Bologna, “delirium tax”: tassati menù e orari in vetrina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Febbraio 2015 9:24 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 11:07
Bologna, la rivolta contro la “delirium tax”: tassati i menù in vetrina

Bologna, la rivolta contro la “delirium tax”: tassati i menù in vetrina

ROMA – “Sotto le Due Torri – scrive Valerio Varesi di Repubblica c’è una tassa che avrebbe imbarazzato persino lo sceriffo di Nottingham, l’implacabile esattore nemico di Robin Hood. Nemmeno lui si sarebbe mai azzardato a tassare gli zerbini col marchio della ditta, i menù o gli orari d’apertura, gli avvisi di offerte speciali o le liste di nozze”.

L’articolo di Valerio Varesi:  A Bologna tutto ciò che è esposto in vetrina, secondo un concetto estremamente esteso di pubblicità, è passibile di vedersi applicare un balzello.
I commercianti sono in rivolta e già hanno ribattezzato il tutto “Delirium tax”, ma la questione è ricorrente e già l’esosità della riscossione si era manifestata durante il mandato di Sergio Cofferati quando, appunto, un gioielliere del centro si era visto applicare l’imposta per uno zerbino che riportava il nome della ditta. Di fronte alla rabbia degli esercenti, la vicesindaco Silvia Giannini, lunedì scorso, ha ventilato l’ipotesi di revocare l’incarico della riscossione alla società concessionaria “Aipa”, oppure di indurla ad applicare le regole in modo meno rigido e schematico (…). A Bologna, dove la pressione fiscale è già alta collocando il capoluogo emiliano al secondo posto in Italia, proprio non hanno digerito questi nuovi prelievi. Cinque consiglieri comunali dell’opposizione hanno fatto notare la contraddittorietà della legge che regola la pubblicità alla luce di un articolo del decreto legislativo del ’93 che esenterebbe le insegne inferiori ai 5 metri quadrati poste sulla sede dell’attività. E la vetrina lo è per antonomasia. Sulla base di tutto ciò invitano l’amministrazione comunale a un confronto con le categorie del commercio affinché si individuino criteri più chiari e oggettivi per non gravare ulteriormente le aziende in un periodo di crisi. Insomma, tutto si gioca sull’esegesi di una norma talmente sibillina da poter essere interpretata sia da Robin Hood che dallo sceriffo di Nottingham.