il Cavaliere ci crede ancora:sarà bis.Come?L’ex pre­mier confida nei club, fucina dei «missionari della libertà»che do­vranno battere palmo a palmo il territorio. Faranno proseliti, e se ogni soldato riuscirà a reclutare altri cinque o sei combattenti per la libertà, sarà fatta. «Ce la fa­remo », ripete Berlusconi che da­vanti a sé vede un anno, un anno e mezzo di lavoro. È il periodo ne­cessario per tagliare il traguardo delle riforme costituzionali.
Nel frattempo il Cavaliere cer­ca di mettere la sordina ai malu­mori che serpeggiano nel parti­to per il ruolo di Giovanni Toti. Fomentati anche da un’intervi­sta pubblicata da Repubblica , poi smentita da Toti: «Ieri (saba­to, ndr ) non ho rilasciato intervi­ste. Le frasi riportate non rappre­sentano un’organica visione po­litica né il mio pensiero». Berlu­sconi è seccato dalle paure dei suoi che vorrebbe vedere mar­ciare co­me un sol uomo ma nel­lo stesso tempo rimanda la nomi­na dell’ufficio di presidenza di Fi e del comitato ristretto. Una stan­za dei bottoni senza manovrato­ri. E mentre pare certo un ruolo di rilievo per l’ex ministro Scajo­la, il lealista Raffaele Fitto mette i puntini sulle «i» a proposito del­l’ex direttore del Tg4 : «Abbiamo un leader che è Silvio Berlusconi e che ha il consenso di milioni di italiani,lui è il mio leader»,dice a SkyTg24 alla domanda su Toti candidato premier.E sull’ufficio di presidenza: «Non è un sedati­vo: non lo chiediamo in questa logica. Abbiamo condotto una battaglia perché i poteri tornas­sero nelle mani di Berlusconi. L’ufficio di presidenza non serve a accontentarci ma per aver un luogo dove discutere la linea». Ma il Cavaliere ancora non se la sente di sciogliere il nodo nomi­ne: «Non ora. Ora ho bisogno di serenità», ripete. 

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