Berlusconi, in vent’anni 98 milioni di euro alle casse di Forza Italia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2014 12:40 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2014 12:40
Silvio Berlusconi (foto Lapresse)

Silvio Berlusconi (foto Lapresse)

ROMA – Berlusconi, in vent’anni ha versato 98 milioni di euro alle casse di FI. 95 se si considera che 3 sono catalogati come “prestito”.

“Ottanta dei quali – scrive Tommaso Labate del Corriere della Sera – sarebbero fidejussioni non ancora appianate, su cui l’ex Cavaliere s’è esposto personalmente con le banche. Più un’ultima tranche di diciotto milioni – tre dei quali considerati un prestito – che da Arcore sarebbero partiti all’indirizzo di via dell’Umiltà (oggi piazza San Lorenzo in Lucina) nell’anno 2013″.

L’articolo di Tommaso Labate:

Dal 2008, con la nascita del Pdl, il meccanismo trova una sua versione aggiornata. Grazie alla «cartolarizzazione» del finanziamento pubblico, che ritorna però sempre alle banche a parziale copertura dei soldi sborsati da Berlusconi. «Parziale», appunto, perché è proprio nel biennio 2007-2009 che cominciano le prime spese pazze. «Attività collaterali del partito», le chiama qualcuno. «Il rilancio dei vecchi club», croce (tanta) e delizia (poca) anche oggi, secondo altri. Il buco di una ciambella perfetta si trasforma lentamente in una voragine. Anche perché, per una volta, il «Berlusconi premier» sega l’albero su cui il «Berlusconi leader di partito» è seduto. Come? Semplice. Con l’inizio del taglio ai costi della politica, che risale appunto all’alba dell’ultima stagione a Palazzo Chigi.

Le migliaia di euro di «credito» si fanno decine di migliaia, poi centinaia, quindi milioni. E si arriva ai novantotto barra novantacinque di oggi. «Non so nulla delle cifre. Ma sarà sempre meno di quello che le coop rosse hanno speso per il Pci-Pds-Ds-Pd», è la stilettata al veleno su cui mette il timbro (della voce) Renato Brunetta. «Soldi che recupereremo», giura Daniela Santanché, garantendo «visto che non può pagare sempre Berlusconi, adesso dovremo essere noi bravi a finanziarci». Maurizio Bianconi, il ruvido e simpatico parlamentare toscano che insieme a Rocco Crimi ha gestito la cassa del Pdl, fa una postilla: «Di Forza Italia non so nulla. Le dico però che all’epoca del Pdl io e Crimi c’eravamo dati una regola. Mai un euro garantito dalla firma di Berlusconi. Perché sarebbe stato un incentivo a spendere… Il Presidente ci ha pagato giusto un paio di manifestazioni elettorali. Robetta, mi creda».
La «robetta» forse è andata persa per sempre. Ma sugli altri milioni, Berlusconi – a colpi di piccole tranche di finanziamento ancora da incassare e spending review da moltiplicare (darà l’addio per sempre a Palazzo Grazioli?) – non ha intenzione di soprassedere. «Siamo con l’acqua alla gola», ha detto l’altro giorno ai maggiorenti del partito. Qualcuno l’ha guardato perplesso. Un po’ come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, che il giorno in cui chiusero l’accordo per andare a lavorare alla Fininvest si sentirono chiedere dal Cavaliere: «Non voglio nulla da bere, grazie. Ma che, per caso avreste un panino?». Leggenda narra che, una volta da soli, fu Raimondo a chiedere a Sandra: «Ma siamo sicuri che questo Berlusconi sia il miliardario che dicono?». Erano gli anni Ottanta. Quelli di un boom economico. Il suo.