Bonus giovani, Grillo contro Letta, Cancellieri e tessere Pd: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2013 8:33 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2013 8:33

Il Corriere della Sera: “Il caso dei bonus ai giovani”. Non basta dire no ai populisti. Editoriale di Angelo Panebianco:

“Nelle capitali europee è oggi allarme rosso: molti partiti antieuropeisti, secondo i sondaggi, potrebbero trionfare nelle prossime elezioni europee. In Francia, in Gran Bretagna, in Olanda, ma forse anche in Italia, in Austria e in altri Paesi ancora, gli antieuropeisti potrebbero ottenere più consensi dei partiti tradizionali. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha dato voce, nei giorni scorsi, alle preoccupazioni condivise da tutti i capi di governo.
È probabile dunque che il prossimo Parlamento europeo sia fortemente connotato in senso antieuropeista.
Bisognerà però fare la tara ai risultati, bisognerà ricordare che se quei successi ci saranno, si dovranno in larga misura alla astensione dei votanti che, normalmente, sostengono i partiti tradizionali. Bisognerà ricordare che quelle europee sono elezioni sui generis nelle quali manca la posta presente nelle altre elezioni, nazionali o locali: non si vota per influenzare la composizione del governo. Ciò spiega quanto tradizionalmente accade nelle elezioni per il Parlamento europeo: gli altissimi tassi di astensione, e il fatto che chi va a votare lo faccia, molto spesso, più per tirare uno schiaffo al proprio governo nazionale che per un vero interesse per le questioni europee.
Non bisognerà insomma commettere l’errore di vedere nei risultati delle consultazioni europee un’anticipazione di quanto in seguito accadrà nelle diverse elezioni nazionali.
Fatta la tara, però, resta che una «grande abbuffata» antieuropeista è dietro l’angolo, attende di manifestarsi nelle europee di primavera. E resta il fatto che questa volta, gli strali avranno come bersaglio l’Unione più che i rispettivi governi nazionali (come invece accadeva in passato). L’Euro- pa è vittima del suo successo: poiché l’integrazione è andata molto avanti si è anche «politicizzata», è una questione che ora divide i cittadini dei Paesi membri”.

Bonus giovani, il duello Letta-Grillo. Scrive Mario Sensini:

“È un botta e risposta durissimo quello tra il premier Enrico Letta e il leader del M5S, Beppe Grillo, sul «bonus giovani» e i dati pubblicati ieri dal Corriere che fissano a quota 13.770 gli incentivi prenotati dalle azienda per assumere lavoratori tra i 18 e i 29 anni. «La tanto sbandierata misura che avrebbe dovuto garantire 200 mila assunzioni ha fallito miseramente, come qualunque persona di buon senso aveva previsto» ha attaccato sul suo blog Beppe Grillo, replicando a distanza a Letta che, lo scorso 26 giugno, sempre dalle pagine del Corriere , l’aveva accusato di dire inesattezze circa i requisiti necessari per usufruire del bonus giovani varato dal governo.
«La difficoltà emersa dai dati relativi ai mesi precedenti all’avvio del bonus confermano un disagio diffuso e preoccupante e rafforzano la convinzione che questa debba essere la priorità del governo e dell’intero Paese – ha detto Letta -. Io non mollerò questa lotta. E ciò a dispetto del disfattismo di chi pare non riuscire a non criticare chi cerca di agire e di fare le cose per bene, quasi solo per la soddisfazione di vedere le cose andare ancora peggio, oltreché per la necessità di caratterizzarsi solo e soltanto per contrasto». I 14mila giovani che, aggiunge il premier, «in queste settimane hanno trovato un lavoro grazie al nostro bonus sono il vero stimolo ad andare avanti. Ancor più determinati».
Ma quello del bonus per i giovani non è l’unico fronte aperto per il governo. Ieri il ministero dell’Economia ha spento con una nota ufficiale l’allarme lanciato dagli artigiani di Mestre, e fatto proprio da una buona parte del centrodestra, sull’aumento delle tasse per le famiglie nel 2014. Niente di tutto questo, replica il Tesoro: le famiglie italiane «sono al riparo da significativi incrementi di imposta», anzi. «Complessivamente le famiglie dovrebbero beneficiare di una riduzione delle tasse di un miliardo» sottolinea il ministero guidato da Fabrizio Saccomanni”.

