Boldrini ha presentato la fuffa. Massimo Melica, Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 agosto 2015 12:16 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 12:16
L'articolo di Italia Oggi

L’articolo di Italia Oggi

ROMA – “Il 28 luglio – scrive Massimo Melica di Italia Oggi – è stata presentata, presso la Camera dei Deputati, la «Dichiarazione dei diritti in Internet» nata dal lavoro della commissione di studio mista che ha coinvolto deputati, giornalisti, esperti del settore”.

Scrive Massimo Melica di Italia Oggi: La presidente della Camera, Laura Boldrini, promotrice dell’iniziativa, intervenendo alla presentazione, ha sottolineato come la «dichiarazione dei diritti in internet» sia la prima del genere a essere stata prodotta nel mondo a livello istituzionale». I dubbi – Questa dichiarazione solleva alcuni dubbi giuridici, sociali e pratici. Per prima cosa occorre capire se ha validità, quindi se un cittadino domani in forza di questa carta può tutelare i propri diritti in sede giudiziaria. La risposta è negativa, non è una legge, non è un regolamento, non è nulla su cui si possa affermare o proteggere un diritto. Stefano Rodotà, la mente scientifica di questa iniziativa, ha sottolineato in conferenza stampa come questa Dichiarazione sia una Carta dal valore politico e non giuridico. Questa affermazione è un ulteriore elemento di confusione, sia perché non si comprende se si tratti di una Dichiarazione o di una Carta (le parole hanno sempre il loro peso) sia perché continua a essere imprecisa mostrando tutti i limiti di una accozzaglia di principi citati ma non risolti. Qualche esempio – Facciamo un esempio: l’art. 11. (Diritto all’oblio) afferma: «Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza pubblica». Al comma 3 recita: «Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati è stata accolta, (si presume dall’azienda che gestisce il motore di ricerca n.d.r.) chiunque può impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per garantire l’interesse pubblico all’informazione. Nella pratica: Tizio desidera che venga cancellato un link in cui vengono riportate, dopo anni, notizie a lui sconvenienti. Chiede al motore di ricerca di cancellare il link. Il motore di ricerca accetta e «deve» rendere noto, immagino in apposito registro pubblico, l’avvenuta cancellazione. Caio, che desidera opporsi alla cancellazione, potrà farlo al magistrato competente. Ma davanti quale Corte? Nello Stato in cui ha sede l’azienda che gestisce il motore di ricerca? Presso il Tribunale di Caio o presso il proprio? Come vedete, non solo come norma ma anche come mero principio questo lavoro è manchevole. Il prossimo passo – Quale sarà il prossimo passo di questa Dichiarazione o Carta? Il prossimo passo auspicabile sarebbe quello che questa Dichiarazione per i diritti in Internet, fi nisca nel distruggi documenti, ma le cose belle non accadono mai in questo Paese, quindi possiamo immaginare che dalla Commissione di studio venga calendarizzata in una Commissione legislativa, quale è diffi cile ipotizzare, per poi arrivare in Aula (…).