“Bersani: Renzi è pazzo. Le frasi non dette su Matteo”, Minzolini sul Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 marzo 2014 10:09 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2014 10:10
Bersani: «Matteo è pazzo» Tutto il non detto sul premier

Renzi e Xavier Bettel (LaPresse)

ROMA – “Bersani: Renzi è un pazzo. Tutto il non detto sul premier”, questo l’articolo sulle pagine de Il Giornale a firma di Augusto Minzolini:

Per comprendere quel­lo che si muove nella palude dei Palazzi ro­mani bisogna parlare con un ex-ministro trombato co­me Mario Mauro, amico del Colle e gran conoscitore del ventre moderato. «Renzi ­spiega con un sorriso beffar­do- si è innamorato di Palaz­zo Chigi. Durante le consul­tazioni mi disse: “Voglio an­dare al governo solo per fare le elezioni da Premier”.Gli ri­sposi che non ero d’accor­do, ma che la sua posizione era legittima. Ora, invece, credo che alle urne non ci pensi proprio. Gli è piaciuto il giocattolo. Se si logorerà? Credo che tutto resterà co­m’è ora. Una legge elettorale per la Camera e un’altra pro­porzionale, il Consultellum, per il Senato. Un sistema an­fibio che, nei fatti, garanti­sce il ruolo dei partitini di centro che si metteranno in­sieme. Anche perché il Sena­to resterà. Calderoli già ha fatto capire che come ci so­no le proposte per abolire Pa­lazzo Madama, ci sono an­che quelle per abolire la Camera».

Gira che ti rigira il fascino del Potere contagia tutti. E, a quan­to pare, anche il rottamatore non ne è immune. E se non si ha l’antidoto per evitare il con­tag­io dall’insidioso virus deno­minato «poltronum», si finisce per essere ingoiati, adottando il lessico renziano, proprio dal­la «palude». I sintomi ci sono tutti. La decisione di accettare l’emendamento della mino­ranza del Pd e degli alfaniani che rende l’Italicum utilizzabi­le solo per la Camera, è stata la dimostrazione plateale che il contagio è avvenuto. E gli effet­ti sulla capacità di Renzi di im­porre una svolta, saranno deva­stanti. Il premier è disarmato. La sua arma più micidiale, cioè la minaccia di elezioni an­ticipate, è diventata una pallot­tola spuntata. Se si andasse a votare con il sistema anfibio (Italicum più Consultellum), i partitini non sarebbero più ter­rorizzati dal rischio di estinzio­ne: mettendosi insieme in una federazione centrista, infatti, manterrebbero almeno in Se­nato un ruolo politico, visto che sarebbero necessari per mettere in piedi una maggio­ranza (è difficile che uno dei partiti maggiori arrivi da solo al 51%). E che alla fine resti il Se­nato con il Consultellum è un epilogo molto probabile. Ba­stava leggere ieri sul Corriere della Sera Marzio Breda, quiri­nalista doc, per capire che il Quirinale è già pronto a legitti­mare il sistema anfibio, un si­stema che, secondo gli uomini di Napolitano, ha una sua logi­ca politico- istituzionale intrin­seca: «La Camera fungerà da motore politico e il Senato avrà una funzione moderatri­ce ». Se si pensa a tutte le ester­nazioni di questi anni sull’im­possibilità di andare al voto con il Porcellum per il rischio di avere due maggioranze di­verse, viene da ridere.

Già, il Palazzo contagia. Vale anche per Renzi. Risultato: se fai il segretario del Pd puoi an­che essere il capo del partito delle elezioni anticipate; se fai il premier diventi il leader del partito del «non voto». Purtrop­po è quello che rischia di avve­nire. Anche perché Renzi è me­no forte di quanto sembri. Lo ha ammesso lui stesso con il Cav quando gli ha spiegato che non poteva mantenere i patti alla lettera,che doveva accetta­re l’emend­amento della mino­ranza Pd che limitava l’utilizzo della nuova legge elettorale, l’Italicum, solo alla Camera: «A scrutinio segreto i miei mi votano contro. Vado sotto e va in crisi il governo». Così, l’uo­mo che prometteva sfracelli è stato costretto ad abbozzare. Ha ceduto ad Alfano, ma, so­prattutto, ha subito la sua mi­noranza interna: quella dei Bersani,D’Alema,Letta,Fassi­na…. Insomma, è venuto a più miti consigli. Anche perché, a parte la simpatia del Cav, il neo­premier ha contro tutti. Ce l’hanno con lui tutti quelli che ha rottamato, dentro il Pd e fuo­ri. Una sorta di «fronte del ran­core ». «Tutti i rottamati- osser­va una fedelissima del Premier come Rosa Maria Giorgi – han­no fatto fronte comune e vo­gliono togliersi la soddisfazio­ne di rottamare il rottamato­re ». Appunto, il rancore. Basta grattare un pochino ed esce fuori. L’altro giorno in un bar Bersani non nascondeva la sua insoddisfazione con alcu­ni amici. «Renzi è un pazzo – si sfogava – . Io ho vinto alla gran­de le primarie, ho vinto le ele­zione sia pure di poco. Lui ha vinto solo le primarie e pensa di poter fare la rivoluzione». Non parliamo poi di D’Alema che, con l’inconfondibile sar­casmo, comunica a chiunque di aver dato l’addio al Pd ren­ziano: «Io ho un solo partito. Ma è in Europa: il Pse» (…)