Il Pdl difende il Guardasigilli La spaccatura nel Pd. Scrive Fabrizio Caccia:

“Annamaria Cancellieri volerà oggi a Strasburgo per illustrare ai vertici del Consiglio d’Europa il piano d’azione italiano contro il sovraffollamento delle carceri e la lentezza dei processi. Un passaggio importante, ma la prova più dura l’attende domani pomeriggio, in Parlamento, quando davanti a Camera e Senato il ministro della Giustizia sarà chiamata a spiegare nei minimi dettagli i motivi del suo intervento per far scarcerare in tempi rapidissimi Giulia Ligresti, la figlia dell’ex patron di Fonsai. I partiti l’ascolteranno (già oggi il Movimento 5 Stelle depositerà a Montecitorio e Palazzo Madama le mozioni di sfiducia individuale) e solo dopo decideranno se assolverla o meno. Il Pdl, per adesso, sembra fare quadrato intorno a lei: «Il ministro Cancellieri non deve dimettersi e lo diremo anche in Parlamento», annuncia Renato Brunetta a Maria Latella, durante L’intervista domenicale su SkyTg24”.

Quelle dimissioni offerte per due volte al premier Le rassicurazioni di Letta. Il retroscena di Fiorenza Sarzanini:

“Per due volte Annamaria Cancellieri ha offerto a Enrico Letta le proprie dimissioni. E in entrambi casi lui le ha rinnovato piena fiducia. L’ultimo colloquio è avvenuto sabato, poco prima dell’intervento della Guardasigilli al Congresso dei Radicali. Il premier l’ha rassicurata: «Non ci sono problemi, devi stare tranquilla». E lei è passata al contrattacco con la conferenza stampa di Chianciano per negare di aver favorito l’uscita dal carcere di Giulia Ligresti e sostenendo di aver «agito in piena correttezza». Ma consapevole che questo non può bastare a chiudere la vicenda. Perché la sua permanenza nel governo passa per il dibattito che si terrà domani pomeriggio in Senato e soprattutto per il voto sulla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle.  L’intervento a palazzo Madama è certamente l’appuntamento chiave, Letta ha insistito sulla necessità che diventi il momento per «fugare tutti i dubbi e le ombre di questa vicenda». E dunque Cancellieri dovrà ricostruire quanto accaduto la scorsa estate, ma soprattutto dovrà spiegare la natura della sua amicizia con i Ligresti, i rapporti personali e di lavoro che con loro ha avuto suo figlio, il tenore delle telefonate con Gabriella Fragni che era sua amica da quarant’anni, ma con lei aveva interrotto i rapporti da mesi. Proprio da qui, da queste conversazioni intercettate per ordine della procura di Torino che indagava sulla Fonsai, partirà l’intervento del ministro”.

La prima pagina di Repubblica: “Cancellieri, Letta blinda il governo”.

“Sprechi e infiltrazioni mafiose a L’Aquila” l’atto d’accusa dell’Europa sul post-sisma. L’inchiesta di Attilio Bolzoni:

“UN DANESE ha perlustrato l’Abruzzo del dopo terremoto per tre anni, ha visitato una spettrale città chiamata L’Aquila, poi ha steso un report che è diventato un documento d’accusa contro la ricostruzione. Tutto esasperatamente costoso. E per di più tutto fatto in nome della legge. Un dossier della commissione di controllo del bilancio di Bruxelles racconta la fiera dello spreco dopo la notte del 6 aprile 2009. Case troppo care, fondi comunitari spesi male, norme violate, materiali scadenti, appalti sospetti. Firmato Søren Søndergaard, deputato europeo della Sinistra unitaria, inviato in Italia per verificare come è stato usato il denaro dei contribuentidell’Unione.

