Boccea (Roma), i residenti contro il sindaco: qui non è mai venuto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Giugno 2015 13:57 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2015 13:57
Boccea (Roma), i residenti contro il sindaco: qui non è mai venuto

Boccea (Roma), i residenti contro il sindaco: qui non è mai venuto

ROMA – “A Boccea non ci stanno – scrive Raffaella Troili del Messaggero – hanno visto volare corpi in cielo e ricadere a terra, e no, non può rimanere tutto come prima. I palazzi occupati, i furti nelle case e nelle auto, i vigili assenti, la segnaletica stradale ancora inesistente”.

L’articolo di Raffaella Troili: A Boccea non ci stanno: hanno visto volare corpi in cielo e ricadere a terra, e no, non può rimanere tutto come prima. I palazzi occupati, i furti nelle case e nelle auto, i vigili assenti, la segnaletica stradale ancora inesistente. «Il sindaco qui non si è visto, starà dai rom». Parole amare in via Mattia Battistini di chi si sente abbandonato, di chi purtroppo non aspetta altro che il presidio davanti ai campi finisca, «così andiamo a bruciarli, a tirare le bombe», sono un gruppo di giovanissimi di Bastogi, non sembrano scherzare per niente, hanno l’età e la rabbia di chi non si rende conto di ciò che dice o farà. Non è un sabato come gli altri. Tanto per cominciare dall’altra parte della città, in una rosticceria del Laurentino, un capofamiglia rom bosniaco entrato per comprare la pizza ai figli è accerchiato e minacciato da otto romani: «Ti facciamo pagare quello che è successo a Boccea», racconta Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi. Poco dopo a Boccea i cittadini, il comitato Aurelio Boccea, il consigliere Daniele Giannini di Noi con Salvini proprio nel luogo in cui l’auto guidata dai rom ha investito nove persone ridipingono le strisce pedonali, tre da un lato, due dall’altro, una provocazione, «il resto venga a finirlo il Comune, si mettessero una mano sulla coscienza», dice Angelo Belli mentre si dà un gran da fare, spazza, prende le misure, invita le signore a non passare sulle strisce appena tornate bianche. «Non è possibile che un attraversamento davanti al capolinea della metropolitana sia senza strisce pedonali», spiega Giannini. Chi dice «bravi», chi «è troppo tardi», chi grida dalla macchina «fate una colletta per Marino». «Forse non sarebbe servito ma tutto contribuisce al degrado e al senso d’abbandono che c’è in zona». ù

I furti negli appartamenti sono all’ordine del giorno, «ti entrano in casa mentre dormi, te li ritrovi nei negozi e quando vai a portare i bambini a scuola, quelli del campo di Massimina ti aprono la macchina». Il quartiere è una polveriera, le parole forti, fuori luogo escono anche da bocche adulte e stanche. Fabio ricorda «le partite di golf organizzate nelle buche di largo Boccea; le fiaccolate a Pineta Sacchetti, i bus soppressi su via Cornelia». Anche ieri nel bar davanti al luogo della tragedia c’è stato un battibecco con in mezzo dei rom, avevano ordinato una birra, una ha urtato la sedia di una cliente, sono stati invitati a uscire, qualcuno ha chiamato la polizia. Si respira malcontento anche prima che arrivino a fine corteo quanti protestano contro gli sfratti. Al grido: «Marino assassino» vanno a posare una rosa sulla palina del bus dove viene ricordata con lumini, fiori, foto e biglietti la povera Corazon Abordo, gridano «Cori sempre con noi» e «giustizia». Un cartello spicca tra gli altri: «Non esiste razzismo per degli assassini».