OGNI appartamento è costato il 158 per cento in più del valore di mercato, il 42 per cento degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi), solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto. E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi. Cifre ufficiali della Corte dei Conti europea, tutte richiamate nel report di Søndergaard. Dove si censura il silenzio dell’Europa che è stata a guardare mentre qui si sperperava, dove si «deplora » l’invio di dati «apparentemente non corretti» trasmessi a Bruxelles dal Dipartimento della Protezione Civile, dove si elenca minuziosamente tutto ciò che lui stesso ha riscontrato nelle sue missioni. Su prefabbricati, acciaio, ammortizzatori sismici, bagni chimici, contratti a imprese. Sempre oltre icosti preventivati, soprattutto quelli fissati dai «manuali». E anche di tanto.
Il suo dossier sarà discusso al Parlamento europeo giovedì 7 novembre e presentato questa mattina, in anteprima all’Aquila, nelle sale del consiglio regionale.
È la sintesi di una lunga «istruttoria» condotta in Abruzzo da Søndergaard — membro della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles — insieme al suo collaboratore Roberto Galtieri per indagare su dove erano finiti gli stanziamenti comunitari dopo la potentissima scossa di quella notte, trecentonove morti, decine di migliaia di sfollati e un business infinito intorno ai cinquantasei comuni abruzzesi dentro il «cratere ».
La prima volta sono arrivati all’Aquila l’8 ottobre del 2010. Poi hanno cominciato a investigare mese dopo mese, fino a ultimare questo report che giovedì prossimo dovrà vagliare il Parlamento di Bruxelles.
Il dossier del deputato danese comincia dalla fine, dall’ultima visita all’Aquila: «La situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa…». Poi informa la sua commissione dei sopralluoghi negli edifici del progetto CASE (Complessi Antisimici Sostenibili ed Ecocompatibili) e in quello dei MAP (Moduli Abitativi Provvisori), dove ha verificato con il suo «ispettore» Galtieri cosa c’era cosa e cosa non c’era: «Nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue… ma al contrario ci sono pannelli che specificano “edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali”. Ciò è in contraddizione con le norme europee… ». Poi ancora segnala alla commissione la qualità delle costruzioni dei MAP: «Il materiale è generalmente scarso… impianti elettrici difettosi… intonaco infiammabile… alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perché “pericolosi e insalubri”… Quello di Cansatessa è stato interamente evacuato (54 famiglie) e la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre 10 persone sono sotto inchiesta».
Un capitolo intero è dedicato alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nei lavori della ricostruzione. Primo punto: «Un numero di sub appaltatori non disponeva del certificato antimafia obbligatorio». Secondo punto: «Il Dipartimento della Protezione civile ha aumentato l’uso del sub appalto consentito dal 30 al 50 per cento». Terzo punto: «Un latitante è stato scoperto nei cantieri della Edimo, che è una delle 15 imprese appaltatrici ». Quarto punto: «Una parte dei fondi per i progetti CASE e MAP sono stati pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata… ma le competenti autorità italiane non hanno ancora reso pubblici questi dati… «. Quinto punto: «La commissione bilancio Ue ha dichiarato di avere scoperto casi di frode, ha comunicato tali risultati al Dipartimento della Protezione Civile, che successivamente ha scambiato questi progetti connessi con la frode con progetti nei quali non è stata scoperta alcuna fro-de…».
Nel report Søren Søndergaard elenca le denunce dell’associazione Libera e di Site. it (la testata online che ha sollevato fin dai primi giorni lo scandalo della ricostruzione) e poi bacchetta il governo europeo dopo l’ispezione di una delegazione in Abruzzo nel 2010: «Nella sua relazione non menziona nessuno dei problemi che sono stati portati alla sua attenzione da diversi deputati. Un caso di evidente negligenza». È un’accusa di omesso controllo”.

La Stampa: “Epifani: manovra da cambiare”. Inizia una nuova stagione. Editoriale di Marcello Sorgi:

“La toppa che domani sarà messa, in un modo o nell’altro, al caso Cancellieri, purtroppo non servirà a riportare il governo in carreggiata.  È fin troppo chiaro infatti che il salvataggio avverrà senza che sia stata siglata una tregua tra i due principali partiti del governo di larghe intese, che nella circostanza, gravata dalla mozione di sfiducia personale presentata in entrambe le Camere dal Movimento 5 stelle, si sono mossi ciascuno per proprio conto: il Pdl difendendo la ministra, più che altro, per sottolineare la differenza di trattamento tra la telefonata della Cancellieri in aiuto di Giulia Ligresti e quella, assai diversa, di Berlusconi in difesa di Ruby Rubacuori, per la quale l’ex premier è stato condannato a sette anni. E il Pd accettando a denti stretti, e con pesanti dissensi interni, di ridare la fiducia alla Guardasigilli solo per salvare il governo. Ma dietro il fragile compromesso che dovrebbe portare alla chiusura del caso, già si avverte il soffio dei venti che annunciano il cambio di stagione. La novità più importante non è la scelta maturata da Berlusconi di aprire la crisi e andare all’opposizione, con tutto o in gran parte il suo partito. Piuttosto, la volontà del Pd – che emerge anche tra le righe dell’intervista a Epifani che pubblichiamo – di non farsi più carico automaticamente di un esecutivo che presto potrebbe avere una maggioranza più risicata. Affidata, oltre che al centrosinistra, a quel che rimane del partito di Monti e al gruppetto di dissidenti del Pdl raccolti attorno al vicepresidente del consiglio Alfano. Siamo a questo: nel giro di un mese, già langue quella che il 2 ottobre – quando appunto i 23 senatori del centrodestra costrinsero un riluttante Berlusconi a rimangiarsi la crisi e a votare a denti stretti la fiducia – era stata salutata da Enrico Letta come un’operazione chiarificatrice, che finalmente poteva dar respiro al governo”.